martedì 8 dicembre 2009

Dedica a Venezia

Sì certo, noi da queste parti non abbiamo le scogliere dell’Irlanda o del Portogallo; non abbiamo le verdi colline e i laghi della Scozia; non abbiamo le Montagne Rocciose del Canada occidentale né gli infiniti spazi aperti dei parchi statunitensi; non abbiamo i deserti dell’Africa e le foreste pluviali del Brasile; non abbiamo i geyser dell’Islanda e i ghiacci della Groenlandia.

Noi qui abbiamo Venezia, affollata di turisti, trasformata ahimè in un parco di divertimenti. Ma lontano dalle luci, lontano dai turisti, da solo, mi sono ritrovato a contemplare un tramonto meraviglioso. La luce rosata della sera, appena dopo che il sole è sceso sotto l'orizzonte, ha tinto di rosa la nostra Venezia. Questo è uno scatto dedicato a chi Venezia la ama. A chi sa che, sebbene fotografata migliaia di volte al giorno, questa città sa ancora emozionare. Questo è uno scatto dedicato a Venezia. Che non mi stancherò mai di fotografare.



Venezia in rosa

venerdì 4 dicembre 2009

Usa E Getta - NEW SHIT!!!

Eccoci qui. Finalmente un nuovo pezzo. Questa volta è proprio tutto nuovo. Lasciate che vi spieghi.
Prima cosa la base. Sono piuttosto contento di come è venuta, è una delle basi più complicate che abbia mai fatto. In totale sono 15 tracce, una per ogni strumento. Solo per la batteria ce ne sono 5. Poi c’è anche da dire che la batteria l’ho cambiata in corsa, in quanto mi sono arrivati giusto l’altro giorno diversi gigabytes di suoni, soprattutto nuove drum machines molto grasse. Ma la novità principale sta nel fatto che ho scoperto diverse funzionalità di questo splendido Garageband. La prima è che si possono allineare le note quando si suona, così non c’è pericolo di andare fuori tempo. Questo è molto comodo per la batteria, come si può facilmente immaginare. Poi ho modificato praticamente tutti gli strumenti di base usando tutte le regolazioni possibili: ci sono moltissimi sintetizzatori personalizzabili con dei suoni grassissimi (non sono il Mini Moog, ma gli assomigliano), filtri illimitati e un sacco di cose che non saprei neanche descrivere.
Lo stile del beat è una base tipica del westcoast-gangsta-rap, per intenderci quelle che fa Dr. Dre. Ci sono state delle difficoltà piuttosto antipatiche scaturite dal fatto che non ho una tastiera MIDI e quindi ho dovuto creare tracce diverse per ottave diverse. Ma alla fine penso sia venuta carina. Comunque questo è solo un primo passo: con le nuove so-so fat drums e i nuovi synth, i beat grassi suoneranno veramente... grassi.

Anche per quanto riguarda la parte di voce ci sono novità. Nel ritornello (il punto debole del pezzo, una vera schifezza) ho messo un paio di effetti di modulazione di voce, uniti ad un’altra traccia con una frequenza diversa ma a basso volume. Probabilmente vi farà schifo. Ma a me no.
Il testo... beh... ascoltate!

L’ultima novità riguarda l’upload: l’ho messa sul mio sito a questo indirizzo. Sì, il file è uno zip perché contiene il pezzo completo e la versione strumentale. Qui però ho un commento da fare: purtroppo non capisco il perché ma la qualità è leggermente inferiore a quella originale. Soprattutto del basso che sembra che distorce. Vi posso assicurare che non è così. E sì che l’ho mixata usando la massima qualità. Anzi, anche qui c’è una novità. Le altre volte esportavo tutto direttamente in mp3 e i file erano di circa 3/4 Mb. Sta volta ho esportato senza compressione e poi ho convertito in mp3, ottenendo file di 7 Mb. Eppure qualcosa tende a tagliare le frequenze più basse.

Boh. In ogni caso Deezzle è di nuovo nella casa.

martedì 1 dicembre 2009

Fotografica 2009

Dunque, credo che l’altro blog non lo aggiornerò più. Già faccio fatica con questo, figurarsi averne due.

Sabato mattina mi sono alzato alle 6 (saranno stati otto anni che non mi svegliavo così presto il sabato), ho preso un Eurostar e sono andato a Milano. C’era Fotografica 2009: una serie di iniziative sponsorizzate da Canon che riguardavano in primis la fotografia ma anche qualcosa di video. Quindi c’erano diverse cose interessanti da vedere: oltre a qualche mostra, c’erano seminari, workshop, lezioni didattiche, letture di portfolio e altre cose. Tra le quali, uno spazio - l’Info Point - dedicato alla prova di attrezzatura Canon (praticamente disponibile tutto il catalogo delle macchine reflex e obiettivi, perfino l’800mm) e una sala dove ogni due ore si svolgeva una lezione tecnica da parte di un fotografo e prove sul campo di foto shooting. Lasciando un documento si poteva provare tutta l’attrezzatura che si voleva: bastava inserire la propria scheda di memoria sul corpo macchina scelto e via a scattare.
Nell’Info Point, come ho detto, si potevano provare tutto il parco ottiche e macchine. Non potevo non approfittarne, quindi ho provato sulla mia vecchia 350D le seguenti ottiche:
Dei tre, quello che mi ha impressionato maggiormente è stato il primo: uno stabilizzatore straordinario mi ha permesso di scattare a mano libera a 1/50 di secondo senza problemi. Straordinario. E poi la qualità dell’ottica è veramente impareggiabile. Il prezzo però potrebbe essere un problema: viene sui 1000€ (1200€ di listino).
Poi ho potuto provare la nuova EOS 1D Mark IV, che è stata presentata qualche settimana fa ma non è ancora in vendita. Il prezzo dovrebbe aggirarsi attorno ai 4500/5000€ e purtroppo non mi hanno permesso di inserire la mia scheda. L’obiettivo davanti era un EF 24-105mm f/4 L IS USM. Questa macchina è sensazionale perché è la top di gamma per quanto riguarda la raffica: riesci infatti a scattare 10 foto al secondo alla massima qualità. Una vera mitraglia. Incredibile la sensazione di averla in mano e sentire questo mostro sparare all’impazzata. In ogni caso ha anche un nuovo sistema AF, mi sembra con 45 punti di messa a fuoco.

Poi mi sono spostato nell’area shooting. Avevo in mente di farmi dare una 1Ds Mark III (per la cronaca, 8000€ solo il corpo macchina) o in alternativa una 5D Mark II. Purtroppo non ne avevano disponibili, così ho optato per la nuova 7D (che sono comunque 1800€) con un 24-105mm (quello di prima). Tuttavia, dopo qualche scatto, questa lente non mia particolarmente colpito (e si che siamo sui 1000€) e l’ho cambiata con il mio preferito: il 100mm f/2.8L Macro (quello di prima). Anche perché sapevo che poi sarebbe entrata una modella, quindi un bel fisso con una apertura decente era quello che faceva al caso mio. Ricapitolando, al momento dello scatto avevo per le mani circa 3000€ di roba. Fortunatamente non mi è caduto niente.
L’impressione che ho avuto della 7D (sensore APS-C da 18 megapixel) è di una macchina estremamente valida. Raffica veloce (siamo sulle 8 foto al secondo), AF estremamente preciso (è un nuovo sistema AF che monteranno tutte le altre EOS in futuro), costruzione robusta e, la cosa che mi ha impressionato di più, una facilità d’uso impressionante. Certo, a uno come me, abituato ai comandi sempliciotti della 350D, ci è voluto un po’ per capire come regolare le impostazioni di base. Ma una volta capito questo, tutti i pulsanti più importanti sono a portata di mano e non serve neanche togliere l’occhio dal mirino per poter cambiare le impostazioni di scatto.
Di contro, il sensore così denso di pixel (le dimensioni totali del sensore sono uguali a quelle del mio CMOS da 8 megapixel), richiede una qualità superiore delle lenti. I difetti, come ad esempio aberrazioni cromatiche, vengono amplificati in quanto prendono molti più pixel e quindi sono più visibili nelle foto. Ecco perché si raccomanda l’uso di lenti di serie L per questo genere di macchine.
Un altro difetto può essere quello della dimensione dei file: su una scheda da 2 GB ci stanno poco meno di 80 foto. I file RAW a dimensione massima (14 bit) occupano circa 22/23 MB ciascuno. Quindi serve molto spazio e molte schede (oppure schede molto capienti).
Ma le dimensioni elevate dei file sfornati dalla 7D trovano giustificazione nella qualità: la risoluzione elevata permette di ritagliare la foto praticamente senza perdita di dettaglio. Inoltre, il doppio processore Digic 4 fa sì che il rumore sia assolutamente contenuto fino a ISO 1600, il che non è da poco. Io ho usato la sensibilità tra ISO 400 e ISO 640 e devo dire che la pulizia dei file è straordinaria, come non mi sarei aspettato da un sensore così denso.

In finale, penso che la 7D - criticatissima, non so perché - sia veramente una grande macchina. Un deciso passo in avanti per quanto riguarda la tecnologia utilizzata (se andate a vedervi le specifiche tecniche qui, c’è un elenco che non finisce più) ad un prezzo competitivo, visto che con una buona offerta la si può portare a casa anche per 1600€.

Tuttavia, se dovessi scegliere una DSLR oggi, e avessi il budget sufficiente, sceglierei senza ombra di dubbio la 5D Mark II: è una full-frame (cioè il sensore corrisponde al 35mm della pellicola) da 21 megapixel, ma le dimensioni maggiori del sensore garantiscono una densità sufficientemente bassa da poter essere utilizzato tranquillamente fino a ISO 3200. Il corredo che mi farei? Datemi almeno 10 mila euro e vengo a casa con:

5D Mark II
EF 100mm f/2.8 L IS USM Macro
e magari anche un bel cecentrabile come il TS-E 17mm f/4 L che non sbaglia mai.
Ma ahimè, tutto questo è e rimarrà un sogno.

Ecco le foto.






lunedì 23 novembre 2009

Burano e riflessioni sui concetti di ‘stile’ e ‘fotografabile’

Ho trovato cosa scrivere. Ormai sapete che vi devo sempre aggiornare sui meeting che facciamocon il forum, quindi anche questa volta mi sento in dovere di farlo.
L’appuntamento era per ieri, domenica 22 novembre, alla stazione dei treni di Venezia. Destinazione: Burano. Come ben sappiamo, a Burano c’ero già stato in occasione di un mini-meeting a gennaio (non ho voglia di ripescare il link). Questa volta eravamo più di 10 persone (se “persone” si possono chiamare 11 fotoamatori...) e, a dispetto del brutto tempo, è stata una bella giornata, nel senso che ci siamo divertiti (almeno io). Di foto alla fine non ne ho fatte tantissime, diciamo poco meno di 290 (effettive 220, tante sono doppie), più che altro sono andato per stare in compagnia e scambiare 4 chiacchiere con altri “pazzi”.
Delle foto che ho fatto, ho cercato di concentrarmi sui particolari sta volta, e sui contrasti di colore che ci sono quella splendida isoletta. Sto giro sono riuscito a beccare pure un paio di gatti che la volta precedente mi erano sfuggiti. In ogni caso, di 220 foto penso che se ne salvino al massimo 10. Il resto è roba già vista mille volte.
E qui colgo l’occasione per fare alcune riflessioni sulla fotografia, maturate in questi mesi. Primo, ritengo molto importante, al giorno d’oggi - in cui la fotografia è diventata un fenomeno di massa -, l’aver sviluppato un proprio stile. Soprattutto quando si va in luoghi visti e fotografati da una moltitudine di persone come Burano o Venezia, l’avere un proprio stile, un proprio modo di vedere la realtà, magari azzardando inquadrature decisamente non comuni, beh, tutto questo può aiutare a portare a casa delle fotografie decisamente divertenti e non le solite “cartoline”.
Ovviamente è un pensiero mio, completamente discutibile. Per quanto riguarda lo stile, beh, si potrebbe parlare per ore di questo argomento; sono stati scritti fior fior di libri e spese un sacco di parole. Per quanto mi riguarda, penso di aver trovato in qualche modo il mio stile personale. O meglio, ho notato che non tutto lo trovo fotografabile come molti; tante volte, così come ieri, ci sono delle inquadrature che al momento attirano la mia attenzione, ma subito dopo mi rendo conto che non era quello che avevo in mente. Così inzio a girare come un deficiente attorno al soggetto, cambiando punto di vista di continuo: dall’alto, dal basso, da destra, da sinistra, di lato. Finché non trovo l’inquadratura giusta e scatto. Moltissime volte capita che, nonostante tutti i giri, non c’è il modo, per me, di fotografare quel soggetto. E non perché sia un problema di lenti, di focali o altro. Ma proprio perché, per quello che è il mio modo di vedere, non è “fotografabile”.
Ora, anche qui, sul concetto di cosa sia “fotografabile” e cosa non lo sia, bisognerebbe aprire una parentesi lunghissima. Uno potrebbe pensare che fotografabile sia tutto ciò che attira la nostra attenzione; altri invece potrebbero dire che sia la pura e semplice realtà (quindi diventerebbe tutto fotografabile). Altri ancora potrebbero affermare che fotografabile sia tutto quanto comunichi un messaggio, racconti una storia. E così via.
Io ritengo, ma ripeto che è solo il mio pensiero, che fotografabile è tutto ciò che rispecchia il mio stile e, in accordo con questo, racconti qualcosa di me. Il mio intento, quando premo il pulsante di scatto, non è l’immortalare l’istante perfetto così com’è. Tantomeno raccontare una storia con un singolo fotogramma. Questo penso sia difficilissimo e solo i più grandi fotografi possono e riescono a farlo. No, io quando scatto cerco di metterci la realtà vista attraverso i miei occhi. E questo penso sia in linea con quanto dicevo prima sulle inquadrature. Faccio un esempio pratico. A Burano, così come a Venezia, ci sono tantissimi scorci che oggettivamente sono belli (spero concordiate con me). E anche io, quando li vedo, dico “che belli questi scorci!”. Ma non metto neanche l’occhio nel mirino, perché è, appunto, una visione oggettivamente bella. Poi ci può essere il caso di uno scorcio che oggettivamente non abbia niente di interessante: un campiello chiuso, scuro, con delle case mezze rovinate ed altri elementi oggettivamente poco fotogenici. E in questo contesto potete benissimo vedermi girare a gattoni o camminare con la testa sollevata al cielo oppure, ancora, appoggiato ad un muro in una posizione improponibile e molto scomoda, nel tentativo di catturare in una fotografia una rappresentazione della mia realtà.
Insomma, sono concetti un po’ strani, lo ammetto, ma non so come dirli meglio, ma spero si sia capito il senso. Tutto questo per dire cosa? Che a mio avviso la fotografia è un’arte molto soggettiva. Secondo il mio stile, il mio gusto e la mia personalità, posso dire benissimo che una foto è “oggettivamente bella”, ma che a me non dice assolutamente niente di più di quanto non dice se la guardasse un robot. Invece posso anche dire che questa tal foto mi è piaciuta moltissimo perché effettivamente mi ha comunicato qualcosa. Magari l’autore non ha neanche immaginato che questa foto avrebbe potuto suscitare certe sensazioni. Capite? E così si potrebbe dire che in modo soggettivo la fotografia è tutto ciò che comunica emozioni in base al proprio stile, ovvero in base alla propria personalità.
Si potrebbe quindi associare il concetto di “fotografabile” alla personalità del fotografo. Si potrebbe, appunto. Non lo faccio soltanto perché è tardi, ho sonno e ho già scritto un post lunghissimo, di sicuro il più lungo dell’anno. E siccome non siete più abituati, ho anche messo in grassetto le cose più importanti!
Ovviamente le foto di Burano saranno sull’apposita pagina Flickr. Qui di sotto ecco l’allegra combriccola. Buona notte.



giovedì 19 novembre 2009

Un nuovo eccitantissimo post!

Ve l’avevo promesso ed eccomi qua, sono tornato.
Dunque, di cose da dire non ce ne sono tante, dopo l’ultimo post. Di novità neppure, quindi non so proprio cosa dire. Ah, beh, sì: sono stufo. Ma questo l’ho già detto altre 2 volte e questa, se la matematica non mi inganna, è la terza. Quindi, per non ripetermi una quarta volta, cambierò discorso.
Il punto, tuttavia, è che non so cosa scrivere. Questo è quanto. Di sicuro, quando avrò qualcosa da scrivere, cari miei affezionati lettori, sarete i primi a saperlo.
Vi saluto e vi bacio, ma solo se contraccambiate.

lunedì 16 novembre 2009

Uff. Che stufo che sono. L'avevo già detto mi pare, no?


Due mesi per scrivere una cosa che avevo già scritto. Mi sembra ottimo.

Devo comprarmi una maledetta scimmia.

Tornerò.

domenica 27 settembre 2009

Un fine settimana emozionante

Nuvole sulle Tre Cime


Al ritorno da un weekend fantastico come quello appena trascorso, di cose da raccontare ce ne sarebbero veramente tante. E, come sempre, la cosa migliore da fare è partire dal principio, cioè da sabato mattina, cioè il momento della partenza per le Tre Cime di Lavaredo.
Organizzato con alcuni utenti del forum Canon Club Italia, il weekend fotografico comincia. Programma: partenza ore 9.30 circa per il Rifugio Auronzo, ai piedi delle Tre Cime, raggiungibile facilmente in auto. Proseguimento a piedi per circa un paio d’ore per arrivare e pernottare - si fa per dire - al Rifugio Locatelli.
Lo scopo è portare a casa delle fotografie paesaggistiche d’impatto delle tre cime dolomitiche, scattando al tramonto, di notte e all’alba.
Un weekend emozionante, stancante, massacrante dal punto di vista degli orari - nella notte di sabato ho dormito un’ora se è tanto -, impegnativo, fisico e, nonostante tutto, perfetto. Anche per uno come me, abituato, si fa per dire, alle vette dolomitiche, alle passeggiate in alta quota e a panorami mozzafiato, è stato uno spettacolo che facilmente si può immaginare. Impossibile descrivere a parole la quantità di stelle che alle 3 di notte coprivano il cielo, a 2500 metri. Impensabile poter raccontare i colori dell’alba, la luce rossa sulle vette delle montagne, le nuvole rosa che avvolgevano le cime vicine.
Tralasciando il viaggio di tre ore in macchina per raggiungere il punto di partenza a 7 km da Misurina, il fine settimana fotografico comincia sul sentiero 101 che dal Rifugio Auronzo porta al Rifugio Locatelli, passando per il Rifugio Lavaredo a pochi metri dall’omonima forcella. In destra il Monte Paterno - dove c’è un interessante sentiero ferrato che si snoda tra le trincee e gallerie della I Guerra Mondiale - e a sinistra si alzano maestose le Tre Cime.
Dopo un pranzo veloce al Locatelli, passiamo il pomeriggio nei dintorni ad immortalare le famose montagne che purtroppo sono immerse per metà nelle nuvole. La speranza è che per il tramonto le nuvole vadano via, ma tali speranze vengono subito soffocate quando poco prima dell’ora d’oro, tutta la zona viene sommersa da una nuvola. Questo fa sì che non sia possibile portare a casa nessun scatto al tramonto. Un vero peccato.
Dopo cena, verso le 22, sembra che ci sia una schiarita e quindi proviamo a posizionarci in modo da catturare almeno qualche stella. Le Tre Cime sono sempre avvolte dalle nuvole e anche le altre montagne. In più molte volte le nuvole sono basse da avvolgere completamente il rifugio e i dintorni, quindi verso mezzanotte decidiamo di coricarci per poi alzarci all’alba per le foto di rito.
Verso le 2.30, nel bel mezzo della notte, la finestra della stanza, che dà proprio sulle Tre Cime, ci mostra uno spettacolo indescrivibile: una volta stellata assolutamente sgombra da nuvole e limpidissima. Ci alziamo velocemente, prendiamo l’attrezzatura, e fino alle 4 passate restiamo fuori a scattare. L’aria è fredda e nonostante l’apparenza è anche piuttosto umido, tant’è che spesso si appannano gli obiettivi e la condensa forma goccioline pericolose sulle macchine.
Ci ritiriamo in stanza per riposare un altro paio d’ore e alle 6.30, chi prima chi dopo, siamo già fuori per l’alba. Si scatta all’impazzata fino alle 7.30: è impressionante come nel giro di pochi minuti la luce cambi in un modo così repentino. Addirittura tra due foto consecutive è necessario regolare l’esposizione, da quanto sono cambiate le condizioni di luce. L’aria è fredda e c’è della brina sulla piante - durante la notte la temperatura è scesa anche a un paio di gradi sotto zero.
Fortunatamente ci aspetta una colazione abbondante al rifugio che, sulle 9, salutiamo e ripartiamo alla volta dell’Auronzo e, quindi, di casa.

Un weekend magnifico. Uno spettacolo per gli occhi e per il cuore per chi, come me, ha le montagne nel cuore.

Le foto migliori arriveranno e saranno, come al solito, qui.

lunedì 24 agosto 2009

In vetta

Un anno fa ho detto che avrei voluto salire sulla cima del Civetta. Ebbene, tale desiderio arde ancora dentro di me. Ho avuto una ghiotta occasione la terza settimana di luglio ma tra una cosa e l’altra non sono riuscito ad andare. Si trattava di un’uscita organizzata del CAI e mi è dispiaciuto un sacco non esserci andato. E’ per questo motivo che ho deciso di iscrivermi al CAI a gennaio (le iscrizioni seguono l’anno solare) e nel frattempo seguire un corso di palestra di roccia.
Infatti la settimana scorsa ho inaugurato la nuova imbragatura salendo sulla cima del Monte Averau, nei pressi di Cortina (per intenderci, questo qui, proprio dove ci sono le nuvole). C’è da dire che non è un’altezza vertiginosa (2647 metri), ma vale sempre la pena salire sulla vetta di una montagna e toccarne la croce. Soprattutto se c’è una bella ferratina da fare: primo tratto di una ventina di metri in verticale, passaggio esposto su cengia con strapiombo di qualche centinaio di metri e altra paretina di una decina di metri. Poca roba insomma. Anche perché dopo la ferrata, per arrivare in vetta, c’è un comodo sentiero e neppure tanto ripido. E il panorama da lassù non era per niente male, considerata l’altezza: tutt’intorno, 360 gradi di vette dolomitiche, tra le più belle e famose al mondo. Si comincia con la grande parete ovest della Tofana di Rozes, per passare al Lagazuoi (Piccolo e Grande), le Tofane di Mezzo e di Dentro, il Cristallo, il gruppo del Sorapis, l’Antelao, per poi passare al Pelmo, anticipato dal Becco di Mezzodì, Croda da Lago e Lastroni di Formin. Poi si arriva al Civetta, maestoso come non mai, e proseguendo in destra la regina delle dolomiti, la Marmolada. Accanto, il possente Gruppo del Sella, il Sassolungo e si ritorna nei pressi del Passo Falzarego con il Sasso di Stria. Impossibile descrivere a parole, bisogna vederlo di persona. Per quanto riguarda le foto qui di sotto, c’è da dire che come al solito blogger limita la qualità, quindi dovrete aspettare che le metta su Flickr; sfortunatamente, poi, non ho potuto portarmi dietro tutta l’attrezzatura, ma soltanto il grandangolo e il tele: spero siano bastati per poter fare qualche scatto decente e di aver dato l’idea. Sarebbe stato meglio avere un cavalletto: un 360° sulla vetta era senz’altro la cosa migliore.
In ogni caso, questa escursione mi ha fatto ritrovare l’amore per la montagna: non la montagna in senso generale - quello è un amore innato - quanto invece alla montagna intesa come formazione rocciosa. Voglio vedere le cime delle montagne, toccare le croci e se c’è lasciare una firma sul “Libro di Vetta”. Voglio sputare sangue e alzarmi più alto delle nuvole e vedere il mondo dall’alto.

Foto 1: al centro la Tofana di Rozes; in basso le Cinque Torri; in destra sullo sfondo il Cristallo e subito sotto Cortina (notare la cappa di umidità).


Foto 2: in sinistra si intravede il Civetta, in basso i tornanti che salgono al passo Giau e in alto a destra la Marmolada.


Foto 3: in primo piano il Rifugio Nuvolau, poi dietro la punta Ra Gusela, Lastroni di Formin e sullo sfondo il Caregon de Dio, come viene chiamato il Pelmo.

giovedì 9 luglio 2009

Un episodio in stazione

Mi chiedo a cosa serva tenere un blog se poi non ci scrivo mai. Cavolo, mi sono fatto un giro poco fa in questo blog, sfogliando con nostalgia le pagine: ero un sacco serio un tempo! E neanche tanto tempo fa, eh. Diciamo da prima di dicembre. In effetti questo calo improvviso nella pubblicazione di argomenti pseudo-interessanti non me la spiego. E il problema è che non è che mi mancano le cose da dire, anzi. Ad esempio, oggi stavo lì fermo in stazione al binario 2 in attesa del treno delle 19.30 "proveniente da Bologna e diretto a Venezia Santa Lucia (ferma a Venezia-Mestre)", quando è successo un episodio fuori dal normale. Insomma, arriva il treno e fin qui niente di strano. Ovviamente si ferma lasciandomi a metà carrozza, così decido di dirigermi verso la porta di destra. La carrozza era quella di prima classe. La porta si apre e inizia a scendere la gente. Subito dietro di loro, noto un tizio che corre, apre la porta tra le due carrozze ma rimane praticamente intrappolato a causa della gente che stava scendendo dall'altra carrozza. L'inseguitore, il controllore, apre la porta che separa le due carrozze con una forza tremenda e i due, nello spazio dove è "severamente proibito sostare" iniziano a picchiarsi. Purtroppo il brusio era molto forte e non sono riuscito a capire quello che si dicevano. Ho solo sentito "se non hai i soldi..." e basta. Fatto sta che dopo qualche istante, tra gli spintoni, il tizio in fuga è riuscito a scendere. Si trattava di un cinese, o comunque un orientale, con un'enorme valigia nera al seguito. Il controllore si è subito precipitato sul binario ed è iniziato l'inseguimento. Scena degna di un bel filmetto. Poi non so come sia andata a finire la cosa, ma so che dalle parti di Mira, il controllore, un ragazzo presumibilmente della mia età se non più giovane, dopo avermi chiesto il biglietto, si è stravaccato proprio sul sedile davanti a me. Avrei voluto chiedergli come fosse andata, ma era tremendamente scuro in volto e non ho osato aprir bocca.
Insomma, un episodio abbastanza stupido che ho riportato solamente per scrivere qualcosa. E adesso, con il vostro permesso, me ne vado anche a letto.

venerdì 3 luglio 2009

Il Triplo

Ecco fatto. Per la gioia di John e di voialtri tutti, è out il nuovo pezzo. Registrato in fretta in meno di un'ora diciamo che è una versione beta, anzi una release candidate. Dovrei sistemare qualche cosa ma non volevo lasciarvi a bocca asciutta... eheheh.

Comunque lo potete trovare al solito su http://myspace.com/mykdeezzle

Fatemi sapere come vi sembra. Sono fuori. Yo.

PS: la qualità di myspace è veramente pessima. Scaricatelo, dovrebbe essere nettamente meglio.