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venerdì 2 novembre 2007

Serata a Trieste, Pt. I

Probabilmente quanto racconterò lo leggerete da qualche altra parte, ad esempio nel blog di Fili o in quello di Ema o di Sushi. Insomma, avrete capito che abbiamo fatto qualcosa assieme. Ebbene, se volete sapere di cosa si tratta farete bene a leggere qua. Altrimenti fate a meno; come al solito, fate come volete. Vi anticipo che, essendoci molte cose da raccontare, sarà un posto molto lungo. Per questo lo divido in più parti.
Tutto comincia sabato sera quando Uzio mi dice "Mi raccomando, tieniti libero per mercoledì 31. Sicuramente faremo qualcosa." E dopo questo ordine irrevocabile non avrei potuto fare altro che soddisfare le richieste di Uzio. In quell'occasione dico che non sarebbe male andare a Trieste da Filippo, sempre che non torni a casa, altrimenti dovremo cercare qualcosa negli ormai abituali locali patavini. Per nostra fortuna Filippo dice che resterà a Trieste e avrà la casa libera, quindi ci invita a passare la notte da lui. Perfetto, era proprio quello che ci voleva. In men che non si dica avverto Uzio il quale mi risponde che bisognerà avvertire gli altri, sentire chi viene, organizzarci per bene e altre cose così. Sembra che dobbiamo andare a scalare l'Everest, quando la faccenda invece è molto semplice: prendere un qualsiasi treno diretto a Trieste e portarsi le lenzuola per dormire. Già da qui si capisce che Uzio creerà problemi. Infatti, alla fine della giornata e dopo qualche euro speso in messaggi da Ema e Sushi, non viene. Uzio, non sai che seratona ti sei perso. Quindi ecco il resoconto delle 20 ore passate in terra friulana.
Il treno per Trieste parte da Mestre alle 18.22 con arrivo previsto per le 20.13. Io sono già a Mestre e aspetto al binario 2 Ema e Tomix che arrivano da Padova. Quel pomeriggio compro una bozza di Dolcetto d'Alba, sicuro che anche Tomix avrà qualcosa; per il viaggio in treno Ema propone di "bere qualcosa", così il buon Sushi non porta una sola bozza di vino ma ben due. Insomma, ci troviamo al binario, compriamo un pacchetto di TUC e di Pringles, saliamo sul treno spingendo per trovare tre posti vicini e raggiungiamo felici il nostro obiettivo. Il treno si mette in movimento e, verso San Donà di Piave, miracolosamente si svuota. Occupiamo una posizione più comoda e apriamo la bozza di Refosco: Sushi dice che è pessimo, Ema è indifferente e io pure. Così passano veloci le stazioni di San Stino di Livenza (che Ema capisce "Astino di Vig Genza"), Portogruaro e altre che non ricordo. Il vino va giù abbastanza bene e finiscono le Pringles e i TUC. Ore 20.13 scendiamo a Trieste, dove ci accoglie Filippo che dice che siamo degli stronzi perché abbiamo bevuto senza di lui. Ema si innamora subito della stazione triestina, dicendo le parole "altro che Padova", nonostante sia profondamente innamorato della città veneta. C'è una debole brezza: Ema sostiene che questa bora non è per niente uguale a quella che fanno vedere in tv. Filippo dice "questa non è bora, vedrai", o qualcosa di simile. Comunque, saliamo su un autobus ed Ema timbra i biglietti che gli aveva dato la Sabrina quella mattina (sì Sabri, li abbiamo usati anche se Ema aveva detto che non ci sarebbero mai serviti... :-)). Scendiamo dopo poco per andare in un supermarket: compriamo altre tre bottiglie di vino che, aggiunte alle due che abbiamo in borsa, fanno un totale di 5 bozze in quattro persone. Sarà una serata impegnativa, penso. "Vedrai che non basteranno", dice Sushi. Qualche minuto dopo siamo nella dimora di Filippo, dove riconosco subito il cartello stradale "Pedoni dall'altro lato" e il famoso bersaglio per le freccette.
Sono circa le 21 e Sushi, da bravo cuoco, si appresta a cucinarci una buona pasta. Si inventa un sugo con funghi, pomodoro, Philadelphia, cipolle e quant'altro. Alla fine la pasta è molto buona ma c'è un problema: la cucina è talmente sporca che sembra che sia passata un'orda di barbari affamati. Sushi, diavolo, devi fare più attenzione. Ci mettiamo a tavola e comincia la danza delle bottiglie: fuori una, fuori l'altra: la pasta è finita e abbiamo ancora due bozze da finire, più un'altra che porteremo fuori quando usciremo. Ema propone di mangiare del pane e così facciamo, scolandoci anche le altre due bottiglie rimaste. Ovviamente, dopo questa quantità di vino in corpo, si inizia con i discorsi di fisica, cosmologia sfociando ovviamente in metafisica e filosofia. Non li riporterò, sicuro che lo farà qualcun altro al mio posto.
Comunque sia, verso mezzanotte e mezza decidiamo che possiamo uscire. Filippo ci guida alla scoperta di Trieste così passiamo per dei posti veramente belli. Beh, vista l'occasione, mi sembra opportuno fare qualche figura di cacca con qualche ragazza di passaggio: ne fermo un paio e in inglese, pessimo, chiedo dove sia il Molo Audace. Non ottenendo nessuna risposta propongo a Sushi di fare altrettanto. Non si sa come, il Nostro ferma un gruppo di tre tizie abbastanza carine chiedendo, sempre in inglese, dov'è il Molo. Filippo fa finta di non capire e loro sembrano volerci dare una mano e addirittura, forse, accompagnarci, quando quel caprone di Sushi dice "comunque potevate dire anche 'in fondo a sinistra' che facevate prima". Morale della favola: le tipe si allontanano mandandoci a quel paese e noi, di risposta, insultiamo Sushi che si difende con il suo solito "eh, frega un cazzo".
Comunque, dopo poco raggiungiamo il ponte dove c'è la statua di Joyce, dove scattiamo alcune foto che non si possono mostrare. Ci fermano dei tipi in una Golf GTI chiedendoci dove si trova il CiboMatto: Filippo gli spiega sommariamente dove sia e questi sembrano avere capito, tanto da fare una retromarcia ai limiti della illegalità. Ema dice che vuole una birra e si discute circa cinque minuti sul da farsi quando, d'un tratto, si ripresentano sti tizi con la Golf GTI e bestemmiando dicono che quel posto è chiuso o qualcos'altro che non capisco. Io guardo la tipa seduta di fianco al guidatore che sembra annoiata e anche molto carina. Ema subito stabilisce un feeling con questi qui, rievocando i bei tempi passati con Benito e altre cose simili. Si stringono la mano, dimostrandosi veri amici da chissà quanto tempo. Filippo cerca di convincerli ad andare da qualche altra parte, dice che ci sono pochi locali in centro a Trieste. Sushi propone il "Zel'dovich", ma non sembra riscuotere un grande successo tra i ragazzi della Golf GTI. Così finalmente se ne vanno sgommando e accelerando e lasciando sull'asfalto una bella "virgola nera". Evidentemente a loro glieli regalano i copertoni.
Ema continua a dire che senza birra non si va da nessuna parte così accettiamo un compromesso: beviamo una birra in piedi e poi via di corsa. Entriamo in un locale quasi vuoto dove delle tipe, evidentemente ubriache, stanno ballando canzoni abbastanza brutte. Ordiniamo da bere: due grappe per Fili e Sushi, un Montenegro per me e una birra per Ema. Dopo una bella "sciata", io e Fili ci precipitiamo dalle tipe e cominciamo ad agitarci senza seguire il ritmo della musica. Una tipa si avvicina a Fili e si alza la maglia mostrando il reggipetto e il Nostro non perde tempo, andando ad impattare con il petto della tizia. In men che non si dica arriva il suo ragazzo o comunque un tipo mai visto chiedendo spiegazioni: non so cosa gli risponde Filippo ma suggerisco ugualmente agli altri di andarcene. E così facciamo, salutando amabilmente le tizie ubriache che stanno ancora agitandosi.

In foto: Ema, Filippo e Sushi appena usciti da casa.

Serata a Trieste, Pt. II


Finalmente raggiungiamo il Molo e voglio scattare qualche fotografia celebrativa. Dannazione: la batteria si scarica lasciandomi senza foto. Diavolo, avrei dovuto ricaricarla. Pazienza, comunque: la vista dal Molo della città è davvero molto bella. Filippo ci spiega l'origine del nome "Molo Audace" ed elenca i palazzi che si vedono da lì. "Quella è Piazza Unità" dice indicando una piazza che a vederla sembra molto piccola. E invece è molto grande e anche molto bella, come notiamo poco dopo quando ci andiamo. "Questa è una delle piazze più belle che abbia mai visto" dico. "Assomiglia a Plaza Major di Madrid ma con un lato in meno e bianca". Diavolo, è davvero bella. Nel frattempo il vento si è alzato ed Ema comincia a brontolare, come è il suo solito.
"Dai, saliamo, andiamo a San Giusto" dice Filippo. Ci troviamo tutti d'accordo, a parte Ema che adesso ha da ridire anche sulle scale e sul fatto che dobbiamo salirle. Dopo poco siamo su: nel parcheggio antistante la chiesa romanica ci sono alcune tipe che ballano con la musica distorta delle casse dell'autoradio e dei tipi che ronzano attorno. Filippo vuole assolutamente spiegarci la storia della chiesa, così lo ascoltiamo facendo finta di essere turisti (o studenti) inglesi. Ci avviciniamo alle tipe, sempre parlando in inglese, ma queste se ne vanno subito. Restano i tipi che abbassano il finestrino e dicono "tanto non ve la danno". Noi facciamo finta di non capire perché siamo inglesi. E così instauriamo una discussione di circa un'ora e mezza con questi due. Immaginatevi la scena: quattro italiani, alquanto bevuti, che parlano in inglese con altri due italiani alquanto bevuti anche loro. Sushi e Fili si spacciano per abitanti di Liverpool, mentre Ema mi tira in mezzo dicendo che io e lui siamo portoghesi, anche se non conosciamo una sola parola di portoghese. Scopriamo che si chiamano Fabio e Stefano. I discorsi spaziano dalla geografia italiana alla grammatica italiana, passando per le tipe fino ad arrivare a Piazza Unità. Questi i dialoghi più significativi (cioè quelli che mi ricordo molto vagamente).

Stefano: "Naples is not Italy."
MykDee: "It sounds strange because I've studied that Italy is all the peninsula."
Stefano: "No. Naples is not Italy."

Stefano a Fabio [in dialetto triestino ma io lo riporto in italiano]: "Ma come si dice 'invece'?"
Sushi: "Instead!"

Fabio [mentre usava il verbo 'understand' come 'non capire'] a Ema: "The contrary of understand?"
Ema: "Understand!"

Insomma, dopo un'ora e mezza di discussione in inglese, durante la quale noi correggevamo loro sui vocaboli da usare e loro ci "insegnavano" le parolacce, ci diamo appuntamento di lì a 15 minuti in Piazza Unità. Durante il tragitto ripensiamo all'accaduto e ci sembra davvero ridicolo che sia accaduto davvero. Ridiamo come matti rievocando gli episodi salienti della chiaccherata e non vediamo l'ora di ritrovali così si ride ancora. Passano alcuni minuti e non si vede nessuno: sono le tre e Sushi e Filippo spariscono. Io ed Ema abbiamo una discreta fame così ci addentriamo nei vicoli dietro la piazza non trovando quello che cerchiamo. Torniamo in "Unity Place" dove arriva Sushi annuncandoci che hanno trovato Stefano e Fabio: questi vengono verso di noi e Stefano mostra le mani sporche di nero dicendo "Sorry, we have some problems with the car". "Don't worry", rispondo. "15 minutes" ci dicono, allontanadosi. Ne aspettiamo 20 e forse di più ma non si fanno vedere. Sono le 4 passate e il freddo è abbastanza insistente, come del resto la fame. Peccato però, ci sarebbe piaciuto parlare ancora con loro: bravi ragazzi, davvero, anche se un po' impacciati e di una comicità unica. Fabio ha detto ad Ema che studia a Padova: io spero davvero di reincontrarlo perché è molto simpatico. Ripensandoci, in effetti credo che avremmo dovuto dirglielo che eravamo italiani. Però, avrebbero potuto incazzarsi perché sicuramente avrebbero pensato che li stessimo prendendo in giro. Ma per quanto mi riguarda non è così, e spero di rivederlo.
Comunque, verso le 4 e mezza siamo a casa e la fame ci fa mettere su una spaghettata: Sushi si mette ai fornelli e sforna un sugo con tonno, panna, pomodoro e, ovviamente, cipolle. Mangiamo di gusto anche se io non riesco a finire tutto il piatto e ne dò un po' a Fili e ad Ema. Alle cinque e mezza circa finalmente ci corichiamo: Sushi e Fili in una camera, io e Ema nell'altra. La sveglia suona alle 13.30, anche se Ema è già sveglio dalle 12: si è guardato il tg e Studio Sport con i risultati delle partite. Dopo un po' svegliamo anche Fili e Sushi che sono però già svegli. Ci mettiamo di buona lena per pulire la cucina, davvero inguardabile. Ma dopo mezzoretta ha già ripreso il suo aspetto normale. Alle tre usciamo e la giornata è davvero bella. Abbiamo fame e troviamo quello che fa per noi in una rosticceria dove fanno anche panini: uno alla prochetta, uno con la cotoletta e due alla verdure. Mangiamo strada facendo e ripercorriamo le vie della sera prima: da dove Sushi ha fermato e lasciato andare le tizie fino al Molo. A differenza della notte, adesso c'è molta gente: ci sono famiglie che passeggiano, bambini corrono su e giù, gruppetti di ragazze, gruppetti di ragazzi, gente sola "seduta sulle panchine del porto" che guarda là, dove partono le navi e va a morire il Sole. E poi ci siamo noi. Ema dice che ci vuole un bel caffè e Filippo ci porta al Tommaseo dove prendiamo un caffè per la modica cifra di 2.60 euro. Usciti dal caffè, prendiamo un bus che ci porta in stazione. Il treno parte alle 16.47 e ci dirigiamo al binario dove, malinconicamente, salutiamo e ringraziamo Filippo per l'ospitalità.
Il treno si muove; Sushi ed Ema cominciano con un discorso sul Piano Fondamentale che non ascolto. Guardo piuttosto fuori dal finestrino: il mare al tramonto, la luce rossa del tramonto, Trieste là in fondo. E mi addormento.

In foto: il lungomare verso Piazza Unità in una delle ultime foto prima che mi si spegnesse la macchina fotografica.
PS. Altre foto le potete trovare al solito indirizzo di Flickr, anche se ovviamente sono solo le prime che ho fatto in tempo a scattare.
PS 2. Ovviamente confido in una descrizione più precisa della serata da parte di qualcuno dei partecipanti.

martedì 29 maggio 2007

Cinque modi per passare inosservati in macelleria

Orbene, ieri l'altro avevo una tremenda voglia di mangiare un panino al prosciutto crudo. Apro la credenza e becco un tozzo di pane quasi fresco e mi precipito davanti al frigorifero per il crudo. Con mia sorpresa noto che non ce n'è: c'è solo qualche fetta di cotto, un paio di etti di formaggio di vario genere, vasetti mezzi vuoti di maionese, ketchup e senape, e tante altre cose che si trovano normalmente nei frighi di quasi tutti. Il prosciutto crudo tuttavia non c'è. Siccome non resisto, decido di andare in macelleria per comprarne un paio di chili. La macellerie dista sì e no trecento metri da casa mia, così vado a piedi. Dopo aver attraversato il parco incontro un vecchio, abbastanza decrepito poverino, che con una fatica inaudita alza la mano quasi come voglia fermarmi.
- Ascolta bel giovine - comincia. - Devi fare una cosa per me.
- Va bene - rispondo. - Ma dipende: di cosa si tratta? - chiedo incuriosito.
- Devi trovare almeno cinque modi per passare inosservato in macelleria. Tanto stai andando là, vero?
- Sì - dico. - E lei come faceva a saperlo? - domando.
- Lascia stare, vecchio. Io so tutto.
- Ma perché dovrei fare questa cosa?
- Tu falla e basta. Non fare domande.
E detto questo se ne va zoppicando. Le parole di quel vecchio ora mi frullano in testa e non ho neanche più fame. Potrei anche ritornarmene a casa, penso. Però il vecchio ha detto di fare questa cosa. Ma non mi ha detto "manco uomo", quindi non sono obbligato. Sorrido, ritenendomi terribilmente scaltro. Tuttavia nel mentre faccio queste considerazioni, raggiungo inconsapevolmente la macelleria. Beh, dato che ci sono...
I modo per passare inosservato in macelleria: devo stare attento a non farmi vedere, o meglio, a non farmi notare. Tutto dipende da come entro in macelleria. Una volta dentro sarà un gioco da ragazzi. Sto un po' fuori e guardo, da dietro una colonna, come la gente entra ed esce dal negozio. C'è chi ha delle borse enormi contenenti la spesa, c'è chi spende cifre enormi, chi entrando dice "salve!", chi invece urla "chi è l'ultimo?", chi non dice niente e prende il biglietto per la fila, e chi non dice niente ma sbatte la porta e tutti si girano a guardare chi è quel pirla che ha sbattuto la porta. Penso che quest'ultimo metodo sia da escludere. Decido di aspettare la vecchia con la più grande borsa della spesa che ci sia. Dopo alcuni minuti di attesa arriva colei che fa per me: una signora di circa 97 anni, tutta china con il naso che a momenti tocca terra, che regge molto precariamente nella mano destra una borsa di plastica dell'Auchan, mentre con l'altra traina un carrello (non quelli del supermercato: il carrello che dico io è una borsa con le ruote) e alle sue spalle c'è un curioso giovane che si sporge fin sulla nuca della vecchia e gesticola e borbotta freneticamente cose incomprensibili. Con una mossa da giaguaro faccio un salto e mi infilo svelto proprio nella borsa-con-le-ruote: sento che la signora 97enne fatica un pochettino con il traino e per questo la esorto simbolicamante. Sento una porta aprirsi, il carrello sobbalza, e la porta si richiude: sono dentro.
II metodo per passare inosservati in macelleria: il problema a questo punto si pone nell'usicre dal carrello della vecchia. Potrei starmene qui fino a che la vecchia non esce e così nessuno mi avrà notato. Tuttavia devo anche comprare il crudo, e non sono sicuro che la vacchia voglia comprare il crudo. Devo trovare assolutamente un modo per uscire. Resto un attimo in ascolto: a quanto pare, nella macelleria siamo rimasti io, la vecchia e il macellaio. Sento la vecchia parlare al macellaio.
- Lello - dice. - Dammi un etto e mezzo di cotto. Quello che costa meno.
- Viene un etto e sette. Lascio o tolgo? - chiede.
- Cazzo - dice la vecchia. - Ormai lascia!
Ma certo! Ho capito chi è il macellaio! Ma è Lello! Tutto risolto allora: mi metto le mani giute sulla bocca a mo' di amplificatore e urlo:
- Lelloh, sei belloh!
A causa delle svariate pareti, le onde sonore provenienti dalla mia bocca vengono riflesse una quantità di volte e fortunatamente sembrano provenire dal retro della bottega. Così, sia la vecchia sia Lello corrono sul retro e io ho tutto il tempo per uscire dal carrello.
III metodo per passare inosservati in macelleria: dopo qualche minuto Lello e la vecchia tornano. Io decido di nascondermi nella cella frigorifera, naturalmente indossando la giacca a vento di Lello che ha lasciato sull'attaccapanni dietro alla cassa. Cerco di origliare dalla porta: la vecchia sta concludendo il suo acquisto e sono entrate altre due signore. Dalla voce non sembrano vecchie. Lello le saluta e prende l'ordinazione. Questa qui sento che gli chiede un mezzo chilo di filetto. Lello risponde che deve andare in cella a vedere se glien'è rimasto qualcuno. Merda, penso. Sta venendo qui. Devo trover un modo per non farmi beccare. Nella cella ci sono alcune carcasse di vacca appese al soffitto. Proprio quando Lello apre la porta, io faccio una gimkana tra i cadaveri e riesco a sgattaiolare fuori della cella. Cerco di non farmi vedere dalle due donne e striscio sotto il bancone. Lello esce sconsolato e aprendo le braccia dice:
- Mi dispiace, l'ho finito.
IV metodo per passare inosservati in macelleria: la signora del filetto se ne va sconsolata, mentre quella che rimane chiede a Lello due etti di crudo. Non ci posso credere: due etti di crudo. Sfortunatamente la mia pancia comincia a brontolare dalla fame e penso che sia meglio sbrigarmi altrimenti qui mi sgamano. Con un'abile mossa, striscio fin dall'altra parte del bancone e aspetto. Finalmente la signora finisce di comprare affettati ed esce dal negozio. Lello si rifugia nel retro bottega dove sta guardando una partita della Juve in differita. Io esco dal bancone.
V metodo per passare inosservati in macelleria: Lello è ancora nel retro. Sento che bestemmia piuttosto vigorosamente. Probabilmente la Juve avrà preso qualche goal da qualche scarsa squadra di serie B. Mi precipito dietro al bancone, prendo la forma di crudo, ne taglio alcune fette, le peso, il prezzo indicato è di 3 euro, apro il portafogli, estraggo una banconota da 5 e la metto sulla cassa di Lello. Incarto alla buona il pacco e mi precipito all'uscita. In quel momento apre la porta Chicco: lo saluto con un cenno del capo e lui mi riponde essenzialmente con lo stesso gesto. Chiudo la porta dietro di me e rido felice. Ho con me due etti scarsi di crudo e nessuno mi ha visto, tranne Chicco. Ma ovviamente non si ricorderà di me.



Dedicato a Sushi John.

lunedì 14 maggio 2007

Un altro post (molto corto rispetto agli altri)

Adesso scriverò un post molto corto. Talmente corto che quasi è più lungo il titolo. Bella Ugo. Oppure Ugo Bella, dipende dai gusti e dal cognome.
Vi segnalo, carissimi amici nonché affezionati lettori, che finalmente il buon Jack ha deciso di aprire un blog. Era ora Jack! Ne avrai di cose da dire! Hip-hip hurrà per Jack!
Bene, adesso, se proprio lo volevate sapere, sono in aula informatica del Deep, con Uzzio, sua morosa e la Elena che stanno parlando di cose poco interessanti. Escluso Uzzio, ovviamente. D'altronde è fin troppo noto che le donne pensano e parlano di cose poco interessanti. In postazione laureandi c'è quella sagoma di Sushi John che alle tre mi ha detto "Ehi Dee, tu stai qui? Vado un attimo a parlare con un tizio". Sì, come no: alle cinque e dieci è arrivato un tizio che ci ha fatto sgombrare l'aula e il buon Tomix ancora non c'era. Chissà dov'è, si chiedeva qualcuno. "Io lo so!" rispondo. E secondo voi dove poteva essere? Ovvio: di fronte ad un computer. E poi ste quattro tizie che si credono fighe occupano le aule per mettersi a studiare e invece di studiare cazzeggiano e non usano la lavagna e io che devo assolutamente usare la lavagna non posso farlo perché ci sono queste qui e allora mi incazzo e penso che devo comprarmi una lavagna. Ve l'avevo mai detto?

giovedì 3 maggio 2007

Help

Tra un articolo di Guth e uno di Sakharov, stavo guardando la tastiera del PC in controluce. E' interessante notare che i tasti più consumati sono: backspace, "a", "e", "r", "o", del, Ctrl (quello di sinistra), "i", "t", shift (sempre di sinistra), "." e ",". Questo vuol dire, quindi, che tali tasti sono quelli che uso di più. Forte.
Tuttavia ho notato anche un'altra cosa, questa volta meno forte: è da un po' di tempo che la mia scheda video ATI 9200 fa le bizze. Prima mi appare la classica BSOD dicendo che il file ati2dvag.dll ha causato un problema e Windows per questo verrà chiuso eccetera. Poi, ancora più meno forte (!), lo schermo si riempie di righe e puntini e resta così senza far niente, nemmeno la BSOD. Ho reinstallato i drivers originali da CD e sembra che non faccia più le bizze. Poco fa' ho installato quelli aggiornati dal sito della ATI, e vediamo cosa succede.
In più il Mulo non va' più un cazzo e questa cosa mi riempie di rabbia. Ho provato a fare come mi ha suggerito Sushi, ma non ha funzionato. Chiedo pertanto aiuto a Sushi e a chi ne sa qualcosa di più di me: tutto questo è frustrante.

lunedì 30 aprile 2007

Fatti

Siccome è da una settimana che non scrivo su questo splendido blog, la gran parte di voi si sarà sicuramente chiesto cosa io abbia combinato in questi giorni. Ebbene, li riassumo nel seguente elenco.
- Martedì: sono rimasto a casa a studiare. Tormento interiore per scegliere l'argomento della tesina per il corso Fisica della Gravitazione. Sono andato a Martellago per la canonica ora e mezza di ripetizioni ai bocciasse di seconda superiore. Ho tenuto una breve lezione sulle equazioni di primo grado e ho focalizzato l'attenzione sul simbolo "=".
- Mercoledì: era festa, una bella giornata. Il Sole mi ha schiarito le idee: il titolo della mia tesina sarà "Transizioni di fase cosmologiche e inflazione". Quindi ho cominciato con la stesura del manoscritto. Arrivato a pagina 6, mi chiama Gio e mi invita a prendere uno spritz in Piazza. Purtroppo il bar che avevamo scelto era chiuso e siamo andati al solito. Ho raggiunto i miei in pizzeria da mio zio e ho mangiato una pizza con la porchetta.
- Giovedì: sono andato a lezione e sono arrivato in ritardo. Chicco ha detto 140 "essentially" in un'ora e venti. Con Ema e Sushi siamo andati in mensa e poi in aula informatica, poi abbiamo ordinato un paio di libri da Amazon.com, poi ho continuato la mia tesina, e alle sette e mezza ho preso il treno e sono tornato a casa.
- Venerdì: sono rimasto a casa per la stesura del manoscritto. Al pomeriggio sono andato ad allenare i bambini a minibasket ed è venuto Stefano che ha fatto lezione da solo, così io sono andato fin là per niente. La sera, svaccata, non avevo voglia di far nulla e mi sono guardato un film.
- Sabato: la mattina ho continuato la tesina, e il pomeriggio siamo andati a giocare in trasferta a Favaro Veneto. Abbiamo perso miserabilmente. Sushi mi invita a Padova, dice di sentire Uzzio per dettagli, Uzzio non ne sa nulla, lo dico a Sushi, lui dice "pacco al 98%", io rispondo "sì, pacco completo".
- Domenica: la mattina porto in soffitta qualche scattolone, continuo la tesina. Idem per il pomeriggio. Alle cinque Gio mi chiama: "andiamo al cine sta sera?". "Fatta", rispondo. Alle nove e mezza sono da lui e alle dieci siamo seduti in sala 4 per l'imperdibile Epic Movie. Stronzata. Ore mezzanotte e un quarto arrivo a casa e vado a letto.
- Oggi: mi sono svegliato alle nove e alle nove e mezza mi sono messo al PC per la solita tesina. Me la sto sognando anche di notte, a momenti. Sono arrivato a pagina venti e mi manca il capitolo sull'inflazione. Spero di finirla entro questa settimana. E intanto aspetto che Ema scriva quel post sull'Equivalenza.

venerdì 20 aprile 2007

Imparare o giocare

Oggi ho imparato che è meglio non fare il grafico di quello che si è imparato. Cioè, non l'ho proprio imparato: me l'ha detto Sushi in un commento al post precedente. Saggia cosa, questa. Detto questo, adesso mi rimetterò a giochicchiare con Need. Certo, potrei vedere quella cosa sulla rinormalizzazione, oppure sul principio di equivalenza e le simmetrie di gauge, ma penso che farò una partitina a quel gioco. Anche perché sta sera non si esce, quindi non mi resta altro da fare che quello che ho appena detto. Ovviamente non giocherò tantissimo quindi più tardi non è da escludere che faccia una delle cose sopra elencate.

lunedì 16 aprile 2007

Clap Clap

Signori fate un applauso a Sushi: ha praticamente finito gli esami.