mercoledì 25 luglio 2007

Saluti

Ladies and gentlemen,
vi saluto. Sta sera si parte e tornerò sulla rete fra non meno di dieci giorni. Quindi auguro:
  • buone vacanze a chi va in vacanza;
  • buono studio a chi studia;
  • in bocca al lupo a chi ha esami;
  • buon lavoro a chi lavora;
  • buon cazzeggio a chi cazzzeggia;
  • e buon divertimento, comunque, a tutti voi.
A risentirci.
Il vostro Deezzle

lunedì 23 luglio 2007

Rottamazione

Vi starete chiedendo, forse, perché ho messo come "foto della settimana" la plancia della mia vecchia Peugeot 309. Beh, essenzialmente i motivi sono due che, in effetti, si riducono ad uno solo. Ovvero il fatto che domani sarà mestamente demolita. Ho cercato di posticipare la data al più a lungo possibile, ma questa volta è proprio necessario. Mi piange il cuore, credetemi, ma è l'unica soluzione sensata. I motivi li avevo già spiegati a suo tempo qui e quindi mi pare inutile ripeterli. La magra consolazione è la vacanza di dieci giorni che mi aspetta, prima Barcellona e poi Madrid. Una volta tornato, però, dovrò andare a Jesolo per aiutare quelli dell'albergo durante il weekend. Ovviamente al mio ritorno vi racconterò come è andata e metterò le foto più significative in rete. E dopo tutto questo devo anche studiare Fisica Superiore e trovare il tempo per le ripetizioni.
Signori, vi saluto. Passavo solo per non farvi sentire soli ed abbandonati.

domenica 22 luglio 2007

Big Up per l'Underground

Sì insomma, i Nov9Lun9 venerdì sera hanno fatto, secondo me, proprio delle belle canzoni. Peccato che da queste parti non capiscono un bel niente di quel tipo di musica. Quindi non c'era molta gente a vedersi lo show. Un gran peccato, ripeto, perché è un vero sbattimento fare musica di questi tempi. Soprattutto se si tratta di musica d'autore e non covers. Di cover bands il mondo ne è pieno, ma di gente che ancora si sbatte per qualcosa di serio e fuori dai soliti standard ce n'è davvero poca. E quei pochi che ci provano vengono tagliati fuori dalle solite sonorità di massa che qualcuno – chissà chi – ha eletto baluardi della musica. E questo mi fa andare fuori di bestia, perché purtroppo questo fatto non accade soltanto nell’ambito nella musica. Ma allora la domanda viene quasi spontanea: come diavolo si può fare? Beh, in questi tempi ci ho pensato su e la conclusione che ho tratto è che non si può proprio fare. Restando nell’ambito musicale, molti danno la colpa alle case discografiche di rilievo, le cosiddette majors, che si accaparrano a suon di soldini facili gli artisti promettenti e ne fanno fenomeni di massa. Io penso invece che il problema sia piuttosto un altro: essenzialmente la colpa è della gente. Diavolo, siamo un branco di pecore che si lascia comandare da un tizio che un giorno si è svegliato e ha detto “io sono la tendenza, seguitemi”. E ovviamente noi, pecore, l’abbiamo seguito. E così ci ritroviamo in quattro gatti a sentire suonare un gruppo che scrive e autoproduce canzoni che fanno riflettere, se solo si riflettesse. Ma qui non si riflette. Ed è un vero peccato, ripeto, perché ci sono un milione di persone con un altro milione di idee diverse che fanno musica un milione di volte meglio di tanti altri. E’ per questo che mi sento in dovere di gridare “EVVIVA L’UNDERGROUND”, in ogni sua forma creativa. E’ l’unica cosa che ci è rimasta per non essere una pecora qualunque. Supporto pieno per tutti coloro che nell’ombra si sbattono non per soldi, non per fama, non per successo ma per l’amore per la musica.
Ain't nuttin' but music.

venerdì 20 luglio 2007

Info pubblicitaria

Info pubblicitaria: questa sera alle ore 21.30 alla taverna "Al Calice" in piazza Ferretto a Mestre si esibirannoi NOV9LUN9. Musica drum-n-bass di un gruppo la cui cantante è una nostra vecchia compagna di classe, la Gaia. Io lo scrivo per chi, magari, è di Mestre e non sa che fare sta sera. E' importante, a mio avviso, diffondere il verbo perché la vita di noi artisti di strada è estremamente dura, e riuscire a trovare uno spazio in cui suonare, oltretutto davanti ad un folto pubblico, è una delle cose più difficili. Quindi big props all'amica Gaia ed al suo gruppo! Abbiamo bisogno di tutto il vostro appoggio!
Se passate per Mestre, questa sera, fermatevi in Piazza. Non ve ne pentirete.

INFO

Ho aggiunto sulla sidebar in alto a destra una sezioncina dove ci scriverò gli aggiornamenti e modifiche che di tanto in tanto apporterò al blog. Così non sto ogni volta a scrivere post scriptum e note nei post. Ci metterò la data, quindi occhio. Bella. Vado a farmi le foto-tessere per la carta d'identità. E anche la carta d'identità, ovvio. Poi dovrò passare all'USL per il modello E-111 (Jack, ricordati di farlo) e, quando torno, controllo se Chicco mi ha risposto. Uzzio sostiene che oggi pomeriggio un altro tizio ha un esame con lui. Vedremo. Vi saluto.

giovedì 19 luglio 2007

Diavolo che giornata

Beh, questa è da raccontare. Come avrete letto nel post precedente, oggi avrei dovuto fare un esame. L'ultimo esame prima delle ferie. Ma partiamo con ordine.
Dunque, sveglia ore sette, colazione lampo, doccia, barba e via in macchina (una delle ultime corse con la Peugeot!) in stazione per prendere il treno. Arrivo a Padova verso le otto e quaranta che già fa caldo e mi precipito in Dipartimento sperando nei soliti 25 gradi canonici. Ed in effetti li trovo. Quindi sulle nove e qualcosa mi metto nella famosissima Aula C e comincio a ripassare qualche semplice dimostrazione riempiendo un paio di lavagne con inutili calcoli. Si fanno così le dieci e qualcosa e scrivo il post precedente. Dopodiché me ne esco e sosto circa una mezzoretta sul ponte antistante al Dipartimento e arriva la Sabrina in bici. Mi chiedo perché la mette proprio lì quando di fronte all'entrata c'è un macello di posto. Bah, sono donne. Dopo qualche convenevole arriva anche Luca, così approfitto per chiedergli le domande che gli aveva fatto all'esame (anche lui ha fatto Alte Energie). Mi risponde svogliatamente che è abbastanza tranquillo e che dovrei superarlo agevolmente. Così, con la Sabrina, saliamo in aula PC: lei deve fare una tesina sulla CMB proprio per l'esame di Cosmologia tenuto dallo stesso professore, così me ne sto un po' a sfogliare il Cosmology alla ricerca di qualche argomento illuminante. Trovo una trattazione abbastanza chiara dell'effetto SZ e mi ritengo felice. Dopo svariati tentativi rivelatisi vani durante i quali mi reco regolarmente al suo ufficio scoprendo che è irrimediabilmente chiuso, con la Sabrina decidiamo di andare a pranzo. Lei propone un kebab in via Roma e penso che sia una buona idea. Tornati al Dipartimento, ci sediamo sui canonici tavolini; sullo stesso dove siamo seduti noi, arriva una tizia mai conosciuta prima (sempre incrociata nei corridoi ma non so come si chiama) con la quale la Sabrina inizia una piacevole conversazione. Si dimostrano grandi amiche: ci racconta che anche lei ha fatto la tesi (quella del vecchio ordinamento) con Chicco, che è una disperazione per tutti e cose così. Intanto mangia un'insalata e discute con noi. Quando finisce il pranzo, ci saluta e se ne va. "Ma chi era quella?" chiedo alla Sabrina convinto lei la conoscesse. "E chi lo sa?" mi risponde. "E' la prima volta che ci parlo!". Diavolo che strane le donne. Comunque risaliamo in aula PC e io continuo i miei viaggi aula-ufficio prof. Verso una cert'ora decido di chiedere alla Patrizia in portineria che mi conferma che di Chicco nessuno sa niente. Bella cosa. Verso le cinque andiamo al pianterreno per il caffè di metà pomeriggio e troviamo la Vale con la quale parliamo un po' di dottorato, Chicco, articoli, tipe che credono di sapere tutto, eccetera. Si fanno così le sei e decido che questa è stata una giornata inutile e penso bene di tornare a casa. Poi a Mestre becco un treno senza aria condizionata, con i finestrini che si aprono solo della metà e sudo come un ludro. Così arrivo a casa, ceno e scrivo questo bel post. Chicco non mi ha risposto alla mail che gli avevo mandato oggi pomeriggio per sapere se domani avrei potuto sostenere questo cavolo di esame. Quindi credo che scenderò, mi mangerò un bel ghiacciolo, e farò qualcosa. Tipo giocherò a NFSC.
Diavolo che giornata.


PS: aggiunte nuove golose foto nella sezione "Amici & Co.".

Paranoie pre-esame

Della serie "Non mi passa più" sono qui in aula computers del mitticco Deep che sto aspettando il prof per fare questo benedetto esame. Diavolo, non ne posso più: a momenti me li sogno anche di notte i dischi di accrescimento. Giuro che se non me li chiede... beh, non glieli dico, ovvio. Non vedo l'ora di farlo e finalmente dopo, per almeno 15 giorni, non se ne parla. Beh, dal 5 di agosto però dovrò tornare sui libri per preparare quel bell'esame di Fisica Superiore. Così mi aspetterà almeno un mese e mezzo di sofferenze tra caldo, contacci maledetti and so on. Però nelle due settimane precedenti me la godrò. Ovviamente se oggi non mi sega, altrimenti dovrò ristudiarlo, il che proprio non mi va. Anche perché, diavolo, non ho tempo per farlo: mi sa che dovrò accettare qualsiasi voto, maledizione. Beh, vi ho annoiati con le mie paranoie pre-esame, per cui direi che posso finirla qui e cazzeggiare un po' nell'attesa della sua venuta. Potrei dare un'ultima ripassata, certo, ma lo sappiamo tutti che studiare poco prima dell'esame è completamente deleterio e inutile. Quindi cazzeggierò. Bella.
God bless the accretion discs...

mercoledì 18 luglio 2007

Layout change

Avrete notato che ho cambiato il layout al blog. Semplicemente non mi piaceva più quello di prima. E anche perché con quello di prima la colonna dedicata ai post era troppo stretta, così pure per la sidebar. Spero che vi piaccia e che non vi crei problemi con la risoluzione. In tal caso ditelo e vediamo di trovare un layout che funzioni con i vostri bei computers (che in francese lo chiamano ordinateur).
Saluti, vado a ripassare per l'n-sima volta i cooling-flows, emissioni X da ammassi di galassie and so on.

martedì 17 luglio 2007

Sui dischi di accescimento

Ora scriverò un post che sicuramente voi non leggerete. "Allora perché lo scrivi?", vi chiederete. Ebbene, dal momento che sto preparando l'esame di Chicco, voglio verificare la mia padronanza dell'argomento scrivendo quello che fin qui ho imparato sui dischi di accrescimento (che tra tutti gli argomenti del corso è quello più impestato e che il prof ha trattato molto male a lezione). Spero che quanto scriverò sia di una qualche utilità ad Ema che dovrà fare lo stesso esame fra qualche mese.
L'accrescimento di materia (quando dico materia intendo gas) su un oggetto compatto (BH, NS, WD) è una potente fonte di energia. Diciamo che in media è di circa un fattore 2 più efficiente del bruciamento nucleare che alimenta le stelle. Tuttavia, per una WD (nana bianca), l'energia prodotta da quest'ultimo processo può essere anche 25 volte maggiore dell'accrescimento. C'è da dire però che per le WD il bruciamento non avviene per tempi molto lunghi, quindi l'accrescimento può diventare importante. Una proprietà molto interessante dell'accrescimento è che esso dipende fortemente dalla compattezza dell'oggetto su cui accresce il gas. In particolare è possibile dimostrare, usando la conservazione dell'energia nel bilancio delle forze di gravità e di pressione di radiazione, che esiste un limite alla produzione di energia per accrescimento, conosciuto come limite di Eddington. In pratica se la luminosità dell'oggetto è più alta di quella di Eddington, allora la pressione di radiazione è maggiore della forza di gravità e l'accrescimento si ferma. Si capisce dunque che si può avere accrescimento solamente per luminosità minori a quella di Eddington. La cosa ancor più interessante è la seguente. Grazie a valide ipotesi verificate dalle osservazioni, è possibile supporre senza perdere di generalità che il gas in accrescimento si muova su orbite pressoché circolari, consendoci così di poterle trattare come orbite Kepleriane. Questo significa che la velocità angolare di rotazione è differenziale: ovvero non è lineare con la distanza dal centro, ma dipende da una sua potenza. Questo vuol dire che le diverse parti del materiale in accrescimento ruotano con velocità differenti a seconda che si trovino vicine o lontane dall'oggetto centrale. Lasciando stare i dettagli, quello che a noi interessa è che grazie alla rotazione differenziale, all'interno del flusso di gas si vengono a creare delle forze viscose il cui effetto è di convertire l'energia interna in calore e dissiparla. Questi processi di dissipazione hanno un altro importante effetto: quello di trasferire il momento angolare dalle zone interne a quelle esterne. Questo vuol dire che le parti interne, perdendo momento angolare, sipraleggiano verso l'oggetto centrale, mentre quelle esterne vanno sempre più all'esterno. Tuttavia, man mano che il momento viene trasportato verso l'esterno (su una scala di tempo proporzionale alla distanza della zona considerata dall'oggetto centrale e inversamente proporzionale alla velocità di drift (velocità ortogonale alla direzione del moto, rivolta verso l'interno)) anche le zone esterne comincieranno a spiraleggiare verso il centro. Dopo un tempo sufficientemente lungo si avrà la seguente situazione: la maggior parte della materia sarà caduta sull'oggetto centrale, mentre tutto il momento angolare originario è stato portato ad una grande distanza da una piccola frazione della massa.
L'altra proprietà interessante dei dischi di accrescimento è che essi sono caratterizzati da una velocità supersonica in prossimità dell'oggetto centrale, mentre hanno velocità subsoniche a grandi distanze da questo. Ora, poiché la stella centrale ruota con una velocità subsonica, ci deve essere un qualche processo che rallenti il flusso. Inoltre, quando la velocità scende da un règime supersonico ad uno subsonico, viene creata un'onda d'urto molto violenta, il cui effetto è quello di comprimere fortemente il gas (la sua densità dopo l'onda d'urto aumenta di circa 4 volte), riscaldandolo.
Per trovare un'applicazione abbastanza semplice del modello di disco di accrescimento, occorre fare una ulteriore approssimazione (che si dimostra valida nella maggior parte dei casi), ovvero di supporre che il disco sia sottile. Ma quando un disco è sottile? Per rispondervi vi ricordo che la velocità di rotazione della stella è inferiore a quella del disco. Ebbene, partendo dal fatto che la velocità diminuisce verso l'esterno, ci sarà un punto in cui le due velocità si eguaglieranno. Ora, se questo punto si trova ad una distanza sufficientemente piccola dall'oggetto centrale, allora il disco si dice sottile. Al contrario, esso è spesso. Una considerazione piuttosto importante su questo punto: se il disco è spesso, significa che gran parte della radiazione prodotta viene auto-assorbita. Lo spettro dunque sarà quello di corpo nero modificato. La modifica sta nel fatto che mentre la legge di Planck per basse frequenze va come il quadrato della frequenza, lo spettro del disco spesso presenta anche un andamento con la radice cubica della frequenza. Per fortuna che questo tratto è abbastanza breve.
Comunque, ritornando al caso del disco sottile, si può far vedere che il problema viene completamente risolto da un set di equazioni le cui variabili possono essere ad esempio il rate di accrescimento, la massa del sistema, la velocità di drift, la densità superficiale, il raggio (più in generale, la distanza dal centro se siamo in simmetria sferica), la viscosità e altri parametri. Quello però più sconosciuto di tutti è proprio la viscosità, che può dipendere dalla massa, dal raggio e dal tempo anche. Quello che si fa è di introdurre un'altra approssimazione, che prende il nome di alpha-prescription, nella quale si assume che la viscosità dipenda solamente dallo spessore del disco, dalla velocità del suono nel mezzo e da un parametro sconosciuto alpha. Il fatto che alpha sia sconosciuto non sconvolge nessuno perché, fortunatamente, quando si inserisce tale approssimazione nel set di equazioni menzionate prima, si nota che la dipendenda da alpha delle altre variabili è pressoché blanda. In questo modo si costruisce quello che si chiama "modello standard per i dischi sottili" che può essere utilizzato per calcolare i diversi valori corrispondenti a diverse situazioni (BH, NS, WD).
PS: sul link a destra c'è il nuovo e tanto atteso "Un nuovo test"! Partecipate numerosi!!

domenica 15 luglio 2007

Info e Goldeezzle

Bene, dopo avervi annoiati per 10 giorni con i ricordi delle gite di Berlino e Parigi, sarete curiosi di sapere se ci sono novità. Le riassumo nel seguente elenco.
- La più importante è che finalmente il buon Deenee è riuscito a registrare un altro pezzo. Lo potete trovare sul link a destra, oppure qui. Si tratta di un brano che ho scritto a più riprese, basandomi su diversi beats. Avevo l'imbarazzo della scelta ma quest'ultima è ricaduta sulla base della canzone Goldigger di Kanye West. Diciamo che in vista di un futuro prossimo mi piacerebbe farne un remix sul beat del brano The Grind dei De La Soul. Comunque, il titolo non poteva che essere Goldeezzle e la qualità audio è sempre la stessa: spero che si capisca qualcosa.
- Ieri sera a Venezia c'è stato il Redentore: una marea di gente è venuta per vedere i classici fuochi d'artificio che quest'anno erano accompagnati da alcune canzoni, alcune delle quali c'entravano ben poco. Da segnalare comunque le diverse figure di merda che io e Sushi abbiamo collezionato dopo aver bevuto mezza bottiglia di Nero d'Avola. Ma soprattutto mie. Ricordiamone alcune: due ragazze ferme da qualche parte con una pianta di Venezia in mano. Noi volevamo andare al Ponte di Barche ma non sapevamo come. Idea: scroccare la mappa alle tipe. Sfortunatamente queste erano francesi e, mentre cercavo di guardare la strada da percorrere, loro continuavano ad insistere di dover andare in qualche altro posto. Le ho salutate con un bel "very nice" abbastanza inopportuno. Seconda figuraccia: altre due tipe sedute sui gradini di un ponte e poco sopra un cartello gigantesco indicava una freccia con scritto "ACCADEMIA". Io mi avvicino e chiedo "excuse me, for the Accademia?". Queste evidentemente hanno capito che sono italiano e anche un po' storto e chiedono ad un loro amico "Giacomo! Per l'accademia?". "Per di là!" dice, indicando ovviamente la stessa direzione del cartello. "There!" mi risponde la tipa. "Thank you", ringrazio. La terza figuraccia diciamo che non è stata un vera e propria figuraccia nel senso che le uniche tipe che il buon Sushi ha fermato erano piuttosto carine e abbiamo conversato per circa 46 secondi a proposito delle strade alternative per attraversare il Canal Grande piuttosto di percorrere il Ponte dell'Accademia (sì, alla fine ci siamo arrivati!) colmo di gente. Diciamo che avremmo potuto anche combinare qualcosa, ma non siamo stati molto convincenti, merito del fatto che Sushi aveva la bozza di vino in mano e io avevo la maglietta sporca dal suddetto vino. Poi abbiamo incontrato la Elena con alcuni amici di amici che a vent'anni si preoccupano di prendere in tempo l'autobus invece di godersi la vita e tutte le tipe presenti. Bah. Poi io dovevo svuotare il serbatoio dal vino e dalla birra ma non abbiamo trovato nessun posto e ci siamo seduti sul bordo di un campo affacciato al Canal Grande vicino alla stazione e abbiamo parlato di posti da vedere e di quanto siamo fortunati. Abbiamo preso il treno delle 2.25 che è partito in ritardo e faceva un caldo mostruoso ma per fortuna io sono sceso a Mestre. Sushi, invece, ha proseguito fino a Padova.
- In settimana andrò a buttare in demolizione la mitica Peugeot 309. Intanto sto già guidando la mia "nuova" Y10.
- Giovedì ho l'esame di Chicco di Alte Energie. Oggi, ad esempio, non ho studiato nulla.
- Ho aggiornato la lista "New Releases".
- Varie ed eventuali.

sabato 14 luglio 2007

Ricordi di Parigi - Last Episode

Siamo vicino al Centre Pompidou, il museo d'arte moderna. E' ora di pranzo e non sappiamo dove andare a mangiare. Siamo io, Gio e Jack, e decidiamo di farci una pizza da Pizza Hut. Si aggiungono alla compagnia la Chiara S., la Nicole e forse qualcun'altra. Ordiniamo l'ordinabile ma prima di metterci sulle pietanze pensiamo bene di fare una capatina in bagno per lavarci le mani. Siamo io e Jack. Il bagno del Pizza Hut è piuttosto grande ma, ahimè, non esce acqua dai rubinetti; ne esce solamente un filo da un rubinetto. Jack è in bagno. Io impreco il giusto e metto le mani sotto quell'unico filo d'acqua. Mi ci vorrà mezza giornata per lavarmi le mani, penso, e la pizza si sarà anche raffreddata nel frattempo, merda. Jack esce e gli spiego la situazione. Lui ci pensa su un po' mentre guarda gli sforzi che sto facendo io.
"Ghesboro" dice.
Riapre la porta del bagno, tira lo sciacquone e mette le mani nel WC, lavandosele. Io lo guardo sbigottito. Lui esce, mi guarda che sto ancora con le mani sotto il rubinetto.
"Ghesboro" dice. E se ne va. Da quel momento lo abbiamo soprannominato "Il Peggiore". Che personaggio. Spero che non ti sia offeso Jack, ma sei davvero un grande.

Altri episodi particolari di Parigi non me ne vengono in mente, a parte quella volta che noi tre si stava in camera da soli e ci viene in mente di chiamare un po' di ragazze per festeggiare. Jack, che è quello più vicino al telefono, chiama e le nostre care compagne ci rispondono qualcosa come "non abbiamo voglia" oppure "vedremo". Io mi incazzo e dico che sono sempre le solite stronze e mi metto le cuffie che mi sparano il cd dei Limp Bizkit appena comperato. Dopo qualche minuto bussano alla porta. Noi, delusi, nel frattempo avevamo spento luci e chiuso a chiave. Quando bussano, diciamo a Jack, che è anche il più vicino alla porta, di sentire chi è. E' buio e non si vede un tubo. Jack inciampa, impreca piuttosto violentemente e dall'altra parte della porta si sentono le risatine delle care compagne. Finalmente Jack riesce ad aprire ed entrano queste. L'atmosfera è abbastanza svaccata, al solito. Noi tre non parliamo, loro non si siedono nemmeno, e dopo poco se ne vanno. Noi imprechiamo e Jack chiude porta e luci, poi dice:
"Ghesboro, adesso stacco anche il telefono, così domani mattina non ci rompono i coglioni", e stacca il telefono. Vi ricordo che il telefono, oltre a servire per chiamare le altre stanze, era la nostra sveglia: dalla reception lo facevano suonare volutamente alle otto della mattina.
"Bella Jack", diciamo. E ci mettiamo a dormire, piuttosto adirati con nessuno in particolare. La mattina, non so a che ora, sentiamo bussare alla porta.
"Jack, senti chi cazzo è" diciamo io e Gio.
"Ghesboro" ci risponde e apre la porta. C'è il prof di italiano.
"Ragazzi, la colazione è pronta. Vi stiamo aspettando. Fate in fretta. Ma perché non avete sentito il telefono?" chiede.
"E' rotto" risponde svogliatamente Jack. "Arriviamo" e chiude a chiave la porta.
"Chi era?" chiedo.
"Zane. Ributtiamoci pure a dormire", ci consiglia.
Quindi ci rimettiamo sotto le coperte. Passa così qualche quarto d'ora di troppo e, nuovamente, sentiamo bussare alla porta. Questa volta però le pacche sono molto violente e una voce fin troppo familiare si fa sentire al di là della porta: è la prof di francese che ci sveglia con i più brutti insulti, partendo da "imbecilli", passando per "irresponsabili" fino ad arrivare a "coglioni". "Ragazzi" dice Jack, "forse è meglio se adesso ci alziamo".
"Ghesboro" rispondiamo io e Gio. Quella sera abbiamo il treno per Mestre.

venerdì 13 luglio 2007

Ricordi di Parigi - Episode 3

Questa mattina dobbiamo andare a visitare il Museo d'Orsay, sulla Rive Gauche della Senna. Quei dannati prof ci fanno fare la strada a piedi pur di non prendere la metro. Un sacco di strada, maledizione. Ma, finalmente, arriviamo. Il Museé d'Orsay è un museo con opere di Dégas, Monet, Manet, Van Gogh e altri artisti alquanto famosi. Un contenuto di altissimo livello insomma. Io non amo molto i musei ma devo ammettere che questo e il Louvre mi hanno colpito molto. Comunque, visto che abbiamo quasi saltato la colazione per arrivare al Museo e che noi tre soliti lo abbiamo già visitato prima di allora, pensiamo bene di cercare il bar e fiondarci a far colazione. Il bar del museo è all'ultimo piano dell'edificio (l'Orsay, prima di diventare museo, era una stazione ferroviaria): c'è una sala con decine di tavolini, il bancone e, in fondo, una porta a vetri conduce sulla terrazza dalla quale si può ammirare in tutta la sua maestosità il Louvre e l'inizio dei Campi Elisi. Prendiamo alcune pastine, caffè e quant'altro e usciamo sulla terrazza. Scatto qualche foto e penso che si sta proprio bene. Trascorriamo più di un'ora lassù e, verso mezzogiorno, decidiamo di tornare al museo per vedere com'è la situazione. Troviamo alcune compagne che commentano alcuni quadri mai visti prima, altre invece ci invitano al piano superiore per vedere i mobili. Mai che una ti invitasse a far qualcos'altro, maledizione. Finalmente i prof ci chiamano a raccolta e, usciti dal museo, ci diamo appuntamento di lì a qualche ora da qualche parte. Con Jack abbiamo in mente di andare a mangiare in uno di quei ristorantini nel quartiere latino. Gio si trova d'accordo, solo che al momento di prendere la metro non lo vediamo più. Lo scorgiamo dall'altra parte del binario che sale su un altro treno. Ma dove va?, ci chiediamo. Che tipo. Così, senza Gio, con Jack andiamo in cerca di un posto per mangiare al Quartiere Latino. I soldi a disposizione sono putroppo pochi, quindi dirottiamo su un buco dove fanno kebab. Al solito Jack ne prende uno senza lattuga ma io, memore di quella volta a Berlino, lo prendo intero. Non ricordo cosa abbiamo fatto quella volta io e Jack.
Altro mezzo pomeriggio libero. Sta volta siamo nei pressi di Montmartre, per la classica visita al Sacro Cuore. Io dico che sarebbe interessante farsi un giro per la Rue du Clichy, nota per i locali a luci rosse. Così possiamo andare a vedere il Moulin Rouge, almeno da fuori. Gli altri si trovano d'accordo così cominciamo la nostra camminata. Dopo qualche passo iniziano a vedersi i Peep Shows, Sexy Shops e quant'altro dedicato al sesso. Gio dice che sente una fame piuttosto fastidiosa e desidera prendersi da mangiare. Noi insistiamo col suggerirgli di aspettare così, finito il giro, pranziamo tutti assieme da qualche parte. Lui, ovviamente, fa di testa sua e prende un kebab con aggiunta di patate fritte. Camminando, un tizio ad un Peep Show attira la nostra attenzione: "italiani! Venite, italiani! Qui tante ragazze francesi per voi! Pochi soldi e tante ragazze!". Noi ringraziamo e continuiamo il nostro giro: sono sempre pronti a fregarti da quelle parti. Jack suggerisce di infilarci in uno dei tanti sexy shop per vedere cosa offre la Francia. Pensiamo che sia una buona idea. Questo negozio, alquanto grande, presenta una collezioni di videocassette pornografiche incredibile, a perdita d'occhio. C'è davvero di tutto, compresi articoli d'abbigliamento, come dire, alquanto inusuali, se avete capito. Quindi usciamo e proseguiamo raggiungendo il famoso Moulin Rouge: sfortunatamente è chiuso, anche perché è mezzogiorno. Scatto qualche foto e giriamo i tacchi. Diavolo, adesso io e Jack abbiamo molta fame. Decidiamo di tornare verso Montmartre e imbucarci in uno di quei ristorantini caratteristici. Quindi via in metro fino a destinazione. Propongo di dirigersi dietro al Sacro Cuore, alla Piazzetta degli Artisti: per raggiungere tale piazzetta, molto bella, bisogna salire su Montmartre o a piedi per le scale oppure prendendo la funicolare. Vista la stanchezza che ci assale andiamo in funicolare, tanto vale l'abbonamento della metro. Incontriamo qualche nostra compagna di classe che salutiamo velocemente perché abbiamo molta fame. Troviamo quello che fa per noi in una trattoria leggermente spostata dalla Piazzetta. La sala ristorante è al primo piano. Ci sediamo e guardiamo il menu: roba da soldi ma per una volta non ci badiamo. Io ordino un pollo con qualche salsa strana che non ricordo e un'insalata, Jack chiede una pasta con il salmone e Gio ordina dell'acqua del rubinetto ("de l'eau plate"). La cameriera, come c'era da aspettarsi, lo guarda storto ma deve obbedire. Così finalmente arrivano le pietanze: io divoro il mio pollo e anche l'insalata, diavolo che fame. Jack tentenna con gli spaghetti al salmone e alla fine dice alla cameriera di portare pure via anche il suo piatto, nonostante fosse ancora quasi pieno.
"Come mai?", chiedo.
"Non mi piace il salmone" mi risponde Jack. Che personaggio.

giovedì 12 luglio 2007

Ricordi di Parigi - Episode 2

La mattina mi sveglio alle sette e mezza tutto anchilosato. Stanno tutti dormendo, Jack, Gio, la Chiara. Non c'è la Anna. Poco male, penso. Io sono ancora con i blu jeans di quando siamo partiti ed esco in corridoio. Trovo una quantità di gente che va e viene dal bagno. "Cosa succede?", chiedo alla prima ragazza che mi passa davanti. Ho ancora gli occhi mezzi chiusi. "Siamo quasi arrivati Marco. Vuoi un'arancia?", mi chiede. "Diavolo no!", rispondo. Dopo alcuni minuti realizzo che sono di nuovo in Francia: le auto che sfrecciano accanto alla ferrovia hanno le targhe gialle e i cartelli sono in una lingua che non è l'italiano. E' francese infatti. Dopo una serie di sfortunati tentativi, riesco a guadagnare il bagno, così mi do' una lavata al viso e ai denti. Incredibile: solitamente i bagni dei treni hanno un odore insopportabile, ma questo no. E' per via delle ragazze che l'hanno occupato fino a quell'ora; con i loro profumi, le creme e quelle altre stronzate, l'hanno profumato. Ed è anche straordinariamente pulito. Siano benedette le ragazze, penso. Tornando in cabina noto che in corridoio c'è qualche pozzanghera di acqua: è la neve che si è sciolta. La professoressa di francese, che ci accompagna assieme a quello di italiano, mi chiede il motivo di quell'acqua. Io confesso di non saperne niente e vado a svegliare quei pelandroni di Gio, Jack e Chiara. "Sveglia, siamo a Parigi". Loro mi mandano a cagare, come al solito. Sono il rompiballe di turno e per questo hanno cominciato a chiamarmi "Nonno": quello che ha sempre sonno e di tutto nello zaino. Diavolo, non si sa mai. Comunque, sulle nove della mattina ci fermiamo alla Gare de Lyon: una volta a terra alzo la testa al cielo e penso "ciao Parigi, sono ritornato". E questo perché quando ero andato durante l'estate (che era la prima volta) mi avevano detto di andare di fronte a Notre Dame che c'è il "punto zero", in pratica da dove cominciano a contare i km delle strade che partono da Parigi. C'è una leggenda che dice che se cammini su quel punto allora ci ritornerai; io ovviamente l'ho fatto e rieccomi qui. Penso che dovrò calpestare di nuovo quel punto durante la nostra breve permanenza nella Capitale. Dopo alcune discussioni sul mezzo di trasporto da scegliere per recarci all'albergo io propongo alla prof di francese di andare in metro: le faccio notare che ci sono solo due cambi da fare. Ci vorrà al massimo mezzora. Lei si trova d'accordo e via tutti in metro. Giunti all'hotel, ci facciamo dare le chiavi della camera. Noi tre siamo i primi ad ottenere la stanza, così corriamo di sopra e ci precipitiamo in bagno per darci una bella lavata. Mentre sono nel bel mezzo della toeletta, qualcuno bussa alla porta: ci sono alcune delle nostre care compagne che ci chiedono se possono usare il nostro bagno perché la loro stanza ancora non è pronta. Diavolo, va bene. Io sono in canottiera e faccio largo alle femmine che occupano la nostra piccola camera con una quantità impressionante di borse e valigie, sicuramente troppe vista la nostra breve permanenza.
Dobbiamo trovarci dopo pranzo all'entrata dell'hotel, ma abbiamo qualche ora a disposizione. Jack, Gio ed io, al solito, decidiamo di andarcene da qualche parte. Così prendiamo la metro e scendiamo all'Opera; percorriamo Rue de la Paix verso Place Vendome e sbuchiamo a fianco del Louvre. Camminiamo fino a Place de la Concorde e cerchiamo un negozio di macchine fotografiche usa e getta perché io ho dimenticato la mia a casa. Trovato quella che fa al caso nostro, ci facciamo una girata per i giardini dei Tuileries, e ci assale una fame piuttosto fastidiosa. Troviamo quello che fa per noi in un paninaro di fronte all'Opera, mentre ripercorriamo la strada precedente in direzione opposta: prendiamo una baguette a testa e ci dirigiamo verso l'hotel, dove ritroviamo la truppa che ci sta aspettando.

mercoledì 11 luglio 2007

Ricordi di Parigi - Episode 1

Beh, vi ho raccontato di quello che è successo a Berlino e adesso mi tocca anche raccontarvi cosa è successo a Parigi. Eh sì, mi tocca.
Dunque, questa volta siamo i più grandi della scuola, in quinta insomma, ma sempre all'inizio dell'anno scolastico. Quindi c'è la tradizionale "gita della quinta" e due mete ci si offrono: c'è da scegliere tra Praga e Parigi. Facciamo una specie di votazione con tanto di urne e schede elettorali. Bisogna scrivere la città che vogliamo visitare. Il 50+1 vince, al solito. Io sono indeciso: da un lato c'è Praga che mi piacerebbe vedere e ci hanno parlato molto bene della birra e di altre cose. Dall'altra parte c'è Parigi: io c'ero già stato due mesi prima, ma mi era talmente piaciuta che davvero mi sarebbe piaciuto ritornarci. Quindi non sapevo proprio che fare. Alla fine, lo ammetto, ho scritto "Parigi". Sapete come sono fatto io: un nostalgico. Beh, morale della favola, per pochi voti (tra cui ovviamente anche il mio) vince Parigi e la classe si spezza a metà. Io, dal canto mio, sarei stato felice in entrambi i casi, come vi ho detto. La partenza è prevista per metà novembre dalla stazione di Mestre: si va in treno, viaggiando tutta la notte fino alla capitale francese. Le notti previste sono 4 o 5, non ricordo, in un albergo in una laterare di Boulevard Haussmann, vicino all'Opera.Così, ci mettiamo in viaggio. Al momento della partenza in treno è guerra per accaparrarsi le cabine. Sono tutte da 6 posti e, escludendo la nostra, tutte le ragazze non ci stanno nelle rimanenti. E' ovvio che qualcuna di esse deve "dormire" con noi. Sono dei nostri la Chiara S. e la Anna. Le prime ore del viaggio le passiamo sgranocchiando qualcosa, bevendo qualcos'altro ascoltando musica dal mio solito impianto con le casse comprate a Berlino l'anno prima e parliamo del più e del meno con la Chiara e la Anna. Di tanto in tanto ci fanno visita le altre compagne, per assicurarsi che le loro amiche siano in mani buone. Ma sono in ottime mani, dico io. Così ad un certo punto della serara la Chiara ci manda via perché deve mettersi il pigiama e non vuole che la vediamo in desabillé, come se non l'avessimo mai vista. Comunque, dopo qualche questione, abbandoniamo la cabina ma non esitiamo nello sbirciare tra le fessure. Le nostre care compagne insistono col dire che siamo stronzi e non dovremmo farlo. Noi rispondiamo che se siamo così è per colpa loro che in cinque anni di convivenza non ce l'hanno mai data. Loro non sono d'accordo e vogliono attacare briga. Finalmente la Chiara finisce e le riferiscono dell'accaduto. Tuttavia la Chiara, che è un gradino al di sopra di loro, non se ne cura e ritorniamo tutti in cabina. Sono circa le due di notte, forse più tardi, e il treno si ferma. Jack dice che probabilmente siamo a Ginevra; guardiamo fuori e c'è la neve. Non possiamo non farlo: con Jack e Gio apriamo la porta, scendiamo e prendiamo una quantità considerevole di neve. Gio bussa alla porta della cabina delle ragazze che volevano attaccare briga qualche ora prima; la Alice, forse, apre e le piomba addosso questa palla di neve. Ovviamente urla e tutti escono a vedere cosa è successo. Ma a nessuno interessa della neve in faccia all'Alice e ridono. Bella. Il treno riparte e torniamo in cabina. Qui dentro fa esageratamente caldo, fa notare la Anna, così apriamo il finestrino. La Chiara mi chiede se le insegno qualche costellazione. Io dico che non sono esperto ma che ci posso provare, basta che salga sulla mia cuccetta, visto che sono al secondo piano, altezza finestrino. Le cuccette sono molto strette per una persona, figuriamoci in due. Comunque è un sacrificio che sono disposto a compiere, vista la situazione. Così, uno di fianco all'altra, a stretto contatto (e vi ricordo che la Chiara non è affatto brutta) mettiamo le teste fuori dal finestrino mentre il treno fila veloce. Confesso che è stato piuttosto pericoloso ma, ripeto, è un rischio che si può correre in certe situazioni. Mi ci vuole un po' per riconoscere qualche costellazione ma individuo subito la prima: "guarda quella è Orione" dico alla Chiara. "Quella con le tre stelle una di fianco all'altra è la Cintura di Orione" e le indico Riegel e Betelgeuse. Gli occhi si sono ormai abituati e vedo qualche ruota del Carro: "quello è un pezzo dell'Orsa maggiore" dico prontamente. Passano così alcuni minuti ma sento che la Chiara sta rabbrividendo. "Vuoi che torniamo dentro, se così si può dire?" chiedo. "Sì, meglio", risponde. E rientriamo.

martedì 10 luglio 2007

Ricordi di Berlino - Last Episode

Un'altra sera la Nappa ci porta in una che lei definisce "discoteca". Non tutte le ragazze sono d'accordo nel seguirla, così c'è una parte di loro che rimane in ostello e un'altra che segue la Mirna. Naturalmente quando si dice discoteca uno pensa ad un posto abbastanza carino, divanetti, tavolini, arredamento sul moderno, luci, specchi e cose del genere e, ovviamente, ragazze. Molte ragazze. Perciò noi tre accettiamo. Ma quando arriviamo sul posto i buttafuori, prima di farci entrare, vogliono sapere se siamo maggiorenni. Purtroppo solo Jack e forse la Veronica lo sono così loro e le prof garantiscono per noi sbarbati. Insomma, questa "discoteca" non è altro che uno stanzone enorme con le pareti di pietra e le luci senza lampadari. Al posto dei divanetti ci sono le panche da sagra paesana e lo stesso dicasi per i tavoli. La musica he suonano è perlopiù sconosciuta, sarà roba tedesca penso. Per fortuna che c'è il bar. Le prof ci hanno ordinato severamente di bere soltanto una birra, una sola consumazione. Ovviamente tutti sappiamo che nessuno le ascolterà. Quindi, prima che sia troppo tardi, io Gio e Jack andiamo al bancone e ordiniamo tre birre. Credo che fossero Heineken. Alcune delle nostre compagne stanno ballando canzoni sconosciute. Noi siamo seduti su una panca che ci scoliamo tranquilli la nostra birra. Quand'ecco che, finalmente, il DJ mette una canzone conosciuta, anzi, una delle mie preferite, ovvero Praise You, di Fatboy Slim. Tutti in pista: una mano regge la bottiglia e l'altra si eleva nell'aria. Ora va meglio. Che diavolo di discoteche, penso mentre mi agito. La canzone finisce e ritorna la roba sconosciuta di prima, così decido di cercare Gio e Jack. Li trovo al tavolo della Nappa con altri suoi amici. Le ci offre una birra. Le diciamo dell'ammonimento delle prof ma diciamo anche che non ci importa. Lei estrae dalla borsetta una cartina e una busta con dell'erba. "Non ditelo a nessuno", ci dice. Così si rolla la canna ed esce con i suoi amici. Jack sostiene che è stata egoista, ma a me non importa. Io voglio le tipe, diavolo, ma non ce ne sono molte oltre alle nostre care compagne e quelle poche presenti sono anche più grandi di noi. Quindi mi faccio un giretto: passo dalle parti della console a guardare il DJ e cerco di intuire se il disco successivo sia una canzone che conosco. Attendo invano qualche minuto e me ne esco. Il tizio alla porta mi guarda e dice qualcosa che non capisco ma intuisco che vuole vedere il timbro sul dorso della mano. Glielo mostro e mi fa passare. Ora capisco: la "discoteca" è stata ricavata da una fabbrica in disuso e tutt'attorno ad essa ci sono calcinacci e rovine. Per strada trovo la Veronica e la Elena che mi informano del fatto che sono andate a comprare le sigarette o qualcos'altro dall'altra parte della strada. Faccio notare che è abbastanza pericoloso a quell'ora della notte in una città come Berlino per due ragazze girare da sole. Loro rispondono qualcosa svogliatamente e arriva anche Jack. Così parliamo un po' ma il freschetto ci fa rientrare nel locale. La Nappa è sempre al suo tavolo con i suoi amici e ha gli occhi abbastanza rossi, mentre Gio si sta bevendo un'altra birra "sarà la terza", ammette. Alle tre, credo, le prof dicono basta e ce ne torniamo all'ostello.
E' l'ultimo giorno e sta sera dobbiamo fare merdone, diciamo. Nei giorni precedenti abbiamo sparso la voce: vista la nostra posizione strategica all'interno dell'ostello invitiamo tutte le ragazze da noi, per il classico afterhour finale fino al mattino. Tutte si trovano d'accordo. Io, persino, ho comprato in un centro commerciale una nuova coppia di casse: diavolo, la discoteca dell'altro giorno mi fa un baffo. Compriamo anche da mangiare e da bere e diciamo alle ragazze di fare lo stesso perché la notte sarà lunga. La sera, prima di cena, sistemiamo la stanza: stendiamo le coperte inutilizzate per terra, in centro portiamo il materasso del letto vuoto e io collego l'impianto audio. Proviamo con qualche cd: Californication suona bene e lo stesso dicasi per il disco dei Five. Siamo a cavallo: ragazze, cibo, RHCP, bevanda. Tutto l'occorrente per un pigiama-party DOC. Diciamo alle ragazze di presentarsi al nostro cospetto alle undici e mezza. Guardo l'orologio: sono appena le undici e conoscendo le nostre amiche non saranno qui prima di mezzanotte. Quindi decidiamo di farci un pisolino in vista della veglia notturna. Peccato che quando abbiamo aperto gli occhi erano le nove del giorno dopo. Ci svegliamo e c'è la luce ancora accesa, la porta aperta e il lettore cd acceso. Merda, dico. Cazzo, dice Gio. Ghesboro, conferma Jack. E' già ora di tornare a casa.
P.S.: aggiunte nuove foto nelle sezioni "NY" e "Amici & Co".

lunedì 9 luglio 2007

Ricordi di Berlino - Episode 3

L'altro ricordo alquanto vivo riguarda, al solito, noi tre e la Elena. Siamo a cena nella mensa dell'ostello. Noi tre sediamo su un tavolo in fondo a destra, mentre le altre compagne sono disposte su altri tavoli. La disposizione non la ricordo, ma deve essere stata associata con i gruppetti che si stavano formando (e che si erano già formati). Il menu per la cena era abbastanza sopportabile: quella sera c'era una minestra, forse del gulash, ma comunque una roba liquida, tipo zuppa, o minestrone, ma senza pasta, beh avete capito. Gio chiede il pepe e ne mette una quantità spropositata nel piatto. Io dico che secondo me gli fa male ma lui non mi sta a sentire e continua ad aggiungere pepe. Fatto sta che mentre stiamo mangiando questa zuppa, Gio (o forse Jack, non ricordo), dice "oh, non girarti". Io, ovviamente, mi giro: ad una distanza di circa 5 centimetri dal mio naso c'è il sederino adorabile della Elena. Sì, perchè dovete sapere che questa Elena aveva il più bel fondoschiena che si possa immaginare. Veramente una bella ragazza: bionda, bel viso, occhi azzurri, non molto alta. E questo particolare che faceva impazzire noi maschi della IV LA. Ricordo che un giorno, camminando per strada, la prof di inglese le chiese come mai aveva i jeans consumati proprio sulle natiche, voleva sapere se erano fatti così oppure erano davvero consumati. La Elena rispose che, poveretta, lei aveva il "culo sporgente" e le si consumavano sempre i pantaloni. Che disdetta, pensammo noi. Comunque quella sera si era messa a parlare con una sua amica, appoggiandosi con i gomiti sul loro tavolo, proprio di fianco al nostro. Immaginate la posizione per favore. Ecco, quindi potete capire la nostra reazione: ci va per traverso la zuppa bollente e quasi soffochiamo, ma ridiamo, e qualcuno dice alla Elena di alzarsi da quella posizione perché lei, poveretta, non si era accorta. Noi ci diamo una grossa pacca sulla fronte perché, diavolo, è un gran peccato, proprio un gran peccato. In tutti i sensi.

Ora, invece, siamo a Potsdam: stiamo camminando per la strada principale del paese e mangiamo un kebab. A Jack non piace l'insalata così se lo prende solo con la carne. Lo stesso faccio io. Diavolo, è terribilmente piccante. Ricordo che è stato proprio a Berlino ch sono venuto a conoscenza dell'esistenza di questa pietanza e da allora non ho più potuto farne a meno. Comunque l'episodio è un altro. Insomma, stiamo camminando per questa via quando vediamo un'insegna: non so di che negozio di tratti ma l'insegna è piuttosto ingannevole. C'è una gigantesca mano dorata che è rivolta verso l'alto. Sembra quasi che stia dando una grossa palpata al fondoschiena della nostra amica. Così ridiamo e battezziamo quell'insegna come "La Mano Sacra". Lì vicino c'è anche un'altra insegna, a forma di pesce dorato e anche lui è il "Pesce Sacro", per motivi che non ho ben capito.

Un pomeriggio la Mirna chiede alle professoresse se io e Jack possiamo andare con lei. In pratica dovevamo farle da facchini: andare a casa sua, prendere le valigie e portarle da un'altra parte. In particolare da un suo amico che quella sera aveva invitato a cena tutta la classe. Quindi ci separiamo dal resto della banda lasciando il povero Gio in balia delle nostre compagne, se così si può dire. Così andiamo a casa della Nappa, preleviamo le valigie e ci dirigiamo verso la meta della sera. Sto suo amico abita davvero fuori dal centro e ci mettiamo un sacco di tempo per arrivare da lui, tra metro e autobus. Prima di passare a casa della Nappa però siamo andati, io e Jack, a vedere l'enorme Alexander Platz e siamo entrati in un negozio di dischi dove io ho comperato un cd dei Five (sì, lo so, una merda. Ma a quell'epoca andavano forte e io l'ho comperato in vista del festino che avevamo in programma in camera nostra l'ultima sera. Perché le ragazze gradivano i Five. Ma, ahimè, questo farà parte di un altro triste ricordo) mentre Jack un cd degli Slayer. Ricordo che nel booklet c'era un testo composto da qualche frase e alla fine una scritta recitava [noise]. Quindi siamo andati a questa festa da questo tipo. Le nostre care compagne avevano fatto in tempo a passare in ostello e farsi fighe per l'occasione, invece io e Jack siamo sudici ma non ci importa e prendiamo posto ad una tavolata. Mangiamo affamati le pietanze che ci vengono somministrate e beviamo una considerevole quantità di birra e vino. Alla fine della cena Jack, forse un po' alticcio non so, vede la nostra professoressa di tedesco parlare con un altro tizio mai visto prima ed esclama "ciò, trescon che nasse!" [toh, guarda! Una tresca che nasce!] e tutti ridiamo. Poi mi affaccio dentro la casa e trovo il padrone di casa che intrattiene le nostre compagne con qualche strumento, forse una chitarra, e tutti mangiano pasticcini, compresa la prof di inglese che ne ha uno in bocca e due in mano. Gio non so cosa stia facendo e lo cerco. Trovo però Jack, la Elena, la Chiara e la Veronica. Non so come abbia fatto, ma Jack ha in mano una bottiglia da qualche litro di vino e ci sediamo sui gradini che danno sul giardino. Non so come mai ma abbiamo entrambi un umore pessimo e frugando nelle tasche trovo un centesimo di marco che avevo trovato in terra quel pomeriggio. La Nappa mi aveva detto che mi avrebbe portato fortuna. Putroppo non ho notato miglioramenti così, con la bottiglia in una mano e il nichelino nell'altra, getto la moneta gridando qualcosa come "fanculo la fortuna". Jack si trova d'accordo e quindi gli passo la bozza. Gio ancora non si vede. Finisce la festa e torniamo tutti in ostello. Prendiamo un autobus, uno di quelli che fanno il giro notturno, mi accomodo stravaccato sui sedili dietro. Lì vicino si siede anche la Elena e penso che, diavolo, è proprio bella e mi addormento. Mi sveglio che ancora siamo in bus ma siamo quasi arrivati, per fortuna.

giovedì 5 luglio 2007

Ricordi di Berlino - Episode 2

In ciò che segue racconterò le cose così come mi vengono in mente, perché seguire un filo cronologico sarebbe troppo complicato, nel senso che non ricordo esattamente se un certo evento si è verificato prima o dopo un altro.
Una delle prime cose che ricordo è una delle prime sere, credo la seconda, in cui ci hanno portato in una delle 1000000 birrerie della città. Durante il tragitto si parlava del più e del meno, si facevano commenti alquanto stupidi sui fondischiena delle nostre compagne e si dialogava con loro degli argomenti più svariati, ma perlopiù di pettegolezzi. Quindi siamo entrati in questa birreria e abbiamo preso posto. Ricordo che io ero seduto ad un tavolo con Jack, la Elena e qualcun'altro. Gio era da un'altra parte, forse con le professoresse, forse con qualche altra compagna. Io e Jack ordiniamo una birra media e lo stesso fa la Elena: siccome è tutto scritto in tedesco e noi lo capiamo a malapena, ne scegliamo una a caso, la stessa per tutti e tre. Passano così i minuti e parlando e ridendo e scherzando io dico che questa birra è forte e rido e non so cosa sta dicendo Jack perché non lo sento ma anche lui ride e anche la Elena ride e non capisco cosa sta dicendo ma vorrei dirle che ha degli occhi bellissimi ma non faccio in tempo perché lei si alza e va da un'altra parte, al tavolo accanto, dove è ricomparso Gio. Io e Jack finiamo la nostra birra media tedesca e ci spostiamo vicino al tavolo dove ci sono gli altri ma quella dannata birra era tremendamente forte e quasi quasi ci ribaltiamo e ridiamo e io mi alzo per andare in bagno e la testa mi gira e vado al tavolo della prof di inglese e batto i pugni sul tavolo e grido "eora, quando ndemo in branda?" [e allora, quando abbiamo intenzione di ritirarci?] e lei mi risponde con un'altra domanda "Marco, ma stai bene?" e io la mando a quel paese e vado in bagno e mi guardo allo specchio e rido perché, diavolo, non è possibile che una birra, una sola birra, mi abbia ridotto così. Allora torno al tavolo e vedo Jack con la testa fra i gomiti e gli chiedo se sta bene, lui borbotta qualcosa e mi guarda, io sento baccano alla mia destra e mi giro e vedo la Elena che si è abbassata i jeans per far ammirare a tutti che aveva un neo sull'anca o sulla chiappa, non ricordo. Dico a Jack che quello è il nostro momento ma siamo così messi male che non sappiamo neanche dove siamo così ci viene un po' di tristezza ma viene il momento di pagare e facciamo perfino fatica a contare i marchi. Chissà come, facciamo giusto il conto, usciamo e l'aria fresca della notte berlinese ci rinfresca le idee. Così riprendiamo la strada per l'ostello, a braccetto per sorregersi l'un l'altro, come due ubriachi: ubriachi con una birra media. E la Elena è fresca come una rosa. Poveri noi.

Ricordi di Berlino - Episode 1

Non riesco a capire come, prima del 2003, riuscivamo ad usare Windows 98 (oppure il 2000). Sarà che ormai qualsiasi cosa, dai semplici programmini per scrivere, passando per i siti web fino ad arrivare ai programmi più avanzati, richiedono caratteristiche hardware elevate. Dico tutto quuesto perché in questi giorni, a causa della mancanza del mio PC, sono costretto ad usare un vecchio Celeron con Win98. Troppo lento, credetemi. Voglio il mio XP, diamine. Comunque, chissà come, sono riuscito a inserire alcune nuove foto. Beh, diciamo che le foto non sono nuove, ma le ho appena messe sul sito (solito link a destra). Si tratta di alcune fotografie della famosa gita a Berlino nel 1999, quando ancora eravamo sul treno. Chi sa di cosa sto parlando mi capisce, vero Soci? Comunque vi voglio raccontare di quella gita. Siccome ne sono successe di cose, penso che la scriverò a episodi, quelli più significativi. Insomma, quelli di cui parliamo ancora oggi mangiando club sandwich allo Stinger.
Tutto è cominciato alla fine della terza superiore quando è emersa la proposta di trascorrere una decina di giorni a Berlino all'inizio del successivo anno scolastico: una spesa poco superiore alle duecentomila lire ci avrebbe permesso di volare verso la capitale tedesca. La proposta comprendeva solo la nostra classe, essendo l'unica classe di "linguisti". Quasi tutti aderimmo: come vi avrò già detto (e come potrete notare dalle foto) la nostra classe era composta da 22 persone, tre delle quali erano maschi. Sempre noi tre: Jack, io e Gio. E 19, dico diciannove, femmine. Così, la mattina presto del 6 ottobre 1999 si partiva dal vecchio aeroporto di Tessera con destinazione Berlino. Evvai. Dopo aver fatto scalo a Francoforte, prendiamo il secondo aereo e, dopo circa un'oretta, siamo nella Capitale. Ci accoglie una tizia che si era occupata del viaggio, tal Mirna (chiamata affettuosamente "Nappa", per via di un naso esageratamente sproporzionato) che ci guiderà attraverso la città. Verso l'ora di pranzo siamo in un ostello della gioventù: alla reception distribuiscono le chiavi delle stanze. Le professoresse (quella, ovviamente, di tedesco e quella di inglese) stanno al terzo piano, con il resto delle ragazze. Noi, unici tre uomini, siamo al primo piano: la nostra stanza è in fondo ad un lunghissimo corridoio, al termine del quale c'è una porta di ferro. Aprendola non siamo ancora arrivati: dietro questa porta ci sono ancora alcune porte, questa volta con dei numeri. Cerchiamo il nostro ed entriamo. La stanza è piuttosto grande, con quattro letti a castello, un paio di armadi e una scrivania. Non perdiamo tempo e ci disponiamo sui letti: Gio e Jack su uno e io sull'altro. Su quello libero ci mettiamo le borse eccetera. Io cerco di individuare subito le prese per la corrente: devo attaccarci l'impianto composto da lettore CD portatile e casse da viaggio con alimentatore esterno. Parte la musica, Californication (uscito proprio quell'anno, colonna sonora della gita) e siamo felici di essere a Berlino. Ci aspettano 10 giorni di ferie e intendiamo approfittarne. Ora dobbiamo scendere: bisogna cominciare da subito la visita alla città.
Così, inizia la nostra avventura tedesca. Ora, a quasi otto anni di distanza, mi riesce difficile ricordare i posti esatti che abbiamo visto, a parte quelli più famosi: la classica Porta di Brandeburgo (alla quale, stranamente, non ho fatto nessuna foto), Alexander Platz, Potsdamer Platz, i rimasugli del Muro, Checkpoint Charlie, il Reichstag (sede del governo tedesco) e posti così. Ci siamo perfino allontanati da Berlino città, per andare a Potsdam, dove abbiamo ammirato il catello di Sans Souci di qualche dinastia reale e dove abbiamo scattato la foto di classe. Poi siamo andati a Sachsenhausen per vistare il lager, la cui entrata è visibile nella foto dedicata. Abbiamo visto inoltre una prigione che usavano i comunisti nella Berlino Est e ci hanno spiegato tutti i mezzi di tortura che essi inferivano ai nemici politici. Trucchi che non avevano niente da invidiare a quelli usati dai nazisti nei lager. Quella prigione, credemi, è un lager con il soffitto. Comunque, a parte queste tristi storie, volevo parlarvi del contorno, ovvero di quello che noi abbiamo fatto. Nei prossimi post, chiaramente.

martedì 3 luglio 2007

Letture impegnative

Beh, non pensavo che ci fosse così tanta roba da studiare per l'esame di Chicco. E' anche vero che metà degli argomenti li sapevo già, più o meno. Resta comunque il fatto che, ad esempio, i dischi di accrescimento (sottile e spesso) lui a lezione li ha fatti di sfuggita, mentre nel libro (Accretion Power In Astrophysics) ci sono ben due capitoli. E dire che sono "impestati" è dire poco. Quindi sono un po' di sere che mi diletto nella lettura di questi argomenti, talvolta conditi con qualche nozione di processi radiativi e come dessert qualche esercizio di Relatività, così per tenermi in allenamento. Mi piacerebbe farne almeno cinque al giorno, ma ovviamente non sarà così. Vedremo. Inoltre ho rispolverato un testo dell'anno scorso, A First Course In String Theory, e devo ammettere che alcuni capitoli sono effettivamente illuminanti. Ad esempio quello sulle stringhe relativistiche: ci sono dei calcoli impressionanti ma, se ci si fida dei risultati esposti nel libro, ne viene che è una lettura davvero interessante. Infatti proprio qui si parte con una sorta di quantizzazione dello spaziotempo (quello che si chiama "area functional for spacetime surfaces") e si procede con la derivazione dell'equazione del moto per le stringhe. Avrete sicuramente intuito che essa si ricava, al solito, dal principio di minima azione. Tuttavia la Lagrangiana che compare in quell'integrale è maledettamente complicata - compaiono, ad esempio, le coordinate nello spazio dei parametri che servono a parametrizzare lo spazio occupato da una stringa, compare un invariante della metrica in questo spazio, e cose così.
Bene, dopo avervi annoiato con questi discorsetti e notando che questo post fondamentalmente è inutile, vi anticipo che prossimamente stenderò le linee base per la "Rivoluzione del Sesso" ideata da Gio e sottoscritto. Ci si sente gente, vado a mangiare.
PS: siamo già in luglio. Lullio.