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martedì 27 novembre 2007

Sulle leggi fisiche

Quindi questa sera, prima di mettermi a studiare, vi dirò alcune cose. Sempre se mi volete stare a sentire, chiaramente. Dunque, da cosa partiamo? Ah sì, con questo: pochi giorni fa sul NY Times è uscito un articolo di Paul Davies nel quale affronta l'annoso problema della natura delle leggi fisiche. E' un po' il vecchio quesito che vi ponevo alcuni anni fa: cosa è nato prima, le leggi che descrivono la Natura? Oppure è nata prima la Natura, e le leggi le abbiamo costruite noi perché le cose le vediamo in una certa maniera? In effetti rispondere a queste domande non è affatto facile. Davies dice che la migliore spiegazione è “le leggi fisiche sono quelle che sono in quanto sono”, ovvero una sorta di non-spiegazione. Beh, c'è da riflettere. Inoltre porta alla luce un problema che anche io mi ero posto tempo fa: ma se ad esempio cambiamo di universo, continuano a valere le stesse leggi che descrivono quello nostro? Anche questa è una domanda non banale che richiede una risposta ragionata.
Ebbene, varie notti insonni mi hanno fatto credere che in questo universo le cose funzionano in un certo modo perché siamo noi che le vediamo così. Le leggi fisiche sono quelle che sono perché, comunque siano andate le cose, è il genere umano che le ha derivate. So che mi sto spingendo ben oltre quello che dovrebbe essere, ma provate a pensarci un momento. Immaginate di poter cambiare universo: chi vi dice, ad esempio, che anche lì la forza di gravità sia attrattiva? Non potrebbe forse avere qualche altra strana proprietà di cui noi non ne siamo a conoscenza? Io dico che è un po' come il Principio di Indeterminazione in meccanica quantistica: l'operazione di misura influenza la misura stessa. Cioè, prendiamo sempre la gravità: noi diciamo che è una forza attrattiva perché vediamo che c'è qualcosa che tiene unite le galassie, le stelle, eccetera. Ma potrebbe benissimo non essere così da altre parti; io dico quindi che le leggi fisiche che applichiamo sono una conseguenza del fatto che noi le abbiamo sviluppate a partire da quanto noi abbiamo osservato. Lo so, non mi sono spiegato per niente bene, però spero che si sia capita la mia linea di pensiero generale.
E secondo questa mia linea, io credo che se esistessero altri universi oltre al nostro, potrebbe – dico potrebbe – darsi che le leggi che valgono qui, lì non abbiano senso. E' certo che mi piacerebbe da matti conoscere qualcuno di un altro universo: diavolo che figata sarebbe.
Tuttavia ammetto che il fatto stesso dell'esistenza di un altro universo mette profondamente in crisi il concetto di Natura che noi di solito usiamo.
Bene, dette queste cavolate, me ne torno a studiacchiare le nostre leggi fisiche. Perché agli esami vogliono saperle, e se ne fregano se in altri universi questo non vale. Qui vale, eccome.