venerdì 30 maggio 2008

Color cut-out

Era da molto tempo che volevo provare anch'io quest'effetto e finalmente ce l'ho fatta. In effetti non è affatto difficile: fa tutto Photoshop. Questo è solo un esempio fatto su una foto vecchia (Tom, lo riconosci?) ma adesso che so come fare è solo questione di tempo. Come lo vedete?


Un altro esperimento digitale portato a termine con successo.

giovedì 29 maggio 2008

29 maggio

Sapete, oggi è il 29 maggio. Ormai è tradizione: maratona di link

Che post inutile, cavolo, che post inutile.
Oggi comunque è uscito un aggiornamento per Leopard, portandolo alla 10.5.3, ma purtroppo non riesco a configurare la stampante WiFi, mentre prima funzionava. Strano direi e anche molto fastidioso se posso aggiungere.

Vi lascio con una quotazione dal Fearful Symmetry che avevo accennato ad Ema qualche tempo fa e che trovo senz'altro vera.
[Parlando a proposito di grandi teorie come la Relatività di Einstein] "Theories should lead the theorists, and not the other way around. [...] This is in sharp contrast to phenomenological theories, contructed simply to 'explain' a given phenomenon. Theorists craft theories to fit the data, and get out as much as they put in. They lead their phenomenological theories, rather than the other way around. Such theories may be of great practical importance, but typically, they tell us little, if anything, about other phenomena, and I find them to be of no fundamental importance."

mercoledì 28 maggio 2008

NEW SHIT!!!

Signori, sono tornato. Non me n'ero mai andato, in effetti. Però sono tornato con un nuovo pezzo fresco fresco, cattivo cattivo, intitolato Corro, disponibile su MySpace. Alcune cose su questo brano. Il beat, innanzitutto, l'ho fatto tutto io, questa volta anche la batteria. In effetti in alcuni punti si sente che non è proprio perfetta, e avrei senz'altro potuto sistemarla. Tuttavia, dopo diversi ascolti, mi ha preso bene la leggera irregolarità nei battiti e quindi ho deciso di tenerla così, molto grezza e distorta. Poi anche il suono dell'organetto è uno spettacolo, è davvero cattivissimo, merito del filtro distorsione che ormai applico a qualsiasi cosa! Anche al basso, ovviamente: se disponete di un impianto con un buon sub-woofer vi consiglio caldamente di alzare il volume a palla e mettere una mano sulle finestre: tremeranno!
Per quanto riguarda il testo, invece, si può benissimo sentire che esso è diviso in due parti. La prima, scritta qualche tempo fa, è quella che sostanzialmente da il titolo al pezzo. La seconda parte, invece, è un po' diversa come contenuti, però mi piaceva il contrasto tra il testo un po' "sdolcinato" e il beat aggressivo. Che altro dire? Beh, inizialmente pensavo di fare un pezzo completo (3 strofe e 3 ritornelli), poi però ho optato per una singola strofa senza ritornelli, perché la base è troppo ostile. Non è detto che non ne faccia un remix. Però per i ritornelli mi servirebbe una voce femminile: c'è nessuna disposta a calarsi in questo ruolo?
Il mio forno sta cucinando un altro pezzo, manca solo il ritornello e una base giusta. Comunque, tempo al tempo. Intanto beccatevi il pezzo sul MioSpazio!

PS: al solito la qualità del brano me l'hanno ridotta. Scaricatelo, si sente nettamente meglio.

lunedì 26 maggio 2008

Sfortuna

Unfortunately, most human relationships are not covariant in time (and most certainly not invariant).

mercoledì 21 maggio 2008

Proprio un bel libro

Il libro che sto leggendo è meraviglioso, a tratti illuminante. Fa riflettere su argomenti sottili che raramente ci capitano sotto gli occhi. E poi dice cose che io sono anni che vado in giro a raccontare, ma tutti mi prendono per matto, sbagliando. Ma andiamo per ordine.
Il libro si intitola Fearful Symmetry, edito da Princeton Science Library (non so se ne esista una versione in italiano ma ne dubito), e come sottotitolo recita "The search for beauty in modern physics", insomma, argomenti con io ci vado a nozze. Il linguaggio dell'autore, Anthony Zee, è a volte chiarissimo, mentre in altri casi si fa fatica a stargli dietro. Come tutti i saggi scientifici che parlano di fisica teorica, credo che sia un po' difficile per un neofita, a digiuno da concetti astratti e del tutto privo delle conoscenze necessarie, riuscire a capire per filo e per segno tutte le pagine del libro. Certo, può sempre fidarsi di ciò che viene scritto, però, se me lo permettete, non è un grande affare questo. Comunque, nel mio caso, mi sta servendo molto: non tanto didatticamente (ahimè), quanto piuttosto come arricchimento culturale e possibilità di pensare e vedere le cose in modo diverso. Mi spiego meglio con un esempio.
Se andate a scavare tra le pagine di questo blog, ad un certo punto vi imbatterete nella violazione della parità delle interazioni deboli, ovvero il fatto che queste forze sono in grado di distinguere la destra dalla sinistra. La manifestazione nel mondo microscopico di questo fatto è l'esistenza di neutrini sinistrorsi mentre sono assenti quelli destrorsi. Cosa significa? Beh, che tali particelle possono ruotare solo in un senso e non nell'altro e tale proprietà è la chiralità. Ebbene, nel libro leggo che la chiralità è una proprietà caratteristica delle particelle con massa nulla. Perché? Ecco: supponiamo di avere un particella con una certa massa che si muove in una certa direzione, diciamo verso destra. Prendiamo un osservatore e mettiamolo su un aggeggio in modo tale che si muova anch'esso verso destra, solo con una velocità maggiore. Dunque, dal punto di vista dell'osservatore, la particella si muove verso sinistra (cioè si allontana sempre di più da lui, quindi è come se si muovesse in direzione opposta, cioè verso sinistra). Dal momento che la chiralità è definita come la direzione di rotazione della particella rispetto alla sua direzione del moto, l'osservatore e la particella saranno in disaccordo su quale chiralità attribuire alla particella, qualunque sia il suo verso di rotazione. Tuttavia, una particella priva di massa, come il neutrino, per definizione deve muoversi alla velocità della luce. Perciò, essendo la velocità della luce la massima permessa, nessun osservatore sarà in grado di superare la particella e muoversi a velocità superiore. Quindi, la chiralità della particella è una sua proprietà intrinseca.
Vedete? Ci avevate mai pensato prima? Beh, io sinceramente no, perché essenzialmente non mi ero mai posto il problema. Questo libro sulle simmetrie è proprio quello che ci voleva.
Poi, come dicevo poco sopra, questo libro dice anche alcune cose che io sostengo da tempo, come quella secondo cui una teoria fisica non viene creata ma solamente scoperta, in quanto sempre esistita. Le mele cadono oggi, come cadevano al tempo dei romani, come cadevano quando Newton formulò la sua Gravitazione Universale. L'ha formulata, appunto, non creata. Un'altra cosa che ho trovato compatibile con i miei pensieri è il fatto che al liceo - o comunque alle scuole superiori - la fisica e la matematica vengono insegnate come delle cose da sapere, da conoscere, senza preoccuparsi di dare giustificazioni del perché le cose stanno così; tanto meno si fa notare la bellezza della simmetria (e antisimmetria) delle leggi della natura. E' infatti provato che in alcuni casi, almeno in quelli che interessano a noi fisici, i concetti di bellezza e simmetria sono strettamente legati tra di loro: una legge è bella se è simmetrica e - questa è la figata - più simmetria c'è e più la legge è semplice. Ma di questo ne parlerò un'altra volta, assieme al fatto che la teoria della relatività non è affatto una teoria nuova, come spesso viene fatto erroneamente credere.

martedì 20 maggio 2008

Untitled

Sta notte ti ho sognata. Eri bellissima, come non ti avevo mai vista prima. Ho aperto gli occhi e c'era solo il buio della mia stanza, il silenzio della mia vita.
Allora ti ho pensata. Ho realizzato, tutto quanto, d'improvviso. Il quadro era completo.
Così, deluso, ho richiuso gli occhi.

lunedì 19 maggio 2008

Solo adesso capisco

Devo dire che più mi ci metto e più scopro cose nuove. Non sto parlando di CCD per l'astronomia, tantomeno di QCD o altra fisica teorica. Sto parlando – e se non è zuppa è pan bagnato – di fotografia. Come in tutte le cose, del resto, capita che più si scava e più i dettagli nascosti vengono in superficie. E dire che quando ho cominciato ad affacciarmi a quest'arte – perché solo adesso capisco che di questo si tratta – non avrei mai pensato che ci fossero così tante piccole cose da dover tenere in conto quando si vuole avere una buona fotografia. Io ho sempre pensato che servisse il luogo giusto, un luogo diverso da quello a cui siamo abituati, un luogo in cui tutto acquista una nuova luce, più profonda, più speciale; insomma, un posto nuovo da dover per forza fotografare. Ma quella non è fotografia; quella non è arte; è semplicemente congelare un istante, una scena, una piazza, una chiesa, un monumento.
La fotografia è altro, è arte, appunto. E all'arte non serve una scena speciale, un posto nuovo e sconosciuto; certo, a volte aiuta andare in un posto nuovo: si possono trovare punti di vista diversi, che gli abitanti del luogo magari non ci hanno neanche mai pensato o hanno fatto finta di non vedere. Questo meccanismo è difficile se applicato ai posti conosciuti, perché con l'andare del tempo siamo abituati a vedere quella chiesa, ad esempio, come un semplice edificio adibito a preghiera. E invece scommetto che se lo stesso luogo lo vedesse un estraneo – magari un fotografo – cambieremmo idea all'istante vedendo le sue foto. Non so se mi sono spiegato, ma secondo me è così.
Comunque, dicevo, più approfondisco e più scopro quanto lavoro ci sta dietro per un buono scatto. Ci sono un sacco di cose da valutare attentamente, la prima delle quali è la composizione, ovvero ciò che entrerà nella foto. Mio nonno mi diceva “la fotografia è quella che vedi nel mirino”. Niente di più vero: la foto finale non è quello che vediamo noi ma è quello che vede la fotocamera – sia che si parli di digitale, sia di pellicola. Un esempio? Le foto sono bidimensionali, mentre il mondo è tridimensionale. Quindi, soprattutto in fotografie di paesaggi, si deve trovare un qualche modo per far vedere questa cosa, per dare risalto alle tre dimensioni. E per far questo si deve giocare con lo spazio, con il tempo, con la luce. Ed è solo una delle altre mille cose da tenere a mente.
La conseguenza de “la fotografia è quella che vedi nel mirino” è il fatto che il fotografo deve trasmettere a chi guarda le sensazioni che l'hanno portato a scattare, a ritrarre, quel momento, quell'oggetto. Se ciò non accade non si può parlare di fotografia, io credo. Quindi comporre una foto non significa semplicemente inquadrare un oggetto o una scena e scattare; significa trovare il modo perché quell'oggetto o quella scena trasmetta qualcosa a chi la osserva. Alla luce di questo, è ovvio che il 99% dei miei scatti è, come dico, un insieme di scatti. Le mie foto non trasmettono niente, nessuna sensazione, perché quando le ho scattate non pensavo a questo, ma avevo una concezione diversa della fotografia. I miei scatti sono solamente un congelamento di istanti che, seppur interessanti, non dicono niente.
Oltre alla composizione bisogna anche fare in modo che l'emozione venga trasmessa in modo corretto. Ad esempio, se voglio immortalare un tramonto con un bel gioco di luci sulle nuvole, è ovvio che la foto risultante deve essere esposta correttamente, cioè non troppo chiara altrimenti i toni alti vengono bruciati, né troppo scura. Ho parlato di esposizione, ma potevo anche parlare di profondità di campo, di messa a fuoco e così via. Insomma, dietro un'emozione ci stanno tantissimi dettagli tecnici, parametri e impostazioni da controllare e aggiustare di volta in volta, a seconda delle condizioni di luce del luogo prescelto per lo scatto.
Come dicono i fotografi, “fotografare significa disegnare con la luce”: niente di più vero, ancora una volta. La luce è la nostra migliore amica e il nostro compito è guidarla dove noi vogliamo, come noi vogliamo.
In questo, il digitale offre possibilità molto più ampie della pellicola, soprattutto ai meno esperti. A pellicola, una volta scattato, non si può più tornare indietro: hai un solo scatto buono, non si sgarra. Al massimo ne hai 36, ma non di più. Poi, le regolazioni dei colori, contrasto, nitidezza, sensibilità eccetera sono vincolati alla pellicola in uso. Non puoi usare per uno scatto una pellicola, per un altro un'altra pellicola (lo puoi fare se hai diverse macchine a disposizione).
Con il digitale hai più margine di errore, sia in fase di scatto sia nella post-produzione. In fase di scatto puoi rivedere subito la foto e, se fa schifo, la butti e ricomponi; puoi inoltre regolare le impostazioni della fotocamera in modo preciso per ogni condizione di luce, senza dover cambiare macchina. Un enorme risparmio di tempo (e di soldi, visti anche i costi dei rullini e il loro sviluppo). Poi, in post-produzione, uno scatto mal riuscito è facilmente recuperabile con i moderni software di editing fotografico.
Insomma, ho soltanto scoperto la punta di un iceberg e sto apprestando ad sommergermi ed andare più a fondo. Mi scuso per questa mia fase monotematica che mi porta a parlare prevalentemente di questi argomenti e, pensandoci, forse è meglio che io apra un blog solo per questo genere di cose. Spero che il prossimo post sia per voi fonte di divertimento – se non lo è stato abbastanza questo famoso video.

sabato 17 maggio 2008

Sperimentando...

Sì, avete ragione, sto sperimentando poco. Il motivo è che non ho molto tempo, sapete, siamo agli sgoccioli dell'anno scolastico e le richieste di ripetizioni fioccano da tutte le parti, tant'è che sono costretto, molte volte, a rifiutarle. Ed è un peccato perché sono soldi facili con sforzi minimi, però non posso fare solo quello, no? Anche il basket è quasi finito, però ci sono i tornei di fine anno da organizzare, camp estivi da preparare e, nel frattempo, gli allenamenti infrasettimanali continuano. Poi c'è il solito fatto che c'è da studiare, quindi il tempo libero si riduce ulteriormente.
Comunque, fortunatamente, sono riuscito a sperimentare qualcosa in questi giorni – parliamo di fotografia, ovviamente – e vado ad esporvi i risultati. Partiamo con la richiesta di qualche tempo fa di Sushi, che voleva una dimostrazione del fatto che il filtro polarizzatore elimina i riflessi “di te che fai la foto ad un vetro”. Ebbene, testando a fondo il filtro ho verificato che questo non succede, o meglio, non li elimina completamente. In particolare quando si fanno foto in controluce oppure con il sole alle spalle i riflessi non vengono eliminati. Solamente fotografando con il sole all'altezza delle spalle si ha il massimo effetto del filtro. Comunque, ritornando al discorso dei riflessi, vi faccio vedere queste foto (pessime, lo so, ma è tanto per capire l'effetto del filtro) scattate senza il sole.
La prima l'ho scattata senza filtro e si nota, infatti, il riflesso del copriletto:


La seconda, con il filtro montato, l'ho scattata ruotando il piano di polarizzazione affinché ci fosse il massimo nella trasmissione delle luce: infatti appare nuovamente il riflesso del copriletto:


Infine, l'ultima foto l'ho scattata con il filtro ruotato affinché si avesse il minimo di luce, quindi l'effetto di riflessione non c'è (a dire il vero ce n'è un po', ma è molto meno visibile rispetto agli altri due casi):


Forte, nevvero?
L'altro test riguardava i riflessi sull'acqua, ma non ho foto molto interessanti da mostrarvi: vi basta sapere che effettivamente con il filtro non si vedono riflessi.

L'ultima cosa che ho sperimentato è relativa all'uso dello zoom ottico dell'obiettivo. In pratica, ponendo un tempo di posa non troppo corto (io ho usato ad esempio 1/40) è possibile ottenere degli effetti abbastanza carini semplicemente ruotando lo zoom dell'obiettivo, effetti come quello della fotografia sottostante:


Ovviamente non dovete guardare i soggetti delle foto, perché si tratta di test! Alla prima occasione intendo sfruttare queste poche tecniche per vedere cosa si può fare di interessante.
Saluti.

UPDATE: in tema di sperimentazioni, beccatevi sto video.

martedì 13 maggio 2008

Principio di gauge in QCD

Volevo questa volta continuare il discorso che avevo lasciato a metà qualche tempo fa quando parlavo della simmetria SU(3) rispettata dalle interazioni forti. In effetti mi devo correggere, o perlomeno precisare un po' meglio come stanno le cose. Se vi ricordate, avevo scritto che dato che i colori sono 3, il gruppo di simmetria è l'SU(3). Giusto. Però ho anche detto che i sapori si presentano in 3 generazioni e ce ne sono 2 per ognuna. Vero anche questo. Però i sapori in totale sono 6 (up, down, charm, strange, bottom, top), per cui non è vero che anch'essi rispettano la SU(3). Beh, se presi in due gruppi di tre sapori ciascuno sì. Questo è quanto avevo fatto nel post “Creare Adroni”, cioè avevo assunto i barioni e i mesoni composti solamente dai quark u, d ed s. Questi 3 obbediscono alla SU(3), così come fanno gli altri 3, c, b e t. In totale, quindi, il gruppo di simmetria che governa le dinamiche dei sapori è l'SU(6). Inoltre questo viene “alterato” soltanto dalle interazioni deboli, le uniche in grado di modificare il sapore di un quark. Ma siccome ho detto che i sapori sono 6, due per ogni generazione, il gruppo di simmetria netto delle interazioni deboli è l'SU(2). Infatti le interazioni forti agiscono solo sul colore, ed è per questo che la cromodinamica quantistica (QCD) rispetta la SU(3): la rispetta perché sono i colori a rispettarla. Spero di essere stato chiaro, perché è pure una formalità però è abbastanza importante.
Detto questo, adesso devo riportare la vostra delicata memoria sulle trasformazioni di gauge. So che sono cose che ho scritto un sacco di tempo fa, però servono molto. In particolare serve il principio di gauge che è una sorta di principio di equivalenza (e anche qui dovreste ricordare il mio post sul principio di equivalenza generalizzato). Tale principio sostiene che è praticamente impossibile distinguere lo stato di una particella descritto come interazione di essa con un campo e lo stesso stato descritto come moto libero della particella con un cambiamento locale nella fase della sua funzione d'onda. So che a prima vista può sembrare arabo, soprattutto agli amici non-fisici, ma se ci pensate bene non lo è. Ora, non sto a spiegare questo fatto, che lo si trova ovunque in letteratura, piuttosto al suo legame con la QCD.
Il discorso qui si fa tortuoso ma spero comunque che si riesca a capire almeno l'idea di fondo. Partiamo con il caso più semplice delle interazioni tra fermioni e luce, descritte dalla QED. Le trasformazioni di gauge della QED obbediscono alla simmetria U(1), cioè l'equazione d'onda di una particella libera rimane la stessa se ruotata di una certa fase. Abbiamo quindi un solo parametro libero, ovvero la fase della funzione d'onda della particella che può variare in modo da mantenere invariata la forma dell'equazione d'onda (è quello che si diceva a proposito della covarianza dell'equazione di Schrödinger). Le trasformazioni U(1) sono abeliane, nel senso che non c'è differenza rispetto all'ordine in cui opero le rotazioni (ricordo infatti che un cambiamento di fase matematicamente si traduce nell'introduzione di un termine esponenziale nella funzione d'onda, dove l'esponente, a parte qualche fattore moltiplicativo, è la fase). L'invarianza, o meglio covarianza, della QED rispetto a queste trasformazioni è espressa dalla derivata covariante, che contiene implicitamente la simmetria U(1) dei campi di gauge dei fotoni.
Per le interazioni forti le cose si complicano, in quanto i colori sono tre. Mentre prima avevamo un solo parametro libero su cui poter operare, adesso ne abbiamo tre. La conseguenza è che le rotazioni in questo spazio tridimensionale, detto interno, non sono più indifferenti all'ordine in cui le si effettua, ma dipendono fortemente da questo. Si parla cioè di trasformazioni non-abeliane. Analogamente a quanto si fa in QED, anche in QCD si sfrutta il principio di gauge e si introduce una nuova derivata covariante, la quale, adesso, deve rispettare la simmetria giusta, non più la semplice U(1). Tale simmetria è la famosa SU(3) che entra nella derivata di gauge tramite i generatori del gruppo. Se si fanno i calcoli, la proprietà di non-commutatività di queste matrici (che non c'era nella QED perché il gruppo U(1) è commutativo) fa sì che compaia un termine aggiuntivo nella trasformazione dei campi di gauge che, ora, non è più uno solo – quello elettromagnetico, cioè il fotone – ma sono otto, corrispondenti cioè al numero dei generatori indipendenti del SU(3).
Questo termine aggiuntivo è composto da campi di gauge, i gluoni, e quindi descrive fisicamente le auto-interazioni dei gluoni, possibili sono in QCD e dovute alla non-commutatività del gruppo dei colori.
Tale auto interazione è la presunta causa della proprietà di libertà asintotica dei quark. Questa proprietà, caratteristica ancora una volta soltanto delle interazioni forti, stabilisce che la costante di accoppiamento forte è inversamente proporzionale al quadri-impulso scambiato tra due quark, cioè in pratica alla loro energia. Una costante che non è affatto costante, insomma. E poiché minore è la costante minore è l'accoppiamento, se ne deduce che l'accoppiamento-zero avviene asitoticamente per energie infinite, da qui il termine libertà asintotica. Ora, il motivo di questa asintoticità può essere ricercato nelle auto-interazioni continue dei gluoni che, di fatto, impediscono lo scambio di quark liberi. Tuttavia non è così semplice risolvere questo problema e un modo per farlo è costituito da una variante della QCD 'classica', detta “QCD su reticolo” (in inglese lattice QCD): in poche parole il campo viene quantizzato assumendo che lo spazio sia diviso in griglie, i reticoli, e su questo si costruiscono i campi di gauge dei gluoni. Dicono che questo modo di trattare le cose fornisce la spiegazione cercata per la libertà asintotica dei quark. Ovviamente questi non sono argomenti alla mia portata, quindi davvero non se so di più.

domenica 11 maggio 2008

10.5.2

Ecco perché ho deciso di passare a Mac OS X 10.5.2, in arte Leopard.


Di tutte le novità introdotte in questa versione di di OS X (Apple parla di più di 300 nuove funzioni), ce ne sono un paio che mi hanno seriamente convinto nel passaggio. Una di queste è quella che vedete nell'immagine, ovvero il cosiddetto CoverFlow, in pratica un sistema inedito di visualizzare i documenti di ogni cartella. Infatti in Tiger mancava questa opzione e io ne sentivo il bisogno, soprattutto per quanto riguarda le foto: una visualizzazione di questo tipo mostra subito il file, senza bisogno di aprirlo. E qui c'è l'altra grandissima novità che mi sarà stra-utile: vedete quell'iconcina nel Finder a forma di occhio? Bene, quello è il tasto per la visualizzazione rapida ed è davvero una genialità. In pratica mostra il contenuto di un file senza aprirlo, sia esso un documento di testo, un PDF, una PPT o, meglio ancora, una foto. A questo proposito c'è anche la funzione che permette di importare la foto direttamente in iPhoto con un semplicissimo clic. Insomma, sono davvero contento di questo nuovo OS, anche se appena l'ho installato (quindi era la versione 10.5.0, senza aggiornamento) le ventole andavano a manetta. Adesso funziona tutto a dovere anche per il fatto di aver passato circa un'ora ad aggiornare tutto.

sabato 10 maggio 2008

Updates

Beh, devo dire che per un momento mi è venuta voglia di formattare il Mac e installare il nuovo OSX Leopard. Mi chiederete: “E perché non l’hai fatto?” Avete ragione, perché non l’ho fatto? Il motivo è presto spiegato: non ho nessuna voglia di dover reinstallare tutti i programmi di nuovo, in special modo IRAF, che non ho ancora capito se è Leopard-compatibile. In compenso, ho provato con mano che con i DVD nella confezione del Mac posso reinstallare la suite iLife 08 (soprattutto GarageBand e iPhoto che per me sono indispensabili), la versione di prova di Microsoft Office 04 e il trial di iWork 08, con il quale sto in effetti scrivendo. E devo ammettere che è davvero una bomba questa suite di programmi. In particolare Pages, l’equivalente di Word: impressionante la semplicità e l’efficacia del programma. Abituato com’ero a NeoOffice, non mi ricordavo più cosa significa utilizzare programmi pensati apposta per il Mac. E penso proprio che lo comprerò questo iWork 08, anche se da qualche tempo è uscito Office 08 che, dicono, è anche meglio dei programmi Apple. Comunque, adesso per 30 giorni lo proverò a fondo, cosa che non avevo fatto in precedenza perché ritenevo inutile usare un programma a pagamento come iWork quando si possono avere le stesse funzioni con un open source come NeoOffice o OpenOffice. A proposito di quest’ultimo, in questi giorni è uscita la versione 3.0 ancora in fase beta. Quasi quasi la provo perché, dicono, non ha più bisogno dell’ambiente X11 e sembra essere decisamente un passo in avanti rispetto a NeoOffice che, ricordo, è ancora alla versione 2.2. Comunque, dicevo, pensavo di acquistarlo. Tuttavia ho scoperto una cosa che, ahimè, ha fatto precipitare la mia considerazione nei confronti di iWork: non si possono inserire formule matematiche. Cioè, mi spiego meglio. Avete presente quel pessimo Equation Editor che c’era nell’Office di Windows? Ecco, qui non c’è. Per poter inserire una formula bisogna prima scriverla con LaTeXiT e poi incollarla come se fosse un’immagine. Bello, sì, ma a dir poco scomodo. Quindi credo che mi terrò il mio bel NeoOffice gratuito, al massimo il nuovo OpenOffice 3.0.
Inoltre da qualche giorno è uscita anche la nuova versione di Messenger per Mac, aggiornato alla versione 7.0. Le novità rispetto alla precedente versione sono pressoché inesistenti, eccezion fatta per la possibilità di modificare i nicknames dei contatti, un’icona abbastanza bruttina e altre cose di poco conto. Manca ancora l’implementazione della video/audio chat.
Anche il Gimp è stato aggiornato alla versione 2.4.5, ma anche qui le migliorie sono da attribuire alla correzione di alcuni bug della versione precedente.
Preso dalla foga degli aggiornamenti, ho installato anche le nuove versioni dei programmi di post produzione fotografica della Canon, compresi nella confezione della 350D. In particolare si tratta di Image Browser e Digita Photo Professional, quest’ultimo molto efficace per modificare le immagini RAW. Anche PhotoShop è in grado di farlo, ovviamente, ma il programmino Canon RAW Image Task è particolarmente funzionale e veloce.
Ho inoltre fatto una bella pulizia di tutta la robaccia che avevo installata che non serviva a niente, tipo i programmi che installi perché a prima vista ti sembrano una figata della serie “ma come ho fatto a stare senza finora?” e poi ti accorgi che li hai usati solo una volta e forse neanche quella. Quindi via nel cestino un sacco di applicazioni “doppie”, tipo Skim per leggere i PDF - personalmente mi trovo meglio con il classico Adobe Reader aggiornato anch’esso all’ultima versione, cioè alla 8.1.2.
Ah, last but not least, quelli di Gmail hanno aggiornato anche la versione italiana alla 2.0, così adesso funziona tutto anche su Safari, mentre prima mi vedevo costretto ad usare la versione inglese o Firefox. Tuttavia a me piace di più Safari, anche perché adesso è uscita la versione 3.1 che è molto veloce, un vero passo in avanti rispetto a Firefox che sarà anche compatibile con tutti i siti web ma è molto lento sia all’avvio sia durante la navigazione.

giovedì 8 maggio 2008

Il cinque di giugno

Oggi avevo una riunione dopo il basket, in un posto a circa una decina di km dalla palestra. Ero senza voce perché quei bimbi mi fanno diventare matto, anche se erano "soltanto" in quindici. Sono salito in macchina in fretta e furia perché ero in ritardo per la riunione. 
In palestra, dopo la mia ora di allenamento, c'è una partita amichevole dei bimbi più grandi dei miei, ma il loro istruttore è in ritardo e non posso andarmene. Quindi rimango e approfitto per accendere il tabellone segna-punti e aggiustare altre piccole cose. 
Una volta arrivato anche l'altro istruttore, scappo di corsa - e credo di aver fatto il record nel secondo settore del tracciato: nel primo sono stato frenato da una Punto bianca che procedeva a passo d'uomo, mentre nel terzo, beh, dovevo attraversare un centro abitato alle 18.30 del pomeriggio.
Comunque, il risultato netto è che arrivo (in ritardo) alla riunione. Parcheggio quindi molto velocemente e, in un modo assai sbrigativo, prendo le mie cose e scendo dall'auto. Mi precipito al cancello, suono, mi aprono e percorro il vialetto a tutta velocità. Nella stanza, trovo i miei colleghi seduti al tavolo che mi stanno aspettando. Ma, un momento: c'è una presenza femminile che mi turba assai. Una ragazza nuova, mai vista prima, e mi sembra un angelo in terra.
Scattano le presentazioni e, come spesso accade, dopo dieci secondi già non ricordo più il suo nome. Accidenti, dovrei prestare attenzione alla gente che mi parla, soprattutto se sono ragazze. 
E così iniziamo la riunione. Il coordinatore inizia il suo discorso e, dopo il primo minuto, la mia attenzione si sposta sulla nuova arrivata. Ho preso posto di fronte a lei, anche se un po' spostato verso destra, così adesso la posso vedere bene: mora, capelli a caschetto, occhi verdi, incredibilmente belli e profondi, porta una t-shirt colorata con i disegni di un qualche fumetto, una collana di grosse perle blu abbinata agli orecchini e, forse, dei jeans. La sua voce è incantevole, semplicemente soave, per nulla acuta ma neppure troppo grave. Ha un modo di fare delizioso, molto pacato e garbato, ma anche spiritoso e simpatico. Bellissimo sorriso; quando parla è completamente immersa nelle cose che dice, i suoi occhi si posano, di volta in volta, su quelli dei suoi interlocutori e ogni tanto si inumidisce le labbra con la lingua. Semplicemente deliziosa.
Di tutta la riunione avrò ascoltato sì e no cinque minuti su un'ora e mezza, giusto quando ha parlato la sconosciuta, mentre mi crucciavo su quale potesse essere la sua storia. Avrà il fidanzato?, la prima classica domanda. E poi, di dov'è?, quanti anni ha?, cosa fa?, e cose così. 
Decido che: ha 19 anni, vive in un paese di campagna, non viene di certo da Mestre o da qualche altra città, ha frequentato presumibilmente un liceo, forse un classico oppure uno scientifico, sì senz'altro dev'essere scientifico. Attualmente studia economia o lingue a Venezia, oppure fa psicologia a Padova. Probabilmente è fidanzata, oppure le piace un ragazzo, perché controlla frequentemente il cellulare. E non è per vedere l'ora, perché porta l'orologio. Quindi deve essere in un qualche modo sentimentalmente legata. 
La riunione finisce, e per la prima volta penso che è un peccato perché mi sarebbe piaciuto poter continuare a conversare amabilmente con questa ragazza. Ma ci saranno altre occasioni. La prima, il cinque di giugno.

mercoledì 7 maggio 2008

Ma cosa sono i nostri problemi in confronto a quello che è successo qui?


Che il Signore li assista.

domenica 4 maggio 2008

Prove col filtro

Come promesso, ho fatto alcune prove con il filtro polarizzatore nuovo. Devo dire che inizialmente la differenza non la si nota con il filtro montato quando si va a scattare, però, una volta a casa davanti al computer, il suo effetto lo si vede eccome. Ma spieghiamo meglio di cosa si tratta, visto che c'è un po' di fisica sotto.
La luce, il cui nome alternativo è "onda elettromagnetica", presenta un grado di libertà detto polarizzazione. Le onde elettromagnetiche sono praticamente formate da due componenti: una elettrica e l'altra magnetica, come si può facilmente indovinare dal nome, e tra di loro formano un angolo di 90 gradi. Queste componenti oscillano e, man mano che l'onda si propaga, formano ciascuna di esse un piano su cui in ogni istante è possibile individuare separatamente il vettore campo elettrico e il vettore campo magnetico, come si vede in questa figura. Questo piano, nel caso del campo elettrico, è detto piano di polarizzazione. Il caso in figura è il più semplice possibile, in quanto il vettore del campo elettrico oscilla sempre in un piano. Può però accadere che l'oscillazione del vettore campo elettrico non resti confinata in un piano ma, ad esempio, assume valori diversi in punti diversi. Può quindi avvenire che il vettore campo elettrico, mentre oscilla, descriva figure geometriche quali cerchi, ellissi e altre cose del genere. Se forma un cerchio, si parla di polarizzazione circolare.
La luce Solare non ha una polarizzazione predefinita, e quindi il piano di polarizzazione può cambiare continuamente, variando di punto in punto a seconda delle condizioni (ad esempio, a seconda che la luce si propaghi in aria, acqua, vetro eccetera; insomma, a seconda del mezzo). Ne risulta che molte volte nelle foto sono presenti riflessi, i colori non sono bene saturi ma sono "sfumati", eccetera.
Il filtro polarizzatore cosa fa? In pratica esso è costituito da una serie di "lamelle" microscopiche che fungono da fenditure: esse lasciano passare solo un tipo di luce, a seconda del piano di polarizzazione. Ne consegue che esistono vari tipi di filtri, a seconda della polarizzazione.
Io ho preso il polarizzatore circolare ed è costituito da due lenti: su una c'è il filtro vero e proprio ed è possibile ruotarla, l'altra è un comune vetro. Ruotando il filtro cambia il piano di polarizzazione e cambia, di conseguenza, la quantità di luce che entra.
Quindi veniamo alle mie prove di ieri. Per l'occorrenza mi sono recato sulle belle alture vicino a Montebelluna, a una decina di chilometri circa da Valdobbiadene. In particolare nella località denominata Mercato Vecchio. Ecco due esempi della differenza tra foto con o senza filtro.

In questo primo esempio notiamo chiaramente che la foto di sinistra è stata scattata senza filtro, mentre l'altra con. Notate il cielo: in quella di destra è molto più saturo, in quanto sono stati eliminati i riflessi della luce con l'atmosfera.

Anche qui la differenza tra sinistra (senza filtro) e destra (con) salta agli occhi. Prendete le nuvole: molto meglio definite in quella di destra. Anche se è difficile notarlo, anche i riflessi sulle macchine sono diversi e meno marcati quelli nell'immagine di destra.

Un bilancio? Sicuramente un valido acquisto. Adesso non mi resta che sperimentare con vari angoli del piano di polarizzazione.

sabato 3 maggio 2008

Night photowalk

Ora che sono in pace con la coscienza, posso parlare d'altro.
Mi sono preso questi due giorni di "ferie", dopo le ultime fatiche universitarie, quindi ho un po' di tempo, finalmente, per dedicarmi alla fotografia. Non so se anche dalle vostre parti è così, ma qui in Veneto il tempo è abbastanza buono: ieri e oggi due giornate molto belle. Ieri sera, ad esempio, non faceva né troppo freddo né troppo caldo: insomma, si stava benissimo. Un clima adatto ad una photowalk notturna da qualche parte. Sono stato incerto fino all'ultimo, in quanto mi manca il treppiedi. Beh, in effetti ne ho uno, quello che ho usato fino adesso, però ha il piccolo difetto che perde pezzi. Inoltre è abbastanza vecchio e non molto stabile. Però, in mancanza d'altro, va più che bene. Quindi ho detto: chissenefrega, sta sera si mette in moto la 350D e la si spreme. 
Dunque, rapida ricarica alla batteria, spompettata all'obiettivo, e via in macchina direzione Treviso. Mi pare di avervi già detto che Treviso è una delle mie città preferite, anzi, forse proprio proprio LA preferita. Bellissima: per le vie del centro, tra vicoli, calli strette, torri, palazzi, mulini ad acqua, canali, piazze, piazzette eccetera, ho fatto incetta di fotografie. E, diavolo, non posso che essere stra-soddisfatto della fotocamera che ha fatto egregiamente il suo lavoro. Le prime foto sono già su Flickr, se volete vederle. 
Certo, a vedermi girare con il cavalletto e la macchina al collo, non si poteva dire che non fossi un personaggio, come ha fatto prontamente notare Jack vedendomi conciato in quel modo. Però, ragazzi, penso che lo sforzo sia valso a qualcosa, no? Tenete presente che le foto migliori devo ancora metterle in rete.

Anche oggi, quindi, è una bella giornata. Sta mattina auto-regalo: ho comprato un filtro polarizzatore circolare da anteporre all'obiettivo per ridurre i riflessi e ottenere colori più saturi. Oggi pomeriggio, andrò a provarlo da qualche parte e vi mostrerò i risultati.

Premiazioni

Eh, mi sa che adesso devo proprio ringraziare due persone:
- Jack: è stato il primo a mandarmi il premio "Dieci e lode" e mi sono sempre dimenticato di metterlo nella barra laterale.
- Filippo: perché è stato il secondo a mandarmi tale premio e mi ha fatto ricordare che mi ero scordato di metterlo nella barra laterale.
Quindi:

Che cos'è?

"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?

Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");

2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;

3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");

4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");

5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.

Ora, io dovrei linkare anche quelli che vorrei premiare io, quindi:
- Jack: per essere stato il primo a regalarmi questo premio e non aver smesso di scrivere anche nella cattiva sorte. Bella Jack, continua così (anche se dovresti togliere qualche gingillo di troppo, perché qualche volta mi dà probemi).
- Filippo: perché con il vecchio blog Isotropico è stato il primo a suggerirmi di creare un diario on-line. Così nasceva Westside, poi moriva e risorgeva in The Real West. Inoltre Fili è un buon amico e mi ha insegnato molto su come scrivere. Grazie Phil.
- Sushi: anche se non se lo merita, ma a volte bisogna riconoscere che è veramente un genio (ricordate il generatore di frasi? e l'oracolo pseudo-gaussiano? e il sistema di ottica adattiva? e tutte le altre cose?). Inoltre ci ha fatti spostare qui su Blogger, e questo è abbastanza positivo.
- UzZio: perché dice quello che pensa, al contrario di molti. Anche se ha iniziato da poco la sua avventura nella rete, sono sicuro che continuerà a dare spettacolo.
- Ema: perché anche se scrive una volta ogni tre mesi, il suo blog costituisce validi spunti di riflessione. Quindi spero che questo lo sproni a scrivere un po' più spesso.

giovedì 1 maggio 2008

It works


Science. It works, bitches.