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sabato 14 luglio 2007

Ricordi di Parigi - Last Episode

Siamo vicino al Centre Pompidou, il museo d'arte moderna. E' ora di pranzo e non sappiamo dove andare a mangiare. Siamo io, Gio e Jack, e decidiamo di farci una pizza da Pizza Hut. Si aggiungono alla compagnia la Chiara S., la Nicole e forse qualcun'altra. Ordiniamo l'ordinabile ma prima di metterci sulle pietanze pensiamo bene di fare una capatina in bagno per lavarci le mani. Siamo io e Jack. Il bagno del Pizza Hut è piuttosto grande ma, ahimè, non esce acqua dai rubinetti; ne esce solamente un filo da un rubinetto. Jack è in bagno. Io impreco il giusto e metto le mani sotto quell'unico filo d'acqua. Mi ci vorrà mezza giornata per lavarmi le mani, penso, e la pizza si sarà anche raffreddata nel frattempo, merda. Jack esce e gli spiego la situazione. Lui ci pensa su un po' mentre guarda gli sforzi che sto facendo io.
"Ghesboro" dice.
Riapre la porta del bagno, tira lo sciacquone e mette le mani nel WC, lavandosele. Io lo guardo sbigottito. Lui esce, mi guarda che sto ancora con le mani sotto il rubinetto.
"Ghesboro" dice. E se ne va. Da quel momento lo abbiamo soprannominato "Il Peggiore". Che personaggio. Spero che non ti sia offeso Jack, ma sei davvero un grande.

Altri episodi particolari di Parigi non me ne vengono in mente, a parte quella volta che noi tre si stava in camera da soli e ci viene in mente di chiamare un po' di ragazze per festeggiare. Jack, che è quello più vicino al telefono, chiama e le nostre care compagne ci rispondono qualcosa come "non abbiamo voglia" oppure "vedremo". Io mi incazzo e dico che sono sempre le solite stronze e mi metto le cuffie che mi sparano il cd dei Limp Bizkit appena comperato. Dopo qualche minuto bussano alla porta. Noi, delusi, nel frattempo avevamo spento luci e chiuso a chiave. Quando bussano, diciamo a Jack, che è anche il più vicino alla porta, di sentire chi è. E' buio e non si vede un tubo. Jack inciampa, impreca piuttosto violentemente e dall'altra parte della porta si sentono le risatine delle care compagne. Finalmente Jack riesce ad aprire ed entrano queste. L'atmosfera è abbastanza svaccata, al solito. Noi tre non parliamo, loro non si siedono nemmeno, e dopo poco se ne vanno. Noi imprechiamo e Jack chiude porta e luci, poi dice:
"Ghesboro, adesso stacco anche il telefono, così domani mattina non ci rompono i coglioni", e stacca il telefono. Vi ricordo che il telefono, oltre a servire per chiamare le altre stanze, era la nostra sveglia: dalla reception lo facevano suonare volutamente alle otto della mattina.
"Bella Jack", diciamo. E ci mettiamo a dormire, piuttosto adirati con nessuno in particolare. La mattina, non so a che ora, sentiamo bussare alla porta.
"Jack, senti chi cazzo è" diciamo io e Gio.
"Ghesboro" ci risponde e apre la porta. C'è il prof di italiano.
"Ragazzi, la colazione è pronta. Vi stiamo aspettando. Fate in fretta. Ma perché non avete sentito il telefono?" chiede.
"E' rotto" risponde svogliatamente Jack. "Arriviamo" e chiude a chiave la porta.
"Chi era?" chiedo.
"Zane. Ributtiamoci pure a dormire", ci consiglia.
Quindi ci rimettiamo sotto le coperte. Passa così qualche quarto d'ora di troppo e, nuovamente, sentiamo bussare alla porta. Questa volta però le pacche sono molto violente e una voce fin troppo familiare si fa sentire al di là della porta: è la prof di francese che ci sveglia con i più brutti insulti, partendo da "imbecilli", passando per "irresponsabili" fino ad arrivare a "coglioni". "Ragazzi" dice Jack, "forse è meglio se adesso ci alziamo".
"Ghesboro" rispondiamo io e Gio. Quella sera abbiamo il treno per Mestre.

venerdì 13 luglio 2007

Ricordi di Parigi - Episode 3

Questa mattina dobbiamo andare a visitare il Museo d'Orsay, sulla Rive Gauche della Senna. Quei dannati prof ci fanno fare la strada a piedi pur di non prendere la metro. Un sacco di strada, maledizione. Ma, finalmente, arriviamo. Il Museé d'Orsay è un museo con opere di Dégas, Monet, Manet, Van Gogh e altri artisti alquanto famosi. Un contenuto di altissimo livello insomma. Io non amo molto i musei ma devo ammettere che questo e il Louvre mi hanno colpito molto. Comunque, visto che abbiamo quasi saltato la colazione per arrivare al Museo e che noi tre soliti lo abbiamo già visitato prima di allora, pensiamo bene di cercare il bar e fiondarci a far colazione. Il bar del museo è all'ultimo piano dell'edificio (l'Orsay, prima di diventare museo, era una stazione ferroviaria): c'è una sala con decine di tavolini, il bancone e, in fondo, una porta a vetri conduce sulla terrazza dalla quale si può ammirare in tutta la sua maestosità il Louvre e l'inizio dei Campi Elisi. Prendiamo alcune pastine, caffè e quant'altro e usciamo sulla terrazza. Scatto qualche foto e penso che si sta proprio bene. Trascorriamo più di un'ora lassù e, verso mezzogiorno, decidiamo di tornare al museo per vedere com'è la situazione. Troviamo alcune compagne che commentano alcuni quadri mai visti prima, altre invece ci invitano al piano superiore per vedere i mobili. Mai che una ti invitasse a far qualcos'altro, maledizione. Finalmente i prof ci chiamano a raccolta e, usciti dal museo, ci diamo appuntamento di lì a qualche ora da qualche parte. Con Jack abbiamo in mente di andare a mangiare in uno di quei ristorantini nel quartiere latino. Gio si trova d'accordo, solo che al momento di prendere la metro non lo vediamo più. Lo scorgiamo dall'altra parte del binario che sale su un altro treno. Ma dove va?, ci chiediamo. Che tipo. Così, senza Gio, con Jack andiamo in cerca di un posto per mangiare al Quartiere Latino. I soldi a disposizione sono putroppo pochi, quindi dirottiamo su un buco dove fanno kebab. Al solito Jack ne prende uno senza lattuga ma io, memore di quella volta a Berlino, lo prendo intero. Non ricordo cosa abbiamo fatto quella volta io e Jack.
Altro mezzo pomeriggio libero. Sta volta siamo nei pressi di Montmartre, per la classica visita al Sacro Cuore. Io dico che sarebbe interessante farsi un giro per la Rue du Clichy, nota per i locali a luci rosse. Così possiamo andare a vedere il Moulin Rouge, almeno da fuori. Gli altri si trovano d'accordo così cominciamo la nostra camminata. Dopo qualche passo iniziano a vedersi i Peep Shows, Sexy Shops e quant'altro dedicato al sesso. Gio dice che sente una fame piuttosto fastidiosa e desidera prendersi da mangiare. Noi insistiamo col suggerirgli di aspettare così, finito il giro, pranziamo tutti assieme da qualche parte. Lui, ovviamente, fa di testa sua e prende un kebab con aggiunta di patate fritte. Camminando, un tizio ad un Peep Show attira la nostra attenzione: "italiani! Venite, italiani! Qui tante ragazze francesi per voi! Pochi soldi e tante ragazze!". Noi ringraziamo e continuiamo il nostro giro: sono sempre pronti a fregarti da quelle parti. Jack suggerisce di infilarci in uno dei tanti sexy shop per vedere cosa offre la Francia. Pensiamo che sia una buona idea. Questo negozio, alquanto grande, presenta una collezioni di videocassette pornografiche incredibile, a perdita d'occhio. C'è davvero di tutto, compresi articoli d'abbigliamento, come dire, alquanto inusuali, se avete capito. Quindi usciamo e proseguiamo raggiungendo il famoso Moulin Rouge: sfortunatamente è chiuso, anche perché è mezzogiorno. Scatto qualche foto e giriamo i tacchi. Diavolo, adesso io e Jack abbiamo molta fame. Decidiamo di tornare verso Montmartre e imbucarci in uno di quei ristorantini caratteristici. Quindi via in metro fino a destinazione. Propongo di dirigersi dietro al Sacro Cuore, alla Piazzetta degli Artisti: per raggiungere tale piazzetta, molto bella, bisogna salire su Montmartre o a piedi per le scale oppure prendendo la funicolare. Vista la stanchezza che ci assale andiamo in funicolare, tanto vale l'abbonamento della metro. Incontriamo qualche nostra compagna di classe che salutiamo velocemente perché abbiamo molta fame. Troviamo quello che fa per noi in una trattoria leggermente spostata dalla Piazzetta. La sala ristorante è al primo piano. Ci sediamo e guardiamo il menu: roba da soldi ma per una volta non ci badiamo. Io ordino un pollo con qualche salsa strana che non ricordo e un'insalata, Jack chiede una pasta con il salmone e Gio ordina dell'acqua del rubinetto ("de l'eau plate"). La cameriera, come c'era da aspettarsi, lo guarda storto ma deve obbedire. Così finalmente arrivano le pietanze: io divoro il mio pollo e anche l'insalata, diavolo che fame. Jack tentenna con gli spaghetti al salmone e alla fine dice alla cameriera di portare pure via anche il suo piatto, nonostante fosse ancora quasi pieno.
"Come mai?", chiedo.
"Non mi piace il salmone" mi risponde Jack. Che personaggio.

giovedì 12 luglio 2007

Ricordi di Parigi - Episode 2

La mattina mi sveglio alle sette e mezza tutto anchilosato. Stanno tutti dormendo, Jack, Gio, la Chiara. Non c'è la Anna. Poco male, penso. Io sono ancora con i blu jeans di quando siamo partiti ed esco in corridoio. Trovo una quantità di gente che va e viene dal bagno. "Cosa succede?", chiedo alla prima ragazza che mi passa davanti. Ho ancora gli occhi mezzi chiusi. "Siamo quasi arrivati Marco. Vuoi un'arancia?", mi chiede. "Diavolo no!", rispondo. Dopo alcuni minuti realizzo che sono di nuovo in Francia: le auto che sfrecciano accanto alla ferrovia hanno le targhe gialle e i cartelli sono in una lingua che non è l'italiano. E' francese infatti. Dopo una serie di sfortunati tentativi, riesco a guadagnare il bagno, così mi do' una lavata al viso e ai denti. Incredibile: solitamente i bagni dei treni hanno un odore insopportabile, ma questo no. E' per via delle ragazze che l'hanno occupato fino a quell'ora; con i loro profumi, le creme e quelle altre stronzate, l'hanno profumato. Ed è anche straordinariamente pulito. Siano benedette le ragazze, penso. Tornando in cabina noto che in corridoio c'è qualche pozzanghera di acqua: è la neve che si è sciolta. La professoressa di francese, che ci accompagna assieme a quello di italiano, mi chiede il motivo di quell'acqua. Io confesso di non saperne niente e vado a svegliare quei pelandroni di Gio, Jack e Chiara. "Sveglia, siamo a Parigi". Loro mi mandano a cagare, come al solito. Sono il rompiballe di turno e per questo hanno cominciato a chiamarmi "Nonno": quello che ha sempre sonno e di tutto nello zaino. Diavolo, non si sa mai. Comunque, sulle nove della mattina ci fermiamo alla Gare de Lyon: una volta a terra alzo la testa al cielo e penso "ciao Parigi, sono ritornato". E questo perché quando ero andato durante l'estate (che era la prima volta) mi avevano detto di andare di fronte a Notre Dame che c'è il "punto zero", in pratica da dove cominciano a contare i km delle strade che partono da Parigi. C'è una leggenda che dice che se cammini su quel punto allora ci ritornerai; io ovviamente l'ho fatto e rieccomi qui. Penso che dovrò calpestare di nuovo quel punto durante la nostra breve permanenza nella Capitale. Dopo alcune discussioni sul mezzo di trasporto da scegliere per recarci all'albergo io propongo alla prof di francese di andare in metro: le faccio notare che ci sono solo due cambi da fare. Ci vorrà al massimo mezzora. Lei si trova d'accordo e via tutti in metro. Giunti all'hotel, ci facciamo dare le chiavi della camera. Noi tre siamo i primi ad ottenere la stanza, così corriamo di sopra e ci precipitiamo in bagno per darci una bella lavata. Mentre sono nel bel mezzo della toeletta, qualcuno bussa alla porta: ci sono alcune delle nostre care compagne che ci chiedono se possono usare il nostro bagno perché la loro stanza ancora non è pronta. Diavolo, va bene. Io sono in canottiera e faccio largo alle femmine che occupano la nostra piccola camera con una quantità impressionante di borse e valigie, sicuramente troppe vista la nostra breve permanenza.
Dobbiamo trovarci dopo pranzo all'entrata dell'hotel, ma abbiamo qualche ora a disposizione. Jack, Gio ed io, al solito, decidiamo di andarcene da qualche parte. Così prendiamo la metro e scendiamo all'Opera; percorriamo Rue de la Paix verso Place Vendome e sbuchiamo a fianco del Louvre. Camminiamo fino a Place de la Concorde e cerchiamo un negozio di macchine fotografiche usa e getta perché io ho dimenticato la mia a casa. Trovato quella che fa al caso nostro, ci facciamo una girata per i giardini dei Tuileries, e ci assale una fame piuttosto fastidiosa. Troviamo quello che fa per noi in un paninaro di fronte all'Opera, mentre ripercorriamo la strada precedente in direzione opposta: prendiamo una baguette a testa e ci dirigiamo verso l'hotel, dove ritroviamo la truppa che ci sta aspettando.

mercoledì 11 luglio 2007

Ricordi di Parigi - Episode 1

Beh, vi ho raccontato di quello che è successo a Berlino e adesso mi tocca anche raccontarvi cosa è successo a Parigi. Eh sì, mi tocca.
Dunque, questa volta siamo i più grandi della scuola, in quinta insomma, ma sempre all'inizio dell'anno scolastico. Quindi c'è la tradizionale "gita della quinta" e due mete ci si offrono: c'è da scegliere tra Praga e Parigi. Facciamo una specie di votazione con tanto di urne e schede elettorali. Bisogna scrivere la città che vogliamo visitare. Il 50+1 vince, al solito. Io sono indeciso: da un lato c'è Praga che mi piacerebbe vedere e ci hanno parlato molto bene della birra e di altre cose. Dall'altra parte c'è Parigi: io c'ero già stato due mesi prima, ma mi era talmente piaciuta che davvero mi sarebbe piaciuto ritornarci. Quindi non sapevo proprio che fare. Alla fine, lo ammetto, ho scritto "Parigi". Sapete come sono fatto io: un nostalgico. Beh, morale della favola, per pochi voti (tra cui ovviamente anche il mio) vince Parigi e la classe si spezza a metà. Io, dal canto mio, sarei stato felice in entrambi i casi, come vi ho detto. La partenza è prevista per metà novembre dalla stazione di Mestre: si va in treno, viaggiando tutta la notte fino alla capitale francese. Le notti previste sono 4 o 5, non ricordo, in un albergo in una laterare di Boulevard Haussmann, vicino all'Opera.Così, ci mettiamo in viaggio. Al momento della partenza in treno è guerra per accaparrarsi le cabine. Sono tutte da 6 posti e, escludendo la nostra, tutte le ragazze non ci stanno nelle rimanenti. E' ovvio che qualcuna di esse deve "dormire" con noi. Sono dei nostri la Chiara S. e la Anna. Le prime ore del viaggio le passiamo sgranocchiando qualcosa, bevendo qualcos'altro ascoltando musica dal mio solito impianto con le casse comprate a Berlino l'anno prima e parliamo del più e del meno con la Chiara e la Anna. Di tanto in tanto ci fanno visita le altre compagne, per assicurarsi che le loro amiche siano in mani buone. Ma sono in ottime mani, dico io. Così ad un certo punto della serara la Chiara ci manda via perché deve mettersi il pigiama e non vuole che la vediamo in desabillé, come se non l'avessimo mai vista. Comunque, dopo qualche questione, abbandoniamo la cabina ma non esitiamo nello sbirciare tra le fessure. Le nostre care compagne insistono col dire che siamo stronzi e non dovremmo farlo. Noi rispondiamo che se siamo così è per colpa loro che in cinque anni di convivenza non ce l'hanno mai data. Loro non sono d'accordo e vogliono attacare briga. Finalmente la Chiara finisce e le riferiscono dell'accaduto. Tuttavia la Chiara, che è un gradino al di sopra di loro, non se ne cura e ritorniamo tutti in cabina. Sono circa le due di notte, forse più tardi, e il treno si ferma. Jack dice che probabilmente siamo a Ginevra; guardiamo fuori e c'è la neve. Non possiamo non farlo: con Jack e Gio apriamo la porta, scendiamo e prendiamo una quantità considerevole di neve. Gio bussa alla porta della cabina delle ragazze che volevano attaccare briga qualche ora prima; la Alice, forse, apre e le piomba addosso questa palla di neve. Ovviamente urla e tutti escono a vedere cosa è successo. Ma a nessuno interessa della neve in faccia all'Alice e ridono. Bella. Il treno riparte e torniamo in cabina. Qui dentro fa esageratamente caldo, fa notare la Anna, così apriamo il finestrino. La Chiara mi chiede se le insegno qualche costellazione. Io dico che non sono esperto ma che ci posso provare, basta che salga sulla mia cuccetta, visto che sono al secondo piano, altezza finestrino. Le cuccette sono molto strette per una persona, figuriamoci in due. Comunque è un sacrificio che sono disposto a compiere, vista la situazione. Così, uno di fianco all'altra, a stretto contatto (e vi ricordo che la Chiara non è affatto brutta) mettiamo le teste fuori dal finestrino mentre il treno fila veloce. Confesso che è stato piuttosto pericoloso ma, ripeto, è un rischio che si può correre in certe situazioni. Mi ci vuole un po' per riconoscere qualche costellazione ma individuo subito la prima: "guarda quella è Orione" dico alla Chiara. "Quella con le tre stelle una di fianco all'altra è la Cintura di Orione" e le indico Riegel e Betelgeuse. Gli occhi si sono ormai abituati e vedo qualche ruota del Carro: "quello è un pezzo dell'Orsa maggiore" dico prontamente. Passano così alcuni minuti ma sento che la Chiara sta rabbrividendo. "Vuoi che torniamo dentro, se così si può dire?" chiedo. "Sì, meglio", risponde. E rientriamo.