Dobbiamo trovarci dopo pranzo all'entrata dell'hotel, ma abbiamo qualche ora a disposizione. Jack, Gio ed io, al solito, decidiamo di andarcene da qualche parte. Così prendiamo la metro e scendiamo all'Opera; percorriamo Rue de la Paix verso Place Vendome e sbuchiamo a fianco del Louvre. Camminiamo fino a Place de la Concorde e cerchiamo un negozio di macchine fotografiche usa e getta perché io ho dimenticato la mia a casa. Trovato quella che fa al caso nostro, ci facciamo una girata per i giardini dei Tuileries, e ci assale una fame piuttosto fastidiosa. Troviamo quello che fa per noi in un paninaro di fronte all'Opera, mentre ripercorriamo la strada precedente in direzione opposta: prendiamo una baguette a testa e ci dirigiamo verso l'hotel, dove ritroviamo la truppa che ci sta aspettando.
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giovedì 12 luglio 2007
Ricordi di Parigi - Episode 2
La mattina mi sveglio alle sette e mezza tutto anchilosato. Stanno tutti dormendo, Jack, Gio, la Chiara. Non c'è la Anna. Poco male, penso. Io sono ancora con i blu jeans di quando siamo partiti ed esco in corridoio. Trovo una quantità di gente che va e viene dal bagno. "Cosa succede?", chiedo alla prima ragazza che mi passa davanti. Ho ancora gli occhi mezzi chiusi. "Siamo quasi arrivati Marco. Vuoi un'arancia?", mi chiede. "Diavolo no!", rispondo. Dopo alcuni minuti realizzo che sono di nuovo in Francia: le auto che sfrecciano accanto alla ferrovia hanno le targhe gialle e i cartelli sono in una lingua che non è l'italiano. E' francese infatti. Dopo una serie di sfortunati tentativi, riesco a guadagnare il bagno, così mi do' una lavata al viso e ai denti. Incredibile: solitamente i bagni dei treni hanno un odore insopportabile, ma questo no. E' per via delle ragazze che l'hanno occupato fino a quell'ora; con i loro profumi, le creme e quelle altre stronzate, l'hanno profumato. Ed è anche straordinariamente pulito. Siano benedette le ragazze, penso. Tornando in cabina noto che in corridoio c'è qualche pozzanghera di acqua: è la neve che si è sciolta. La professoressa di francese, che ci accompagna assieme a quello di italiano, mi chiede il motivo di quell'acqua. Io confesso di non saperne niente e vado a svegliare quei pelandroni di Gio, Jack e Chiara. "Sveglia, siamo a Parigi". Loro mi mandano a cagare, come al solito. Sono il rompiballe di turno e per questo hanno cominciato a chiamarmi "Nonno": quello che ha sempre sonno e di tutto nello zaino. Diavolo, non si sa mai. Comunque, sulle nove della mattina ci fermiamo alla Gare de Lyon: una volta a terra alzo la testa al cielo e penso "ciao Parigi, sono ritornato". E questo perché quando ero andato durante l'estate (che era la prima volta) mi avevano detto di andare di fronte a Notre Dame che c'è il "punto zero", in pratica da dove cominciano a contare i km delle strade che partono da Parigi. C'è una leggenda che dice che se cammini su quel punto allora ci ritornerai; io ovviamente l'ho fatto e rieccomi qui. Penso che dovrò calpestare di nuovo quel punto durante la nostra breve permanenza nella Capitale. Dopo alcune discussioni sul mezzo di trasporto da scegliere per recarci all'albergo io propongo alla prof di francese di andare in metro: le faccio notare che ci sono solo due cambi da fare. Ci vorrà al massimo mezzora. Lei si trova d'accordo e via tutti in metro. Giunti all'hotel, ci facciamo dare le chiavi della camera. Noi tre siamo i primi ad ottenere la stanza, così corriamo di sopra e ci precipitiamo in bagno per darci una bella lavata. Mentre sono nel bel mezzo della toeletta, qualcuno bussa alla porta: ci sono alcune delle nostre care compagne che ci chiedono se possono usare il nostro bagno perché la loro stanza ancora non è pronta. Diavolo, va bene. Io sono in canottiera e faccio largo alle femmine che occupano la nostra piccola camera con una quantità impressionante di borse e valigie, sicuramente troppe vista la nostra breve permanenza.
Dobbiamo trovarci dopo pranzo all'entrata dell'hotel, ma abbiamo qualche ora a disposizione. Jack, Gio ed io, al solito, decidiamo di andarcene da qualche parte. Così prendiamo la metro e scendiamo all'Opera; percorriamo Rue de la Paix verso Place Vendome e sbuchiamo a fianco del Louvre. Camminiamo fino a Place de la Concorde e cerchiamo un negozio di macchine fotografiche usa e getta perché io ho dimenticato la mia a casa. Trovato quella che fa al caso nostro, ci facciamo una girata per i giardini dei Tuileries, e ci assale una fame piuttosto fastidiosa. Troviamo quello che fa per noi in un paninaro di fronte all'Opera, mentre ripercorriamo la strada precedente in direzione opposta: prendiamo una baguette a testa e ci dirigiamo verso l'hotel, dove ritroviamo la truppa che ci sta aspettando.
Dobbiamo trovarci dopo pranzo all'entrata dell'hotel, ma abbiamo qualche ora a disposizione. Jack, Gio ed io, al solito, decidiamo di andarcene da qualche parte. Così prendiamo la metro e scendiamo all'Opera; percorriamo Rue de la Paix verso Place Vendome e sbuchiamo a fianco del Louvre. Camminiamo fino a Place de la Concorde e cerchiamo un negozio di macchine fotografiche usa e getta perché io ho dimenticato la mia a casa. Trovato quella che fa al caso nostro, ci facciamo una girata per i giardini dei Tuileries, e ci assale una fame piuttosto fastidiosa. Troviamo quello che fa per noi in un paninaro di fronte all'Opera, mentre ripercorriamo la strada precedente in direzione opposta: prendiamo una baguette a testa e ci dirigiamo verso l'hotel, dove ritroviamo la truppa che ci sta aspettando.
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martedì 10 luglio 2007
Ricordi di Berlino - Last Episode
Un'altra sera la Nappa ci porta in una che lei definisce "discoteca". Non tutte le ragazze sono d'accordo nel seguirla, così c'è una parte di loro che rimane in ostello e un'altra che segue la Mirna. Naturalmente quando si dice discoteca uno pensa ad un posto abbastanza carino, divanetti, tavolini, arredamento sul moderno, luci, specchi e cose del genere e, ovviamente, ragazze. Molte ragazze. Perciò noi tre accettiamo. Ma quando arriviamo sul posto i buttafuori, prima di farci entrare, vogliono sapere se siamo maggiorenni. Purtroppo solo Jack e forse la Veronica lo sono così loro e le prof garantiscono per noi sbarbati. Insomma, questa "discoteca" non è altro che uno stanzone enorme con le pareti di pietra e le luci senza lampadari. Al posto dei divanetti ci sono le panche da sagra paesana e lo stesso dicasi per i tavoli. La musica he suonano è perlopiù sconosciuta, sarà roba tedesca penso. Per fortuna che c'è il bar. Le prof ci hanno ordinato severamente di bere soltanto una birra, una sola consumazione. Ovviamente tutti sappiamo che nessuno le ascolterà. Quindi, prima che sia troppo tardi, io Gio e Jack andiamo al bancone e ordiniamo tre birre. Credo che fossero Heineken. Alcune delle nostre compagne stanno ballando canzoni sconosciute. Noi siamo seduti su una panca che ci scoliamo tranquilli la nostra birra. Quand'ecco che, finalmente, il DJ mette una canzone conosciuta, anzi, una delle mie preferite, ovvero Praise You, di Fatboy Slim. Tutti in pista: una mano regge la bottiglia e l'altra si eleva nell'aria. Ora va meglio. Che diavolo di discoteche, penso mentre mi agito. La canzone finisce e ritorna la roba sconosciuta di prima, così decido di cercare Gio e Jack. Li trovo al tavolo della Nappa con altri suoi amici. Le ci offre una birra. Le diciamo dell'ammonimento delle prof ma diciamo anche che non ci importa. Lei estrae dalla borsetta una cartina e una busta con dell'erba. "Non ditelo a nessuno", ci dice. Così si rolla la canna ed esce con i suoi amici. Jack sostiene che è stata egoista, ma a me non importa. Io voglio le tipe, diavolo, ma non ce ne sono molte oltre alle nostre care compagne e quelle poche presenti sono anche più grandi di noi. Quindi mi faccio un giretto: passo dalle parti della console a guardare il DJ e cerco di intuire se il disco successivo sia una canzone che conosco. Attendo invano qualche minuto e me ne esco. Il tizio alla porta mi guarda e dice qualcosa che non capisco ma intuisco che vuole vedere il timbro sul dorso della mano. Glielo mostro e mi fa passare. Ora capisco: la "discoteca" è stata ricavata da una fabbrica in disuso e tutt'attorno ad essa ci sono calcinacci e rovine. Per strada trovo la Veronica e la Elena che mi informano del fatto che sono andate a comprare le sigarette o qualcos'altro dall'altra parte della strada. Faccio notare che è abbastanza pericoloso a quell'ora della notte in una città come Berlino per due ragazze girare da sole. Loro rispondono qualcosa svogliatamente e arriva anche Jack. Così parliamo un po' ma il freschetto ci fa rientrare nel locale. La Nappa è sempre al suo tavolo con i suoi amici e ha gli occhi abbastanza rossi, mentre Gio si sta bevendo un'altra birra "sarà la terza", ammette. Alle tre, credo, le prof dicono basta e ce ne torniamo all'ostello.
E' l'ultimo giorno e sta sera dobbiamo fare merdone, diciamo. Nei giorni precedenti abbiamo sparso la voce: vista la nostra posizione strategica all'interno dell'ostello invitiamo tutte le ragazze da noi, per il classico afterhour finale fino al mattino. Tutte si trovano d'accordo. Io, persino, ho comprato in un centro commerciale una nuova coppia di casse: diavolo, la discoteca dell'altro giorno mi fa un baffo. Compriamo anche da mangiare e da bere e diciamo alle ragazze di fare lo stesso perché la notte sarà lunga. La sera, prima di cena, sistemiamo la stanza: stendiamo le coperte inutilizzate per terra, in centro portiamo il materasso del letto vuoto e io collego l'impianto audio. Proviamo con qualche cd: Californication suona bene e lo stesso dicasi per il disco dei Five. Siamo a cavallo: ragazze, cibo, RHCP, bevanda. Tutto l'occorrente per un pigiama-party DOC. Diciamo alle ragazze di presentarsi al nostro cospetto alle undici e mezza. Guardo l'orologio: sono appena le undici e conoscendo le nostre amiche non saranno qui prima di mezzanotte. Quindi decidiamo di farci un pisolino in vista della veglia notturna. Peccato che quando abbiamo aperto gli occhi erano le nove del giorno dopo. Ci svegliamo e c'è la luce ancora accesa, la porta aperta e il lettore cd acceso. Merda, dico. Cazzo, dice Gio. Ghesboro, conferma Jack. E' già ora di tornare a casa.
E' l'ultimo giorno e sta sera dobbiamo fare merdone, diciamo. Nei giorni precedenti abbiamo sparso la voce: vista la nostra posizione strategica all'interno dell'ostello invitiamo tutte le ragazze da noi, per il classico afterhour finale fino al mattino. Tutte si trovano d'accordo. Io, persino, ho comprato in un centro commerciale una nuova coppia di casse: diavolo, la discoteca dell'altro giorno mi fa un baffo. Compriamo anche da mangiare e da bere e diciamo alle ragazze di fare lo stesso perché la notte sarà lunga. La sera, prima di cena, sistemiamo la stanza: stendiamo le coperte inutilizzate per terra, in centro portiamo il materasso del letto vuoto e io collego l'impianto audio. Proviamo con qualche cd: Californication suona bene e lo stesso dicasi per il disco dei Five. Siamo a cavallo: ragazze, cibo, RHCP, bevanda. Tutto l'occorrente per un pigiama-party DOC. Diciamo alle ragazze di presentarsi al nostro cospetto alle undici e mezza. Guardo l'orologio: sono appena le undici e conoscendo le nostre amiche non saranno qui prima di mezzanotte. Quindi decidiamo di farci un pisolino in vista della veglia notturna. Peccato che quando abbiamo aperto gli occhi erano le nove del giorno dopo. Ci svegliamo e c'è la luce ancora accesa, la porta aperta e il lettore cd acceso. Merda, dico. Cazzo, dice Gio. Ghesboro, conferma Jack. E' già ora di tornare a casa.
P.S.: aggiunte nuove foto nelle sezioni "NY" e "Amici & Co".
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lunedì 9 luglio 2007
Ricordi di Berlino - Episode 3
L'altro ricordo alquanto vivo riguarda, al solito, noi tre e la Elena. Siamo a cena nella mensa dell'ostello. Noi tre sediamo su un tavolo in fondo a destra, mentre le altre compagne sono disposte su altri tavoli. La disposizione non la ricordo, ma deve essere stata associata con i gruppetti che si stavano formando (e che si erano già formati). Il menu per la cena era abbastanza sopportabile: quella sera c'era una minestra, forse del gulash, ma comunque una roba liquida, tipo zuppa, o minestrone, ma senza pasta, beh avete capito. Gio chiede il pepe e ne mette una quantità spropositata nel piatto. Io dico che secondo me gli fa male ma lui non mi sta a sentire e continua ad aggiungere pepe. Fatto sta che mentre stiamo mangiando questa zuppa, Gio (o forse Jack, non ricordo), dice "oh, non girarti". Io, ovviamente, mi giro: ad una distanza di circa 5 centimetri dal mio naso c'è il sederino adorabile della Elena. Sì, perchè dovete sapere che questa Elena aveva il più bel fondoschiena che si possa immaginare. Veramente una bella ragazza: bionda, bel viso, occhi azzurri, non molto alta. E questo particolare che faceva impazzire noi maschi della IV LA. Ricordo che un giorno, camminando per strada, la prof di inglese le chiese come mai aveva i jeans consumati proprio sulle natiche, voleva sapere se erano fatti così oppure erano davvero consumati. La Elena rispose che, poveretta, lei aveva il "culo sporgente" e le si consumavano sempre i pantaloni. Che disdetta, pensammo noi. Comunque quella sera si era messa a parlare con una sua amica, appoggiandosi con i gomiti sul loro tavolo, proprio di fianco al nostro. Immaginate la posizione per favore. Ecco, quindi potete capire la nostra reazione: ci va per traverso la zuppa bollente e quasi soffochiamo, ma ridiamo, e qualcuno dice alla Elena di alzarsi da quella posizione perché lei, poveretta, non si era accorta. Noi ci diamo una grossa pacca sulla fronte perché, diavolo, è un gran peccato, proprio un gran peccato. In tutti i sensi.
Ora, invece, siamo a Potsdam: stiamo camminando per la strada principale del paese e mangiamo un kebab. A Jack non piace l'insalata così se lo prende solo con la carne. Lo stesso faccio io. Diavolo, è terribilmente piccante. Ricordo che è stato proprio a Berlino ch sono venuto a conoscenza dell'esistenza di questa pietanza e da allora non ho più potuto farne a meno. Comunque l'episodio è un altro. Insomma, stiamo camminando per questa via quando vediamo un'insegna: non so di che negozio di tratti ma l'insegna è piuttosto ingannevole. C'è una gigantesca mano dorata che è rivolta verso l'alto. Sembra quasi che stia dando una grossa palpata al fondoschiena della nostra amica. Così ridiamo e battezziamo quell'insegna come "La Mano Sacra". Lì vicino c'è anche un'altra insegna, a forma di pesce dorato e anche lui è il "Pesce Sacro", per motivi che non ho ben capito.
Un pomeriggio la Mirna chiede alle professoresse se io e Jack possiamo andare con lei. In pratica dovevamo farle da facchini: andare a casa sua, prendere le valigie e portarle da un'altra parte. In particolare da un suo amico che quella sera aveva invitato a cena tutta la classe. Quindi ci separiamo dal resto della banda lasciando il povero Gio in balia delle nostre compagne, se così si può dire. Così andiamo a casa della Nappa, preleviamo le valigie e ci dirigiamo verso la meta della sera. Sto suo amico abita davvero fuori dal centro e ci mettiamo un sacco di tempo per arrivare da lui, tra metro e autobus. Prima di passare a casa della Nappa però siamo andati, io e Jack, a vedere l'enorme Alexander Platz e siamo entrati in un negozio di dischi dove io ho comperato un cd dei Five (sì, lo so, una merda. Ma a quell'epoca andavano forte e io l'ho comperato in vista del festino che avevamo in programma in camera nostra l'ultima sera. Perché le ragazze gradivano i Five. Ma, ahimè, questo farà parte di un altro triste ricordo) mentre Jack un cd degli Slayer. Ricordo che nel booklet c'era un testo composto da qualche frase e alla fine una scritta recitava [noise]. Quindi siamo andati a questa festa da questo tipo. Le nostre care compagne avevano fatto in tempo a passare in ostello e farsi fighe per l'occasione, invece io e Jack siamo sudici ma non ci importa e prendiamo posto ad una tavolata. Mangiamo affamati le pietanze che ci vengono somministrate e beviamo una considerevole quantità di birra e vino. Alla fine della cena Jack, forse un po' alticcio non so, vede la nostra professoressa di tedesco parlare con un altro tizio mai visto prima ed esclama "ciò, trescon che nasse!" [toh, guarda! Una tresca che nasce!] e tutti ridiamo. Poi mi affaccio dentro la casa e trovo il padrone di casa che intrattiene le nostre compagne con qualche strumento, forse una chitarra, e tutti mangiano pasticcini, compresa la prof di inglese che ne ha uno in bocca e due in mano. Gio non so cosa stia facendo e lo cerco. Trovo però Jack, la Elena, la Chiara e la Veronica. Non so come abbia fatto, ma Jack ha in mano una bottiglia da qualche litro di vino e ci sediamo sui gradini che danno sul giardino. Non so come mai ma abbiamo entrambi un umore pessimo e frugando nelle tasche trovo un centesimo di marco che avevo trovato in terra quel pomeriggio. La Nappa mi aveva detto che mi avrebbe portato fortuna. Putroppo non ho notato miglioramenti così, con la bottiglia in una mano e il nichelino nell'altra, getto la moneta gridando qualcosa come "fanculo la fortuna". Jack si trova d'accordo e quindi gli passo la bozza. Gio ancora non si vede. Finisce la festa e torniamo tutti in ostello. Prendiamo un autobus, uno di quelli che fanno il giro notturno, mi accomodo stravaccato sui sedili dietro. Lì vicino si siede anche la Elena e penso che, diavolo, è proprio bella e mi addormento. Mi sveglio che ancora siamo in bus ma siamo quasi arrivati, per fortuna.
Ora, invece, siamo a Potsdam: stiamo camminando per la strada principale del paese e mangiamo un kebab. A Jack non piace l'insalata così se lo prende solo con la carne. Lo stesso faccio io. Diavolo, è terribilmente piccante. Ricordo che è stato proprio a Berlino ch sono venuto a conoscenza dell'esistenza di questa pietanza e da allora non ho più potuto farne a meno. Comunque l'episodio è un altro. Insomma, stiamo camminando per questa via quando vediamo un'insegna: non so di che negozio di tratti ma l'insegna è piuttosto ingannevole. C'è una gigantesca mano dorata che è rivolta verso l'alto. Sembra quasi che stia dando una grossa palpata al fondoschiena della nostra amica. Così ridiamo e battezziamo quell'insegna come "La Mano Sacra". Lì vicino c'è anche un'altra insegna, a forma di pesce dorato e anche lui è il "Pesce Sacro", per motivi che non ho ben capito.
Un pomeriggio la Mirna chiede alle professoresse se io e Jack possiamo andare con lei. In pratica dovevamo farle da facchini: andare a casa sua, prendere le valigie e portarle da un'altra parte. In particolare da un suo amico che quella sera aveva invitato a cena tutta la classe. Quindi ci separiamo dal resto della banda lasciando il povero Gio in balia delle nostre compagne, se così si può dire. Così andiamo a casa della Nappa, preleviamo le valigie e ci dirigiamo verso la meta della sera. Sto suo amico abita davvero fuori dal centro e ci mettiamo un sacco di tempo per arrivare da lui, tra metro e autobus. Prima di passare a casa della Nappa però siamo andati, io e Jack, a vedere l'enorme Alexander Platz e siamo entrati in un negozio di dischi dove io ho comperato un cd dei Five (sì, lo so, una merda. Ma a quell'epoca andavano forte e io l'ho comperato in vista del festino che avevamo in programma in camera nostra l'ultima sera. Perché le ragazze gradivano i Five. Ma, ahimè, questo farà parte di un altro triste ricordo) mentre Jack un cd degli Slayer. Ricordo che nel booklet c'era un testo composto da qualche frase e alla fine una scritta recitava [noise]. Quindi siamo andati a questa festa da questo tipo. Le nostre care compagne avevano fatto in tempo a passare in ostello e farsi fighe per l'occasione, invece io e Jack siamo sudici ma non ci importa e prendiamo posto ad una tavolata. Mangiamo affamati le pietanze che ci vengono somministrate e beviamo una considerevole quantità di birra e vino. Alla fine della cena Jack, forse un po' alticcio non so, vede la nostra professoressa di tedesco parlare con un altro tizio mai visto prima ed esclama "ciò, trescon che nasse!" [toh, guarda! Una tresca che nasce!] e tutti ridiamo. Poi mi affaccio dentro la casa e trovo il padrone di casa che intrattiene le nostre compagne con qualche strumento, forse una chitarra, e tutti mangiano pasticcini, compresa la prof di inglese che ne ha uno in bocca e due in mano. Gio non so cosa stia facendo e lo cerco. Trovo però Jack, la Elena, la Chiara e la Veronica. Non so come abbia fatto, ma Jack ha in mano una bottiglia da qualche litro di vino e ci sediamo sui gradini che danno sul giardino. Non so come mai ma abbiamo entrambi un umore pessimo e frugando nelle tasche trovo un centesimo di marco che avevo trovato in terra quel pomeriggio. La Nappa mi aveva detto che mi avrebbe portato fortuna. Putroppo non ho notato miglioramenti così, con la bottiglia in una mano e il nichelino nell'altra, getto la moneta gridando qualcosa come "fanculo la fortuna". Jack si trova d'accordo e quindi gli passo la bozza. Gio ancora non si vede. Finisce la festa e torniamo tutti in ostello. Prendiamo un autobus, uno di quelli che fanno il giro notturno, mi accomodo stravaccato sui sedili dietro. Lì vicino si siede anche la Elena e penso che, diavolo, è proprio bella e mi addormento. Mi sveglio che ancora siamo in bus ma siamo quasi arrivati, per fortuna.
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sabato 12 maggio 2007
Un giro
«And nowadays things change
Everyone's ashamed of the youth cause the truth look, strange
And for me it's reversed
We left 'em a world that's cursed, and it - hurts»
Everyone's ashamed of the youth cause the truth look, strange
And for me it's reversed
We left 'em a world that's cursed, and it - hurts»
Tupac
Interrompo la narrazione delle interazioni fondamentali per raccontarvi di ieri.
Ancora a inizio settimana, ci siamo messi d'accordo con Gio e Jack di trovarci il venerdì nel tardo pomeriggio per il famoso spritz in quel famoso bar. Così ieri, dopo aver fatto la mia solita lezione di minibasket, sono corso in piazza a Mestre per l'appuntamento. Fortunatamente la scorsa settimana hanno aperto i sottopassi di via Castellana, quindi ci ho messo davvero poco ad arrivare: in meno di dieci minuti ho parcheggiato la macchina al parcheggio dell'ospedale in via Einaudi. A piedi ho raggiunto Piazza Ferretto, passando per Piazzale Candiani e, attraversata la Piazza, ho proseguito per la stretta Calle del Sale. Gli altri due personaggi, come al solito, mi hanno fatto aspettare circa cinque minuti ma poi sono arrivati. Il Bar Giacomuzzi è un locale carino: dispone di una piccola sala all'interno, di alcuni tavolini di fronte all'entrata e di una mini-piazzetta all'aperto adibita a reparto fumatori. Poiché le migliori ragazze sedevano lì, noi, anche se non fumatori, qui ci siamo accomodati. Dopo alcuni minuti arriva la cameriera e ordiniamo: due spritz all'Aperol, per me e Jack, e un succo alla pera per Gio (ma, dico, si può prendere un succo alla pera come aperitivo??). Al banco servivano una simpatica varietà di stuzzichini così io ne ho messi una quantità in un piattino di plastica e gli ho serviti agli amici. Jack ci ha raccontato della montagna, di Cortina, di un pic-nic con le formiche e altre cose, io e Gio abbiamo discusso circa i tempi di attesa per i libri da Amazon, la differenza tra comprarli nuovi e usati, la dubbia nazionalità di una delle cameriere e abbiamo ordinato un altro giro di spritz. E intanto il cielo si scuriva e nessuno aveva idea di cosa fare quella sera. Io ho proposto un club sandwich allo Stinger, Gio proponeva un polletto al Befed e Jack restava indifferente. Così, tra una chiacchera e l'altra, si sono fatte le nove e noi stavamo ancora lì a bere spritz. Dopo qualche discussione sul locale da scegliere per la cena, abbiamo optato per lo Stinger, visto che era da tanto che non ci andavamo. Jack era in motorino, così lui è andato a casa e noi, una volta recuperata la macchina all'ospedale, siamo andati da lui. Come al solito Jack ci ha fatti aspettare e io ho insegnato a Gio come mettere il contatore delle visite sul suo blog e gli ho dato alcuni suggerimenti circa gli argomenti su cui scrivere. Verso le nove e mezza finalmente Jack scende e siamo pronti per andare allo Stinger. Ancora una volta sfrutto abilmente i sottopassi nuovi e in men che non si dica siamo seduti, praticamente sulla strada, a discutere sul menu da scegliere. Gio dice che secondo lui il Club Sandwich non è molto più grande rispetto alle altre parti, mentre io e Jack insistiamo col dire che per mangiarne uno intero bisogna digiunare la sera prima. Lui non ci crede, così ne ordina uno intero allo speck, io ne prendo uno mini alla porchetta e Jack un bel panino con porchetta e funghi. E così, come al solito ogni volta che ci troviamo noi tre, vengono fuori le solite storie a proposito del liceo: ma quante tipe c'erano?, ma ti ricordi quella volta a Berlino...?, e quella volta a Parigi...?, e quella volta ad Ascoli Piceno...?, e quella volta a Feltre...?, e quella volta l'ultimo giorno di scuola con la telecamera...?, insomma, le solite cose. Così io me ne vengo fuori con una nuova regola da applicare senza minimi termini; essa è più o meno questa:
Ancora a inizio settimana, ci siamo messi d'accordo con Gio e Jack di trovarci il venerdì nel tardo pomeriggio per il famoso spritz in quel famoso bar. Così ieri, dopo aver fatto la mia solita lezione di minibasket, sono corso in piazza a Mestre per l'appuntamento. Fortunatamente la scorsa settimana hanno aperto i sottopassi di via Castellana, quindi ci ho messo davvero poco ad arrivare: in meno di dieci minuti ho parcheggiato la macchina al parcheggio dell'ospedale in via Einaudi. A piedi ho raggiunto Piazza Ferretto, passando per Piazzale Candiani e, attraversata la Piazza, ho proseguito per la stretta Calle del Sale. Gli altri due personaggi, come al solito, mi hanno fatto aspettare circa cinque minuti ma poi sono arrivati. Il Bar Giacomuzzi è un locale carino: dispone di una piccola sala all'interno, di alcuni tavolini di fronte all'entrata e di una mini-piazzetta all'aperto adibita a reparto fumatori. Poiché le migliori ragazze sedevano lì, noi, anche se non fumatori, qui ci siamo accomodati. Dopo alcuni minuti arriva la cameriera e ordiniamo: due spritz all'Aperol, per me e Jack, e un succo alla pera per Gio (ma, dico, si può prendere un succo alla pera come aperitivo??). Al banco servivano una simpatica varietà di stuzzichini così io ne ho messi una quantità in un piattino di plastica e gli ho serviti agli amici. Jack ci ha raccontato della montagna, di Cortina, di un pic-nic con le formiche e altre cose, io e Gio abbiamo discusso circa i tempi di attesa per i libri da Amazon, la differenza tra comprarli nuovi e usati, la dubbia nazionalità di una delle cameriere e abbiamo ordinato un altro giro di spritz. E intanto il cielo si scuriva e nessuno aveva idea di cosa fare quella sera. Io ho proposto un club sandwich allo Stinger, Gio proponeva un polletto al Befed e Jack restava indifferente. Così, tra una chiacchera e l'altra, si sono fatte le nove e noi stavamo ancora lì a bere spritz. Dopo qualche discussione sul locale da scegliere per la cena, abbiamo optato per lo Stinger, visto che era da tanto che non ci andavamo. Jack era in motorino, così lui è andato a casa e noi, una volta recuperata la macchina all'ospedale, siamo andati da lui. Come al solito Jack ci ha fatti aspettare e io ho insegnato a Gio come mettere il contatore delle visite sul suo blog e gli ho dato alcuni suggerimenti circa gli argomenti su cui scrivere. Verso le nove e mezza finalmente Jack scende e siamo pronti per andare allo Stinger. Ancora una volta sfrutto abilmente i sottopassi nuovi e in men che non si dica siamo seduti, praticamente sulla strada, a discutere sul menu da scegliere. Gio dice che secondo lui il Club Sandwich non è molto più grande rispetto alle altre parti, mentre io e Jack insistiamo col dire che per mangiarne uno intero bisogna digiunare la sera prima. Lui non ci crede, così ne ordina uno intero allo speck, io ne prendo uno mini alla porchetta e Jack un bel panino con porchetta e funghi. E così, come al solito ogni volta che ci troviamo noi tre, vengono fuori le solite storie a proposito del liceo: ma quante tipe c'erano?, ma ti ricordi quella volta a Berlino...?, e quella volta a Parigi...?, e quella volta ad Ascoli Piceno...?, e quella volta a Feltre...?, e quella volta l'ultimo giorno di scuola con la telecamera...?, insomma, le solite cose. Così io me ne vengo fuori con una nuova regola da applicare senza minimi termini; essa è più o meno questa:
Quando conosci una tipa per più di dieci anni, lei deve dartela "in amicizia".
Penso sia una buona regola. E poi Gio tira fuori ancora la storia di sto tipo che stava in 5 PA, un amico di un certo Squalo, o forse Squaletto, che probabilmente si chiama Alessandro, anche se Jack sostiene che si chiama Alessio, e dicono che era simpatico e un gran amicone di Squalo, ma allora chi diavolo è?, chiedo, e così giù risate che a momenti ci va per traverso la porchetta e lo speck. Insomma, ridendo e scherzando si fanno le undici e mezza e così ci alziamo, paghiamo e ci mettiamo in macchina, per un destinazione al solito sconosciuta. Così, alla prima rotonda, si pone nuovamente la domanda: da che parte? Decido di svoltare in destra, per Mestre, tanto ormai che abbiamo fatto trenta facciamo anche trentuno. Noto però che prima del nuovo sottopasso, in destra, c'è una strada che non avevo mai visto: per forza, l'hanno fatta assieme al sottopasso e serve per chi doveva andare a Zelarino ma ha sbagliato strada e ha seguito per Mestre, così sta strada in pratica fa il giro del sottopasso. In tal maniera siamo ripassati davanti allo Stinger, abbiamo fatto la rotonda, e abbiamo proseguito sempre per Mestre. Ma, un momento: anche al di là del sottopasso c'è una strada: faccio la rotonda e cerco la strada che invece è chiusa. Così ci tocca rifare il sottopasso, passare davanti allo Stinger, e fare ancora la rotonda. Jack sul sedile dietro non ce la fa più dalle risate e mi invita a suonare il clacson in prossimità del bar. Io, ovviamente, non mi tiro indietro e lo suono: la gente ci sta guardando, è la terza volta che passiamo per di là. Jack, come al suo solito, mi fa "manco uomo se giri a destra per la strada di prima!". Manco uomo: da queste parti è una cosa che se ti dicono devi assolutamente fare, altrimenti è meglio che ti scavi una buca per terra. Così giro nuovamente in destra, e stiamo ridendo come matti, io a momenti non vedo neanche la strada dalle lacrime agli occhi e Jack tra le risate balbetta qualcosa come "suona...suona..". Colgo l'occasione e suono nuovamente, un paio di volte, il clacson della mia Peugeot. Jack, dietro, si è nascosto sotto il sedile, Gio fa l'indifferente ma sento che sta ridendo e io do' delle forti pacche sul volante oscillando pericolosamente la testa. Dopo qualche altra peripezia giungiamo in via Mestrina dove parcheggio, proprio di fronte alla Galleria del Teatro Vecchio. Ci facciamo due passi e io esprimo la brillante idea di trovare un posto per andare in bagno, all'aperto ovviamente. E' incredibile: va bene che è da tanto che io non andavo in Piazza, ma nei dintorni non c'è un posto dove uno possa andare a far pipì. Tutto illuminato, gente dappertutto e io non ce la faccio più. Proviamo dietro a Piazzale Candiani, niente. Nelle calli dietro la Piazza, niente. Dietro la Torre, niente. Così Jack propone di andare dalle parti del Sirio, che è un hotel proprio di fronte al parcheggio dell'ospedale dove avevo parcheggiato quel pomeriggio. Inevitabilmente in quel parcheggio non c'è anima viva, così libero le acque. Che ben. Dopo la tappa ristoratrice, proseguiamo per via Circonvallazione e sul ponte Jack dice di aver visto una pantegana; io sostengo che probabilmente è una nutria, come quelle che ci sono vicino al mio dipartimento, ma Gio non ne ha mai vista una così gli spiego sommariamente come è fatta una nutria. A questo punto proseguiamo e svoltiamo, subito dopo l'entrata dell'ospedale, in via Antonio da Mestre. Raggiungiamo così la Piazza, passando nuovamente per Piazzale Candiani. E' mezzanotte e mezza: io sto crepando di sonno e di mal di gambe così decidiamo di guadagnare la macchina e tornarcene a casa. Una volta in macchina Giò propone di fare un salto alla nostra vecchia scuola, il Liceo Stefanini in via del Miglio. Arriviamo lì e nel parcheggietto prima dell'entrata c'è una macchina con due piccioncini che volevano stare da soli ma si sono ritrovati con i fari puntati contro. Jack dice che se la sono fatta addosso perché pensavano che fossimo la polizia. Bene. Percorro via Bissuola per un centinaio di metri, svolto in via Casona e Gio dice che sono passati già sei anni dalla quinta e più di dieci dalla prima superiore. E' tanto tempo ma sembra ieri che giravamo per queste strade, dice Jack. Io non posso che essere d'accordo. Così, in un clima di tristezza generale, riaccompagno a casa Jack e poi Gio che, fermi al passaggio a livello di via Trento mi dice: ma non ti sembra che il tempo passi troppo in fretta? Sì, rispondo.
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In foto: il giro che abbiamo fatto ieri dove sono indicati i posti salienti. Per gentile concessione di Google Earth.
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In foto: il giro che abbiamo fatto ieri dove sono indicati i posti salienti. Per gentile concessione di Google Earth.
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